Farò del mio meglio

Quando apro il blog mi compare una scritta: “Inizia a scrivere…”. Il mio blog lo sa, ho mille cose da dire e non so da dove partire. E come sempre la via migliore per fare una cosa è iniziare a farla, se si aspetta di essere pronti, il rischio di restare immobili per un tempo interminabile o per sempre è grandissimo.

Di Coronavirus non parlerei se non per dirvi di seguire le indicazioni istituzionali di comportamento, in questo caso ognuno di noi può fare davvero la differenza. Attenzione alle bufale che girano su Whatsapp, Facebook, etc. ci sono persone che si divertono in modo insensato o speculano sulla buona fede degli altri. Ricevo richieste assurde in farmacia, se non riuscite a chiamare il vostro medico, contattate il vostro farmacista che saprà darvi indicazioni sul da farsi.

Eccone alcune:

Non possiamo scegliere quello che ci capita, i casi della vita sono assolutamente ciechi e democratici, non fanno distinzione di classe sociale, patologie pregresse, in corso o di età. Capitano a chi capitano senza una giustizia predefinita. Così è, non accettarlo non muterà il corso delle cose, ma ci priverà di energia indispensabile per affrontare la giornata. Non possiamo scegliere quello che capita, ma POSSIAMO SCEGLIERE COME PRENDERLO. Avete idea del potere immenso di questa cosa?

Uno psichiatra,Viktor Frankl, scampò alla morte dopo essere stato prigioniero in quattro campi di concentramento nazisti. Fu più volte sul punto di morire, morirono tutte le persone a lui più care. Conobbe la disperazione ma anche la libertà più grande, nudo in cella senza avere la certezza del domani, senza possedere più nulla, capì che l’unica certezza non era quella dell’avere ma dell’essere. L’uomo “decide sempre ciò che è”. Gli si poteva togliere tutto, ma non il suo pensiero.

“Tutto può essere tolto ad un uomo a eccezione di una cosa, l’ultima delle libertà umane: poter scegliere il proprio atteggiamento in ogni determinata situazione , anche per pochi secondi”.

Diamoci un pizzicotto ogni volta che ci lamentiamo. Lamentarsi non serve a niente, non cambia niente. Il pizzicotto servirà a “svegliarci”, a ricordare che dobbiamo agire per cambiare quello che non ci piace. Sarà utile sforzarci di pensare fuori dagli schemi, se voglio fare una passeggiata e non posso, non inizierò a fare la conta di tutte le cose che non posso fare, inizierò ad escogitare qualcosa con quello che ho a disposizione. Voglio fare del moto? Un po’ di pulizie in casa, seguo una lezione di yoga on line (ce ne sono alcune gratuite molto ben fatte su you tube), ginnastica sul terrazzo se l’avete o aprite la finestra che ora le giornate sono belle e senza inquinamento. Si può anche impastare, cucire, ma anche leggere, si mette in moto la testa e la fantasia, importantissime.

Ricordatevi anche che non siete al governo e che non ci sono elezioni imminenti, non è utile dire “bisognava fare/non bisognava fare”. Cercate di allargare lo sguardo oltre il vostro orto. L’acqua con cui innaffiate il vostro arriverà anche al vicino, fate in modo che sia pulita, non inquinatela con pensieri inutili.

Sfogarsi è un bene! C’è differenza tra sfogarsi e lamentarsi. Il lamento tende a pervadere la quotidianità, lo sfogo è aprire una diga per far uscire l’acqua in eccesso, prima che faccia danni. Fate uscire e date voce ai vostri pensieri, già così si ridimensioneranno. Non solo, vi sorprenderà scoprire che non siano solo vostri, siete “normali”! E già questo basta a stare meglio. Sfogarsi è lasciar uscire quello che non ci serve a risolvere una situazione per lasciare spazio all’aria. Respirate lentamente e a pieni polmoni, trattenete un po’ il respiro prima di buttarlo fuori a bocca aperta, rumorosamente. Immaginate l’aria che entra dal naso passa nel vostro cervello, spazza via tutto, arriva nei polmoni dove cede ossigeno vitale e si prende le scorie, trattenete tutto per qualche secondo in modo da non scordare niente e poi fuori tutto! Devo sentire da qui il rumore di quello che esce e mi sembra già di vedervi vuoti come un nuovo appartamento in cui si è appena traslocato, la testa libera e leggera, i polmoni elastici e felici di portare vita.

