Buon compleanno!

È passato un anno.

Ricordo molto bene il momento in cui ho dato l’ok al mio tablet e poche righe sono apparse come per magia sul blog che mesi prima avevo pensato.

Non ricordo invece cosa mi aspettassi da tutto ciò. So che volevo farlo, che era importante restare in contatto ed entrare in contatto con amiche quilters, so che volevo esprimere il mio entusiasmo per un hobby che mi aveva dolcemente e generosamente traghettato fuori da un periodo a dir poco impegnativo.

In realtà Simpatchwork è forse più seguito da chi non si occupa di Patchwork  che da chi prende in mano ago e filo. Questo mi piace, mi piace molto. Perchè il Patchwork è davvero qualcosa che mette insieme i diversi pezzi della vita. Sewing the life, cucire la vita, che trovate scritto subito sotto Simpatchwork,  mi è venuto di getto dopo aver pensato al nome del blog, le iniziali del mio nome e cognome che si fondevano in un tutt’uno col patchwork.

Il primo articolo di poche righe è stato Finalmente http://simpatchwork.com/finalmente/, finalmente il coraggio di dire, di mostrare l’imperfezione come valore da preservare.

Troppa vita è sacrificata nel nome di una perfezione inutilmente inseguita, troppa vita è infelice nel nome di una perfezione mai raggiunta. La parte più affascinante, più vera della vita è racchiusa in quella imperfezione.

Ogni mercoledì nel paese dove lavoro c’è il mercato, passo immancabilmente davanti ad una bancarella che vende copriletti quiltati in modo perfetto. Da una macchina, comandata da un computer. Percorro con gli occhi le file di punti precisi al millimetro, ne riconosco la perfezione senza riuscire a scorgere l’anima di chi li ha creati, sono indubbiamente privi di errori, ma mancano di un cuore.

Ogni lavoro di una quilter, ma anche di una cuoca provetta, ma pure di una mamma o di chiunque vogliate, porta l’impronta di chi lo fa. Definire l’impronta perfetta è impossibile, l’insieme di qualcosa che piace è un’alchimia che non si può creare a tavolino, che nessun computer può suggerire.

Qualcosa che piace è qualcosa che parla di noi, che è distante da noi, che è stato quello che siamo stati noi, che è davanti a noi. Che non può essere un solo punto di una stessa lunghezza che si ripete instancabilmente, non può essere perfetto. Perfetta è una cosa compiuta, un viaggio che volge alla meta. Perfetto è qualcosa che è terminato, che non ha evoluzione, che è fatto nel miglior modo possibile, qualcosa che chiude il discorso, il capitolo, l’intero libro.

Non voglio chiudere niente, voglio continuare ad aprire libri su libri, finestre sulla vita e nel cuore, voglio continuare a curiosare, sorprendermi e giocare. Voglio continuare a crescere.

Voglio cercare per trovare quello che non avevo cercato e scordarmi quello che stavo cercando, voglio continuare a compiere gli anni così.

E così di tutto cuore, BUON COMPLEANNO anche a voi che mi seguite, che commentate e partecipate con sincerità e grande amore, è bello camminare sapendo che c’è qualcuno accanto 😘

Chevron quilt

Sono operosa. Le circostanze e la primavera mi costringono a guardare la quotidianità in modo diverso. Ho usato una  squadra patchwork ad esempio in modo non proprio ortodosso…

Ho fatto i “tonnarelli”. Sono stata a Roma ultimamente e ho mangiato dei tonnarelli cacio e pepe che erano una delizia. Ho deciso di rifarli e, non avendo nulla che mi permettesse di riprodurre questi spaghetti alla chitarra spessi e di forma squadrata, ho pensato che la mia squadra non si sarebbe offesa, anzi sarebbe stata curiosa di vedere e partecipare al lavoro della cucina.

Sotto la macchina da cucire sta nascendo uno “chevron quilt”. Chevron è il gallone sulla divisa militare, il tessuto a spina di pesce, un motivo a zig zag. Come nel precedente quilt Without script http://simpatchwork.com/free-motion-free-mind   ho cucito tanti HST (half square triangle, quadrati ottenuti con due triangoli). Ho usato uno charm pack (uno charm pack è un insieme di una quarantina di tagli di tessuto di una stessa collezione di 5”x5”, 5 inches sono 12,7 cm) e diversi tagli di stoffa acquistati in un secondo tempo. Avevo comperato quello charm pack quando ero alle prime armi col patchwork, l’esperienza mi ha poi insegnato che con un solo charm pack fare un quilt è pressoché impossibile, a meno che non si voglia un baby quilt. Questo è Without script

e questo lo chevron quilt in gestazione

Il pappagallo blu serve per distrarre il mio cagnone che, come al solito, troverà irresistibile qualsiasi pezzo di stoffa adagiato sul pavimento per sdraiarcisi sopra.

