Come stampare un’etichetta su stoffa. Tutorial!

Quasi quasi non ci credo nemmeno io che sto facendo un tutorial su come creare un’etichetta di stoffa. Avevo già fatto un post a suo tempo http://simpatchwork.com/come-stampare-unetichetta/ , ma tra i vari commenti c’è stato anche quello “non ci ho capito niente”, per cui riprovo. Chi la dura la vince!

Con questo metodo potete:

– preparare etichette per i vostri quilt o altri manufatti come ad esempio i quadrotti 50×50 che state realizzando per Viva Vittoria e La Doppia Elica http://simpatchwork.com/viva-vittoria-la-lana-e-la-doppia-elica/ . Su questi lavori a maglia o all’uncinetto dovete applicare la vostra firma, un’etichetta di questo tipo è quello che fa per voi

– creare cartoline tessili, applicando su cartoncino, compensato leggero, panno o qualsiasi materiale che possa supportare colla e stoffa, il vostro cotone stampato

– si può utilizzare questo modo di scrivere sulla stoffa per preparare sacchetti per contenere biancheria, alimenti, etc., ma anche per identificare una conserva o marmellata (perché non stampare anche quei centrini rotondi che coprono i coperchi dei vasi?)

– stampare una frase, una dedica, un pensiero anche su una strisciolina di stoffa che inserirete a patchwork in una coperta, una bustina, ma anche una presina o una tovaglietta

Sono sicura che vi vengono altre idee: CONDIVIDETELE!

 

OCCORRENTE

-1) Pc/tablet/cellulare, un dispositivo che permetta di mandare in stampa quello che volete sia scritto sull’etichetta.

2) Stampante. La mia è veramente basica, di quelle che quando cambi la cartuccia d’inchiostro ti accorgi che costa tanto quanto la stampante stessa.

3) Colla stick. Potete prenderla in prestito da un astuccio di un figlio/nipote che va a scuola o, se vi siete cimentate nell’appliquè, l’avete già.

4) Un pezzetto di stoffa un po’ più grande dell’etichetta che volete ottenere.

5) Ferro da stiro.

6) Ciotolina con  acqua e aceto bianco.

 

PROCEDIMENTO

Il procedimento è facile, veloce, di gran soddisfazione. Non dovete ricamare nulla, niente free motion, nessuna penna con inchiostro che sbava.

1) Come prima cosa si imposta l’etichetta col dispositivo elettronico che vi è più congeniale, pc/tablet/telefono. Qualsiasi programma vi permetta di scrivere e di mandare in stampa andrà bene. Col mio tablet ad esempio potrei usare Note e scriverla anche con l’indice:

Oppure il programma di scrittura classico, quello col quale scrivereste una lettera

Si possono inserire elementi figurati, emoji, piccole immagini disponibili online, la Patti fa etichette bellissime: 

 

2) Si fa una stampa di prova su carta per verificare la leggibilità, le dimensioni, il carattere scelto, le spaziature. Se stampate con un colore diverso dal nero, dovrete verificarne la tenuta al lavaggio.

 

3) Si taglia un pezzettino di stoffa un po’ più grande delle dimensioni volute per l’etichetta, occorre rivoltare i margini per avere un’etichetta ben rifinita. Non è necessario avere stoffa in tinta unita, tenete conto del colore e delle dimensioni della fantasia nel caso utilizzate un tessuto con disegno per avere un lavoro armonioso e… leggibile!

 

4) Si applica un po’ di colla sul retro della stoffa che avete tagliato per la vostra etichetta cercando di non deformarla troppo. Applicatela sul foglio di stampa che avete appena fatto. Potreste anche applicarla su un foglio bianco, ma appoggiando il tessuto sul foglio di carta che avete stampato di prova, riuscite a vedere in trasparenza dove sarà stampato il vostro scritto. Questo è soprattutto utile nel caso di un cotone fantasia che potrebbe creare qualche problema di leggibilità. Avrete in questo modo la stampa dove volete voi.