Respirate, ricordatevi di respirare, fermatevi a respirare. Siate consapevoli del vostro respiro, anche di uno solo. Domani ne aggiungerete un altro e un altro ancora, e la pace non sarà più un lontano ricordo.

Che ci crediate o no, siamo tutti collegati a tutto. Che sia stato il Big Bang, il Creatore, il brodo primordiale, o quello che ancora non sappiamo, abbiamo tutti la stessa origine, siamo fatti tutti degli stessi atomi. Gli elettroni negli atomi non stanno fermi, anzi si muovono talmente velocemente che è quasi impossibile vederli. C’è energia vitale in ogni essere, una vibrazione che è comune a tutti. Alimentiamola in positivo. L’oceano è fatto di singole gocce, apparentemente innocue ma con un potere immenso. Ricordatevi sempre di questo potere e fatene buon uso.

Ultimo, ma non meno importante, se avete un animale ispiratevi ad esso. Sembrano impermeabili a tutte le angosce che attanagliano noi esseri umani. Sono convinta che sentano tutto, ma che abbiano conservato una sorta di saggezza primitiva del tipo “si fa con quello che c’è, momento per momento”. Sono davvero tanto grata al mio cagnone, non so se vi ho mai detto il suo nome. Si chiamava Rima, un nome che le aveva dato il suo padrone. L’ho adottata che aveva dieci anni, non è mai stata vecchia, nemmeno nei suoi ultimi giorni. Aveva uno spirito vitale invidiabile e faceva con quello che c’era. Se camminava lenta non era perché era vecchia, ma perché le veniva bene così. L’ho accompagnata ad una nuova vita pochi giorni fa, avrebbe compiuto 17 anni il primo di Aprile. Non sto a raccontare le lacrime, non servono e sono un discorso tra me e lei, ma voglio dirvi l’immensa gratitudine che ho e avrò sempre per lei. È tale e tanta che ha sovrastato e sovrasta il dolore per la sua perdita. In realtà non l’ho più attaccata ai piedi, ma ce l’ho ben salda nel cuore e mi dà una forza e una pace che mai avrei pensato. Grazie amica preziosa e insostituibile, sono debitrice col resto del mondo, farò del mio meglio 😘

Mini tovagliette segnaposto dove appoggiare tazze, posate, pane… Come utilizzare ancora una volta i ritagli!

In cucina i piatti migliori mi vengono quando metto insieme quello che c’è. Il risultato sorprende anche me, con l’alibi di non potere seguire una ricetta alla lettera, cucino con  spontaneità e serenità. Utilizzare i ritagli di cucito è un po’ la stessa cosa, la sperimentazione è così spensierata che mi concedo ingenuità e imperfezioni, anzi a dire il vero le esalto.

Quest’estate mia figlia ha festeggiato il suo compleanno organizzando una cena informale sul terrazzo che c’è sul tetto. Su questo terrazzo non c’è nulla se non il cielo e ci siamo fatte qualche domanda su come potesse svolgersi una cena. Sono ragazzi giovani e adattabili, ma non avere tavolo e sedie poteva complicare un po’ la serata. Nella vecchia casa avevamo un camino, capitava d’inverno di appoggiare sul pavimento lì vicino un panno da picnic, sistemarcisi sopra e cenare col fuoco che scoppiettava. Per la cena sulla terrazza avremmo steso a terra le vecchie tovaglie, confezionato dei cuscini per la seduta e usato le stelle e delle candele per fare luce

cena in terrazza

occorreva però qualcosa che facesse da segnaposto, che potesse servire per appoggiare le posate intanto che si riempiva il piatto o per aiutare a riconoscere il bicchiere. Così sono nate, dai ritagli del tessuto che ho utilizzato per fare i cuscini e dagli avanzi di una vecchissima tovaglia, queste più che versatili mini tovagliette

 

 

mini tovagliette

 

Avevo veramente poco tempo, così ho fatto le federe dei cuscini con un tessuto jeans e con un ritaglio di tessuto da materasso, talmente vecchio che era ingiallito. Non ho rivoltato nulla, ho unito i pezzi cucendo direttamente sul dritto del tessuto, lasciando pochi centimetri di tessuto dopo il margine di cucitura. Dopo averli  tagliuzzati, ho lasciato che la lavatrice rifinisse il lavoro per me “creando” bellissime frange, in pratica ho sfruttato la tecnica dei Rag Quilt. Ho approfittato di tutte le rifiniture già presenti, come ad esempio la cimosa

 

