Fattori che possono influire (non poco) nella realizzazione di un quilt

Nei commenti allo scorso post, ci sono quello di Lucy che sottolinea la solidarietà della mia famiglia (cane compreso) come supporto al processo creativo di un quilt, e quello di Manuela che vede “rinascere” un progetto nel momento in cui viene realizzato seguendo la propria interpretazione. Sono due osservazioni che meritano una parola in più.

Senza l’appoggio familiare sarebbe per me impossibile cucire e trapuntare. Vero è che questa solidarietà può anche non essere spontanea, ma nascere come diretta conseguenza di un’imposizione (non mi piace molto questo termine ma il dizionario dei sinonimi non me ne offre uno altrettanto efficace). Cioè se io dico “oggi il tavolo è mio” oppure “puoi occuparne solo questo pezzo perché il resto serve a me”, non è che i miei familiari tutti felici mi dicono “mamma che bello che cuci!”. Se invito ad apparecchiare senza spostare nulla, durante il pasto capita che si sottolinei la posizione innaturale in cui si devono tenere i gomiti per non sconfinare nel posto tavola vicino. Tutto ciò crea una gran intimità, che non sempre è apprezzata come dovrebbe.

Il processo creativo poi, come ben sapete, quando si manifesta deve essere assecondato, bisogna cogliere l’attimo. Ed è un attimo che i negozi chiudano, che scopri che in frigo non c’è quello che pensavi, lo stesso attimo in cui il tuo cane ti guarda e ti dice “usciamo?”, lo stesso istante in cui ti sembra di sentire il rigurgito del cesto della biancheria da stirare (domani cosa indosso se è tutto lì dentro?) e gli occupanti della casa si dirigono in cucina per vedere cosa c’è sui fornelli (niente, sigh!). È incredibile quanto può stare in un attimo. Vedo mio figlio mangiare un bell’uovo ma vedo anche il suo desiderio di una pasta al ragù, il mio cane farebbe altri tre chilometri ma torniamo a casa, devo avere ancora una maglietta pulita per domani e magari a colazione ci faremo un buon the che il latte è finito. Spirito d’adattamento, solidarietà, senso d’ineluttabilità, consapevolezza che quello che non posso fare io possono farlo loro? Il miracolo comunque si ripete ogni volta, la mamma crea e loro lasciano fare.

Quando è stata ora di mettere insieme i blocchi del nuovo quilt, tutti hanno capito la mia emozione. Ha richiesto diverse ore per il taglio delle stoffe, pensavo di non finire più. Centonovantadue quadrati di cm 15×15 e settecentosessantotto quadratini di cm 5×5 che una volta cuciti non vedevo l’ora di combinare in un nuovo top. Uno per tutti l’esempio di solidarietà del mio cagnone:

Prendo una manciata di crocchette e le metto sul suo cuscino, è più morbido e così “arredato” lo troverà irresistibile. Mi sciacquo le mani, torno al mio quilt e…

Tralascio gli esempi di solidarietà degli altri familiari per senso del decoro, però posso dirvi non mollate, NON MOLLATE MAI, anche se tutto sembra esservi contro, anche se non c’è spazio e non c’è tempo, se ci sono bocche affamate e cani tra i piedi, la cosa che fa la differenza è la determinazione con cui fate una cosa. Anche se non siete i più bravi o i più dotati, raggiungerete mete impensabili e continuerete a spostare il vostro punto d’arrivo in modo da non arrivare mai, l’unico modo che conosco per crescere.