 

5) Una passata veloce con il ferro a secco sul retro del foglio, ma anche sul tessuto. Questo è un punto che ho inserito per evitare distorsioni in stampa. Il calore del ferro da stiro, asciugherà la colla, eviterà grinze sul tessuto e lo fermerà in modo perfetto per la stampa. È opportuno usare la colla con parsimonia e solo sulla stoffa, in modo da non avere residui sul foglio che possano attaccarsi al ferro o alla stampante.

 

6) Si inserisce il foglio nella stampante, facendo attenzione al verso ( la mia stampante ad esempio stampa sulla faccia inferiore del foglio che inserisco ) e via alla stampa

Ecco l’etichetta:

 

7) Si stacca delicatamente l’etichetta dal foglio. Se resta attaccato qualche pezzetto di carta sul retro, non importa, se ne andrà via nel successivo passaggio. Si lascia asciugare la stampa qualche minuto.

 

8) Si immerge l’etichetta in una ciotola con acqua fredda e aceto bianco in modo da fissare l’inchiostro. È sufficiente un ammollo di 10 minuti. Questo passaggio è necessario solo se prevedete un lavaggio dell’etichetta, ad es. se è per un quilt.

 

9) Si sciacqua con acqua fredda, si mette ad asciugare, si stira ripiegando i bordi all’interno e la vostra etichetta è pronta per essere applicata!

 

A seconda del tessuto e della finitura la vostra etichetta potrà essere più o meno visibile

Si ringraziano Patti, che fa etichette più belle delle mie e Ida che mi ha detto senza mezzi termini che l’altro post su come stampare un’etichetta era tutt’altro che chiaro (chi la conosce sa che ha usato un’espressione ben più colorita). Un bacio 😘

Al ritorno dalle vacanze….


…c’è sempre troppa biancheria da lavare e stirare, la casa da pulire e ordinare (perché è già tanto riuscire a fare la valigia la notte prima di partire), andare subito a prendere il cagnone che quasi quasi non tornerebbe a casa perché in campagna al fresco, supercoccolato, extranutrito, insieme all’amico peloso Gastone stava proprio bene. C’è la spesa da fare, salutare tutte le piante che la mia vicina ha amorevolmente innaffiato e inalare a pieni polmoni il profumo dei biscotti fatti in casa che Luisa mi farà trovare sulla cassapanca. Ho dei vicini, anzi delle vicine speciali, direi uniche.

Sono fioriti i girasoli che non ho seminato. Tutti gli anni beneficio di una particolare semina aerea. Da uccelli di passaggio cadono frutti e semi, ma anche qualcosa di meno prosaico non completamente digerito. Io innaffio e, se cresce qualcosa, aspetto che abbia una certa dimensione prima di fare indagini botaniche. Un anno ho notato uno strano rigonfiamento tra il basilico, spostando le piantine profumate ho scorto una noce il cui seme aveva iniziato a lavorare. L’ho spostata delicatamente e le ho dedicato un vaso, oggi la pianta nata da quella noce è alta come me.

I girasoli appena fioriti e qualcosa che penso essere grano, erano una manciata di semi insieme in quello che si potrebbe definire un prodotto di scarto post digestione di un esemplare avicolo. L’uccello in questione deve aver fatto una grande abbuffata e, dopo il lauto pasto, ha centrato in pieno una vaschetta. Ho riconosciuto nel souvenir bucolico rilasciato dall’alto, dei semi integri che assomigliavano a chicchi di cereali e altri semi decisamente più grandi che non sono riuscita ad identificare. Ho innaffiato qualche giorno grata di quel concime che veniva letteralmente dal cielo, ma quando ho visto che iniziava a germogliare, ho raccolto tutto e adagiato in un’altra vaschetta. Ho seguito la crescita con l’apprensione di un neo genitore, e a circa 40 cm ho capito che avrei avuto dei girasoli! Che ovviamente sono sbocciati quando ero in vacanza. Così Federica, la mia vicina botanic baby sitter, mi ha prontamente inviato una foto:

La gioia di questa maternità alla clorofilla non è riuscita a mitigare il senso di oppressione dato dal caldo da fusione atomica che ho trovato al mio ritorno. Ciò mi ha  generato un po’ di sconforto che si è ingigantito fino a divenire prostrazione al limite dell’esaurimento quando la mia bambina mi ha messo al corrente che aveva liberato la sua cameretta nella città dove studia. Ha approfittato delle vacanze estive per portare a casa tre sacchi giganti di biancheria, piumone, quilt, vestiti, giacche, etc. da lavare e stirare. Il giorno dopo è ripartita, il tempo di disfare la valigia delle vacanze familiari e tanti baci…