Con gli avanzi e con la stessa tecnica ho fatto le tovagliette. Un pezzo di jeans, un ritaglio d’imbottitura, un altro pezzo di jeans, un rimasuglio della vecchia tovaglia appoggiato sopra e poi semplici cuciture dritte. Ho cucito il perimetro un paio di centimetri all’interno della tovaglietta, l’ho ripassato per essere sicura di averlo fermato bene, qualche taglietto e via in lavatrice per le frange. In un lato corto ho lasciato la cimosa, forse l’unica cosa “regolare” del manufatto:

mini tovagliette patchwork

Tutte diverse, perfette come segnaposto per i bicchieri, come tovagliolino per sostenere una tartina, un pezzo di focaccia, una fetta di torta e da riutilizzare all’infinito visto che entrano in lavatrice e non vanno sotto al ferro da stiro (qualità per me grandiose).

 

Ne ho fatte anche altre utilizzando i triangolini di scarto di un quilt, talmente piccoli che non avrei potuto utilizzarli per nulla

Ho preparato un mini sandwich mettendo un ritaglio d’imbottitura all’interno di un pezzo di stoffa (ancora un avanzo di lenzuola della Patti) che ho ripiegato

mini tovagliette

Ci ho appoggiato sopra i triangolini più o meno in fila

mini tovagliette

e li ho tenuti in posa adagiandoci sopra un pezzo di fliselina idrosolubile. Ho girato il lavoro e fatto la stessa cosa dall’altra parte, volevo una tovaglietta double face. Sono piccoline, stanno nel palmo di una mano, non è stato difficile girarle (rivoltare una frittata è più impegnativo) tutti i triangolini sono rimasti al loro posto:

La fliselina mi è servita per velocizzare il lavoro, non ho avuto bisogno di fermare i triangolini che non si sono spostati o piegati durante la cucitura. In questo caso ho accorciato di molto la lunghezza del punto e fatto cuciture molto fitte, le tovagliette devono resistere ai lavaggi e all’utilizzo. Potrebbero sfrangiarsi un po’ e va bene così, sono nate già volutamente imperfette, informali, ma non devono sfrangiarsi fino a “dissolversi”

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Le ho squadrate e per “rifinirle” ho semplicemente passato più volte il perimetro con la stessa cucitura fitta.

 

E poi sotto l’acqua che ha svelato i colori nascosti

 

E visto che questo tipo di magia mi ammalia sempre, via con un’altra!

mini tovagliette

 

Le utilizzo per non appoggiare le posate direttamente sul tavolo, per una tazzina da caffè nata senza piattino, per una tazza di tisana (sono tutte senza piattino), ma anche quando non utilizzo un piattino perchè non ce l’ho così piccolo…

mini tovagliette

 

mini tovagliette

 

 

 

mini tovagliette

 

mini tovagliette

Dovrò fare quanto prima anche una tovaglietta per la ciotola del mio cagnone…

Come fare nastri da pacchi e pacchetti eco-friendly

È un’altra storia di libertà dove vale tutto, dove più i ritagli sono ritagli, meglio lavorerete e dove più amiche patchwork avete, meglio sarà . Eh sì, perché le amiche patchwork sono tutte speciali e qualcuna (la Patti) condividerà con voi qualche pezzo di tessuto da biancheria, avanzi di lenzuola. Basterà un taglietto sulla stoffa e tirare con le mani per avere il vostro nastro da impreziosire con gli avanzi patchwork. Anche in questo caso non butterete niente, la striscia di stoffa appena ottenuta sarà leggermente sfilacciata, potrete sfilacciarla ulteriormente, ma comunque terrete da parte i fili estratti, potrete utilizzare anche quelli. Benissimo anche qualche centimetro di pizzo, un disco di tulle da confetti, un pezzo di cimosa, ma anche un giornale, riviste, l’incarto del vostro chewing gum…

Nastro da pacchi

nastro da paccho

nastro da pacchi

nastro da pacchi

 

La carta la taglierete a pezzettini, i fili li attorciglierete, strisce millimetriche di tessuto le girerete attorno ad un dito per fare anelli, palline, fiori rudimentali e… cucirete tutto! Ho lasciato la macchina da cucire infilata di nero, non mi spiaceva avere ulteriore contrasto, ma può essere l’occasione per utilizzare spolette che non riuscireste ad usare altrimenti

Nastro da pacchi

Sotto l’ago che cuce un semplicissimo punto dritto potete infilare qualsiasi tipo di ritaglio, tagliandolo ulteriormente . Potete abbinare i colori e fare attenzione alle forme, ma anche no.