Raccolte e numerate le file di HST

si iniziano a cucire

 

Il nuovo quilt ha alti e bassi, picchi e cadute che, come non mai, sono un emblema di questa primavera che si comporta da estate. La fantasia dei tessuti è giovane, fresca, felice, è così la persona a cui andrà. Gli alti e i bassi sono i miei. Solo miei? A voi non capita mai di sentirvi come sulle montagne russe? Non partite mai decise verso una meta per trovarvi all’esatto opposto? Quante volte ripartite, fallite, ripartite, fallite e ripartite? Al di là di ogni effettiva qualità, penso che il fattore determinante per riuscire resti la determinazione, la perseveranza, la capacità di tentare una volta ancora, ostinatamente, instancabilmente.

È un caso la nascita di questo chevron quilt? Non sarà che finalmente sto accettando di avere alti e bassi che non riterrò penalizzanti nel raggiungimento della mia meta? Ma la vera domanda, quella che mi pongo da anni…

QUAL’È LA MIA META?

Complice la primavera, ma tutti gli anni mi sembra di trovarmi sempre allo stesso punto, per poi dirmi che non è vero, sto arrivando e… invece no, sto cadendo… e poi ancora sù, come nelle montagne russe.

 

Free motion, free mind

L’ultimo punto di Without script, senza copione, è stato fatto martedì scorso

Dopo le prove su un vecchio lenzuolo

mi sono lasciata andare sul quilt. È davvero necessaria tanta pratica per il free motion, impensabile farla solo su scampoli. Far passare un intero quilt sotto la macchina da cucire è molto diverso che metterci un fat quarter, ma soprattutto è molto diverso sapere che sotto l’ago c’è un campione piuttosto che un top che ha richiesto diverse ore di lavoro. Bisogna fare entrambe le cose, cucire il campione come il sandwich. Ho imparato la lezione, non ho più paura di rovinare il top, il free motion richiede un’impostazione mentale diversa. Ecco i punti chiave per me:

– quello che vi sembra un errore imperdonabile, quello per cui fermereste la macchina da cucire per prendere lo scucitore, tagliare i  punti e tornare al punto di partenza, è in realtà la vostra personale impronta. Qualcosa che rende unico il vostro lavoro, che lascia intuire che non si tratta di un prodotto industriale. Un po’ come quel neo, quella fossetta che avete solo su una guancia quando la bocca sconfina verso il sorriso, quella rughetta che sostiene l’occhio verso l’alto quando ridete, tutte caratteristiche non proprie della perfezione ma che possono avere un’attrazione quasi irresistibile. Ci vuole una certa maturità per capirlo, accettarlo. Allo stesso modo, lasciate che le vostre mani proseguano nella danza del free motion, abbiate fiducia nel risultato finale. Quello che vi sembra inguardabile si perderà nell’insieme, un’armonia fatta di tanti punti in cui non noterete più quelli irregolari

– per quanto sia facile pensarlo è difficile fermare la macchina da cucire quando si vorrebbe farlo. I primi tentativi di free motion sono fatti quasi in apnea. Man mano che ci si esercita si scopre che è possibile effettuare respiri a cadenza regolare e ci si può fermare all’occorrenza per ripartire come se niente fosse. Quest’ultimo punto richiede un po’ di esercizio supplementare…

– nel free motion non c’è una sola strada. È che siamo così  poco abituati al free, alla libertà, che fatichiamo a vedere strade alternative. Abbiamo bisogno di un percorso definito per sentirci sicuri, il free motion è l’esatto opposto. L’unica reale difficoltà è per me mantenere la stessa dimensione del disegno nel tempo. La mia calligrafia ad esempio non è sempre la stessa. Alcuni giorni è più ampia, più fitta o più accurata, con il free motion è lo stesso. Inizio quindi il trapunto quando so di avere più tempo a disposizione, nel caso di Without script avevo come traguardo il venerdì pomeriggio, il venerdì sera il tavolo doveva essere libero per cena. Ho concentrato le ore di lavoro in meno giorni possibili, in modo che la mano fosse il più possibile la stessa. Sabato riposo, domenica ho tagliato il binding, lunedi l’ho cucito e martedì ho stampato e applicato l’etichetta

– è comunque un bell’impegno. Una cosa per la quale dovete ricordarvi di respirare, di fermarvi, di percorrere strade controcorrente e di perdonarvi per non essere riuscite a fare esattamente come volevate. Il free motion non è esatto, il free motion è proprio come dice il nome, è libero. Bisogna saperlo accettare. Bisogna festeggiare quando si riesce a fare. Così martedì verso sera sono uscita con le mie ragazze

Una bella passeggiata, un po’ di chiacchiere, parecchie coccole (alla ragazza col pelo) e occhi nuovi per vedere il corallo dei mari tropicali nel cielo della mia città

e la pace che la sera di una giornata operosa porta in dono