Resto sorpresa anch’io a volte, della grande differenza che c’è tra il mio quilt e quello che l’ha ispirato. In un caso erano talmente diversi che alla fine mi sono domandata come avessi fatto a raggiungere un risultato così distante pur volendo assolutamente seguire il progetto ispiratore. I motivi sono vari e alcuni temo sorprendenti (in senso negativo) per le quilter più esperte. Non ho mai fatto un calcolo del tessuto che mi occorreva, ho lavorato quello che avevo, a volte acquistato on line in diversi ordini. Quando “a occhio” mi sembrava sufficiente, partivo a cucire. Non so mai la misura del mio quilt quando inizio, però so dove voglio arrivare, così mi tengo sempre un margine di recupero. Aggiungo bordi dove non ce ne sono, un tessuto che stacchi in modo che possa essere, all’occorrenza, da trait d’union tra collezioni diverse. Mi sono resa conto che è importante per me che resti l’aspetto giocoso, l’effetto sorpresa, la fase d’improvvisazione che è la culla della creatività. Eseguo già tutti i giorni tanti compiti come richiesto e non come vorrei che fossero, non riuscirei a mettere tanta determinazione in una cosa che non sento mia, che non è mia. Ed è così che parto con un’idea e nel corso della sua attuazione cambio punto di vista e mi permetto deviazioni anche importanti. I miei quilt raccontano inequivocabilmente le mie contraddizioni, i dubbi, le incertezze che lascio scorrere sul filo che li cuce. Oso molto e con una paura non direttamente proporzionale; riesco a non prendermi troppo sul serio e scopro così sfumature che non pensavo di avere. Come ho scritto in risposta a Manu, m’innamoro di un’immagine, ma quando devo riprodurla non riesco mai a farla uguale. Non riesco perché le mie modalità espressive sono diverse e perché non è mai come eseguire un compito, è un momento tutto mio, in cui mi concedo tante libertà. Anche quella di continuare a cucire nonostante il frigo vuoto 😜.

Il nuovo top? Altra deviazione dal progetto originario e scostamento importante dalla mia scelta abituale dei tessuti. È stato ottenuto da fat quarters di tessuti giapponesi (un fat quarter è un taglio di tessuto di circa 50×55, un’unità di vendita molto comune nel patchwork. Sarebbe un quarto, quarter, di una yard, unità metrica dei paesi anglosassoni. Una yard è un po’ meno di un metro, circa 0,9 mt, un quarto di yarda sarebbe circa 45×55 considerando un’ altezza del tessuto di 110 cm. Ecco perché è necessario aggiungere l’aggettivo fat, grasso. Un fat quarter è un quarto grasso perché invece di 45×55 è 50×55! ). I tessuti giapponesi che ho acquistato sono di cotone tinto in filo con filato di trama più grosso del cotone americano. I colori hanno una pacatezza inconfondibile e le fantasie sono quasi inesistenti, a volte sono date solo dalla trama

Considerando il loro costo, più alto di qualsiasi altro cotone patchwork, capirete l’acquisto on line di un solo fat quarter per tipo di tessuto disponibile in un sito che li svendeva per eliminarne l’assortimento. Sono rimasti impilati per un bel po’, finché Yoko Saito  non è venuta in mio soccorso

Nel libro “Scrap Valley” c’è un piccolo quilt da parete chiamato Octagone quilt. È una meraviglia, i suoi blocchi sono di soli 5 cm, il trapunto fatto a mano una delizia che non smetterei di guardare. L’ho osservato fino a consumarmi gli occhi, notando che aveva mescolato ai classici cotoni anche cotoni stampati, così l’ho fatto anch’io e ho mescolato a quei colori così cauti e delicati toni accesi e stampe più o meno grandi. Ho tagliato qualche quadrato in tessuto americano fantasia e tanti, tantissimi, quasi troppi, quadratini (settecentosessantotto, mi spiace ripeterlo, ma danno un’idea dello smarrimento quando ad un certo punto del taglio mi sono fermata per calcolarne il numero) scegliendo tra i miei ritagli.

Il risultato è molto caldo, ha una nota vibrante al limite del lecito nell’armonia dei tessuti giapponesi. Diciamo che ha un equilibrio tutto suo, che è poi il mio, un equilibrismo più che un equilibrio. Un continuo oscillare per allargare il punto di vista e per proseguire nel cammino, un costante aggiustamento nella rotta per non arrivare mai

Ecco il nuovo top che ondeggia felice spinto dall’aria fredda di questa domenica di novembre

Ma vi dirò di più su di lui la prossima volta.

Ringrazio Luisa che mi fa stendere sul suo terrazzino tra i tetti dell’oltretorrente e mi lascia sulla cassapanca le delizie che sforna con amore e che mi/ci nutrono impareggiabilmente nei momenti creativi e non 😘.

Un pensiero anche a tutte quelle di noi che stanno vivendo giorni in cui il futuro è congelato, l’orizzonte non si vede più, ma si attende con ansia che arrivi il momento da cui ripartire. Perché ogni volta che ci viene tolto un pezzo è una rinascita, volenti o nolenti siamo persone nuove, molto spesso più forti. In bocca al lupo amica mia, non vedo l’ora di ritrovarti e di vedere le meraviglie che con ago e filo sai creare 😍.