 

nastro da pacchi

 

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Si cuciono in sequenza anche strisce di stoffa che non avete avuto cuore di buttare quando avete preparato i quilt per il binding, i bordi di rifinitura andranno benissimo anche se di diverse ampiezze. Li unite semplicemente sovrapponendo i ritagli, aggiungendo sopra altri ritagli 😉

nastro da pacchi patchwork

Ne usciranno nastri insospettabili, sorprendenti, coloratissimi, imprevedibili e pieni di vita, e pensare che erano solo ritagli da buttare…

nastri di stoffa

Nastri di stoffa

Nastri di stoffa

 

Se volete fare un pacchetto “classico” ma eco compatibile, riutilizzerete un quotidiano

pacchetto regalo eco friendly

pacchetto regalo eco friendly

pacchetto regalo eco friendly

Ma potete anche omettere la carta, il nastro è talmente sorprendente di per sè che la mancanza della carta non si noterà

nastro da regalo

 

Per i libri e/o riviste (tra i miei regali preferiti), potete “impacchettare” col nastro, ma anche fare in modo che il nastro lasci a sorpresa intravedere il titolo

pacco eco friendly

pacco eco friendly

pacco eco friendly

Pacco eco friendly

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E perché no, potrebbero essere già questi incredibili nastri un regalo da fare!

nastri da pacco eco friendly

 

 

 

 

 

Free Motion quilting, magico reset per una mente stanca e travagliata

Finalmente la settimana di Ferragosto. Sono stanca e anche tanto. Se dovessi fare un elenco di cosa, scriverei quello che scrivereste tutte, ne sono certa. Quando si corre troppo si perde la connessione con noi stessi. Ho bisogno di pace, di poter seguire solo i miei ritmi, di non dover rispettare obblighi e orari, ho voglia di fermarmi. Questo nel mondo immaginario dei sogni. In quello reale so che è giunto il momento di esprimere in modo chiaro e inequivocabile i miei bisogni: fate finta che non ci sia, almeno per qualche ora al giorno. C’è da fare la spesa? Aprite il frigo e chiedete a lui. Dov’è quella cosa? Cercatela finché non la trovate o fatene a meno, io non ci sono, non chiedete a me. Ho pulito tutta la casa, cambiato i letti, lavato e stirato fino a vedere il fondo della cesta della biancheria (evento piuttosto raro), per qualche giorno si dovrebbe sopravvivere. Io e il mio cagnone entriamo nel magico mondo del Free Motion (il cagnone ci entra per proprietà transitiva, essendo sempre tra i piedi capita talvolta che debba spostarlo dal pedale della macchina da cucire).

Quando ho iniziato a fare Patchwork non ne sapevo proprio nulla, non avevo amiche appassionate di quest’arte, era tutto facile o difficile allo stesso modo, non avevo preconcetti. Avere come insegnante Jole Dinnella mi ha dato una marcia in più “Non abbiate paura di usare i tessuti belli, non teneteli in un cassetto!” (si sarà mica accorta che ho tagliato un vecchio lenzuolo per questo progetto?) e “Non aspettate di aver risolto tutti i problemi, partite, le soluzioni arriveranno intanto che lavorate!” (come fa a sapere che mi sto scervellando da giorni per questa tovaglietta senza aver neanche sfiorato la stoffa con un dito?) sono stati sproni che ancora oggi mi tirano fuori da situazioni di défaillance. Le belle stoffine inutilizzate si rattristano al buio dell’armadio, rischiano di sopravvivermi e chissà che fine farebbero dopo… Ogni mio progetto è pensato, studiato e messo nero su bianco, ma è vero, devo accettare il fatto che non posso prevedere tutto, quello che ho in mente spesso non “veste” la realtà come avrei immaginato. Affronterò con fiducia quello che mi si presenterà, sempre meglio che restare fermi al punto di partenza.