Le alternative a quel punto erano molteplici:

– Lasciare i tre sacchi nella sua camera e aspettare che se ne occupasse al ritorno. La ragazza però non possiede una sua camera, la condivide col fratello e sono anche un pochino stretti. I sacchi, che erano sopra il cuscino del cagnone che nel frattempo era tornato dalla campagna, sono stati posizionati nel bagno di servizio ultrapiccolo che con quest’ultima installazione è divenuto inagibile (c’erano già due montagne tessili in lista d’attesa per la lavatrice).

– Scrivere una lettera in cui manifestare tutto il mio affetto e lasciare nottetempo la casa in compagnia del mio cagnone. Girare il mondo, tornare come se niente fosse una mattina e preparare una colazione intercontinentale per tutti.

– Entrare in uno stato catatonico di assoluta apatia. Non vedo, non sento, non parlo e non faccio più nulla in casa. È più forte di me, non posso fare altrimenti. Anche se un pochino fuori stagione entrare in letargo, non si sa mai che a qualcuno venga in mente di chiamare un medico.

– Far valere i miei desideri, che significa leggere, studiare, scrivere, cucire, imparare a suonare la chitarra, iscriversi ad un corso di ballo e ad uno di modellista, ho una voglia matta di cucire vestiti. Cucinare quando e come voglio, uscire con le amiche, andare al cinema e nel tempo libero (se c’è, altrimenti pazienza) occuparmi di casa e figli.

– Passare in rassegna le foto scattate tra Bilbao e San Sebastián e continuare a meravigliarsi come farebbe un bambino intanto che mi sfinisco di lavoro come un somaro.

Cosa ho scelto?

L’arrivo. Un attimo prima di uscire dall’aereoporto di Bilbao, quel momento di transizione in cui si resta col fiato sospeso nell’attesa della sorpresa

La luce alle 21.30 e l’incredibile Guggenheim Museum

I miei bambini, quanto sono piccoli in quella struttura così maestosa?

Non sarei più uscita, al di là delle mostre presenti, un’installazione patchwork+uncinetto si dipanava a tentacoli tra i diversi piani della struttura. Ho scattato un milione di foto, giusto un assaggio:

 

Chi aspetta fedele fuori dal museo?  Un cane gigante coperto di fiori

e un adorabile ragnetto

Ci sono strutture ultra moderne perfettamente inserite nel contesto urbano

E altre inserite all’interno. Entrando nell’edificio che vedete qui sotto, vi sareste mai aspettati di trovare…

altri edifici sorretti da colonne una diversa dall’altra, panchine luminose, un sole proiettato e per tetto una piscina?

A San Sebastián le spiagge sono bellissime, giganti

Ci si può attardare fino alle 22

come questa mamma con i suoi piccoli per…

vedere il tramonto sul mare

Mare che è presente nella vita di città come elemento imprescindibile. La mattina presto sui marciapiedi ci sono persone con le scarpe ma anche senza…

E intanto che qualcuno dorme ancora c’è già chi ha la pelle salata

Può mancare una tappa all’acquario quando il più piccolo dei viaggiatori ha 17 anni suonati (sull’età del più grande sorvoliamo)? Ci siamo divertiti tanto anche lì, come i bambini!

E devo confessare che guardando i pesci pensavo a possibili fantasie di tessuti, proprio quest’anno sono tornati di moda i pois…

Un languorino? Innumerevoli varietà di pinchos, che sarebbero stuzzichini per accompagnare una birra fresca o un calice di vino ma che ormai sono sdoganati per farci colazione, pranzo e cena:

E invece sono qui davanti al ferro da stiro… 😭

 

Le foto, quelle più belle, sono state gentilmente concesse a seguito di perentoria richiesta, da Michele Fochi che trovate su Instagram come myphoki. Ne scatta di veramente belle, pubblica solo quelle più ermetiche. Tra i mei desideri metterò anche quello di vedere più foto sue online.