Nei primi mesi della mia avventura Patchwork ho fatto indigestione di video a tema su YouTube. Mi incuriosivano quelli sul Free Motion, mai viste macchine da cucire cucire in quel modo. Era difficile? Secondo Patsy Thompson no, anzi era very very funny, occorreva solo tanta pratica. I suoi tutorial Free motion quilting-Patsy Thompson , sono magistrali, niente è lasciato al caso. La musica di apertura è quella delle fiabe, quella di chiusura è rasserenante come solo il Canon in D di Johan Pachelbel può essere. Al terzo tutorial Patsy sempre sorridente e rassicurante, dopo aver spiegato come preparare la macchina da cucire e i tre strati del quilt, vi fa finalmente iniziare. Una raccomandazione però, e qui il tono si fa serio: RILASSATEVI, è davvero importante. Consiglia un po’ di musica e… un bicchiere di buon rosso (farà cin cin con la bottiglia, stupendo!). A questo punto ero più che convinta di tentare con il Free Motion, faceva per me 😉

Patsy Thompson Free Motion Quilting

Quando ho portato il mio primo lavoro di Free Motion al corso di Patchwork, ero un po’ titubante a mostrarlo, era più che imperfetto, temevo le critiche. Lo stupore delle mie compagne mi colpì, perchè sgranavano tanto gli occhi su quei punti così incerti? Non sapevo nemmeno io quello che avevo fatto, parafrasando un famoso detto  “Nessuno osa il Free motion finché non arriva uno sprovveduto che non lo sa e lo fa”. Jole ci aveva fatto fare dei blocchi per imparare un po’ di tecniche, io li avevo messi insieme e in modo un po’ rudimentale avevo fatto il mio sandwich da trapuntare con il Free Motion:

Simpatchwork

Simpatchwork
Ho optato per l’acqua che mi sembrava la scelta migliore per una mano ferma…

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Simpatchwork

Dopo questo primo “inconsapevole” Free Motion ne ho fatti altri, attrezzandomi con tutto quello che nei video sembrava indispensabile, colla spray, piano per macchina da cucire, guanti, etc. Più aumentavano le dimensioni del top e la sua lavorazione, maggiore era la mia paura. Mi sorprende ancora quanto cambia il top prima e dopo il trapunto di qualsiasi tipo, date ancora un’occhiata alle foto del piccolo quilt rosa, non sembra anche a voi? Ci mettete ore e ore a cucire un top, quando l’avete finito lo conoscete neanche fosse un bambino. Passarlo sotto la macchina da cucire per la trapuntatura è come perdersi la sua adolescenza e ritrovarlo di colpo adulto, non so se mi abituerò mai.

C’è solo un unico lacerante dubbio prima di ogni trapunto a Free Motion:

E SE ROVINO IL TOP?

Possibile, possibile. Meglio non valutare neanche le probabilità. Però valutiamo insieme le conseguenze del non farlo:

  • Il top resterà nell’armadio per un tempo indefinito, forse vi sopravviverà e allora che ne sarà di lui? Mi basta sempre questo primo punto per decidermi, se ve ne vengono in mente altri, scrivetemi.

E poi cosa vuol dire “E se rovino il top?”. Al massimo non sarà quello che mi ero immaginata, avrà una sua personalità, magari anche molto forte, ma sua, anzi mia, solo mia. Ed è qui la chiave di tutto. Il Free Motion è stato il mio primo traghettatore verso un mondo più umano, dove mi sono finalmente permessa l’imperfezione, l’improvvisazione, il gioco. Come dice Patsy Thompson è very very funny davvero, basta lasciarsi andare, lasciare andare. Ecco la lista delle cose da lasciare andare:

  • Lasciate andare il giudizio vostro e altrui. Farete un barile di errori, alcuni inguardabili, non lo sopporterete. Con grande stupore però, a distanza di qualche ora o giorno, non riuscirete nemmeno più a trovarli quegli errori terribili in quel mare di punti, ma dove sono finiti? Per quel che riguarda gli altri, ci sarà sicuramente qualcuna, anzi parecchie, più brave di voi. E’ buona cosa, potrete continuare ad imparare e così non annoiarvi mai. Ci saranno anche tanti, tantissimi top ben ripiegati nel buio degli armadi altrui, se le critiche arriveranno da lì…
  • Lasciate andare il tempo. Quando iniziate questo lavoro le lancette si fermeranno, ci sarà un momento in cui il vostro cane, i vostri familiari vi osserveranno tutti insieme anche se a debita distanza. Saprete così che è ora di pranzo/cena.
  • Lasciate che i vostri pensieri seguano i punti e perdano il filo. Vi ritrovate dopo brevissimo tempo con la testa leggera come un palloncino, come quando giocavate in cortile e pensavate che la testa non servisse ad altro.
  • Annullate la suoneria del cellulare. Siete in una bolla spazio-temporale, in missione sulla luna o al centro della terra, l’unica cosa che dovete contattare siete voi stesse.
  • Lasciate perdere tutte le declinazioni del verbo dovere, il Free Motion è potere. Potete fare tutto quello che volete, avanti, indietro, cerchi, virgole, incroci e sorpassi, neanche al Luna Park…
  • Lasciate che sia. Per una volta, almeno per una volta. Qualsiasi cosa succederà il giorno dopo vi sveglierete ugualmente, farete colazione, vi laverete i denti e così via. I vostri cari saranno accanto a voi, il cagnone scodinzolerà. E se così non sarà, non sarà certo colpa del top che avrete quiltato a Free motion.
  • Lasciate andare “domani”. Partite con il vostro lavoro oggi, adesso, subito, non c’è un domani. Domani è un’invenzione della nostra testa che ha paura, infilate la macchina da cucire e fatelo, ora.

Ed ecco svelato come il Free Motion può essere un ottimo reset per una mente sfinita.

Alla fine non butterete proprio niente, qualsiasi cosa verrà fuori sarà un prodigio.

A proposito del non buttare niente, nel prossimo post vi mostrerò cosa ho fatto con i ritagli, proprio molto ritagli, di uno dei miei quilt, questo per la precisione:

Free motion quilting

Simpatchwork

e qualche striscia di tessuto da lenzuola…

E ora vado a tirare fuori dall’armadio quel top così ben ripiegato, a presto!

Festa della mamma

Sono passati vent’anni da quando sono diventata mamma e ancora non ho ben capito di cosa si tratta. Ho conosciuto mamme che si sono letteralmente offese perché figli di oltre quarant’anni non hanno telefonato o portato un fiore per gli auguri, alcune che si fanno gli auguri tra loro e altre che ricordano per tempo l’evento a figlioli smemorati, non vogliono sentirsi invisibili proprio quel giorno. Io continuo a pensare che ogni mamma debba festeggiarsi ogni giorno per l’incoscienza e la forza con cui ha intrapreso e continua questo cammino. E per madre ho anche in mente una definizione piuttosto ampia che non sia limitata solo alla funzione genitrice. E’ madre chi si prende cura di qualcun altro, anche di se stesso, e quest’ultima è la madre con il compito più difficile.

Comunque sia, auguri a tutti oggi e anche i giorni a venire, siamo tutte/i madri.

PREVISIONI DEL TEMPO

Ecco, io sarei anche stufa di prendere dell’acqua. Vero è che il mio cane è diventato super soffice e profuma quasi di pulito, però stare sotto l’acqua intanto che fiuta foglia per foglia e ogni filo d’erba che spunta dal fango anche no. Scommetto che se insapono tutto il pelo prima di uscire viene il sole all’improvviso, provo?

LISTA DELLA SPESA

Mai stata così precisa. Di solito segno un tot di voci e poi ne acquisto almeno dieci in più, quello in offerta, la novità, questo smacchierà meglio?, le patatine che è tanto che non le mangio, ma allora prendo anche una birra… e così via. L’ascensore è ancora fuori uso. Ogni cosa che metto nel carrello è questione di vita o di morte, la mia per le rampe di scale che mi spettano.

IL BOTANICO CURIOSO

Con tutta quest’acqua escono dalla terra lombrichi che paiono serpenti, lunghi che non ne vedi quasi la fine, la sottile e trasparente pelle bella tirata su morbide rotondità. Pensavo fossero più viscidi, in realtà sono piuttosto sodi. Ne ho tolto uno lungo quasi un avambraccio dalla strada, intanto che mi inzuppavo d’acqua col mio cagnone. Non capivo perché l’istinto di conservazione della specie lo portasse nel verso opposto ai prati che in questa zona abbondano, ora c’è anche l’erba alta, sarebbe stato più al sicuro. Fatti due passi ne ho scorto un altro appena un secondo prima che una gazza lo individuasse e ne facesse un succulento pranzo. Ah l’uomo, sempre sicuro di essere l’animale più intelligente, l’istinto di conservazione della specie ha una visione molto più ampia della mia così limitata!

L’ANGOLO DEL FOCOLARE

I miei ragazzi sono andati fuori a correre sotto l’acqua (nessuno dei due però si è offerto di portare fuori il cane). Ricordo ancora un week end piovoso di quando erano piccoli, annoiati e noiosi non sapevano come impiegare il tempo e le energie in eccesso. “Andiamo fuori a correre e pestiamo tutte le pozzanghere” avevo proposto. Avevo portato fuori sia loro che il papà, uscito probabilmente solo per controllare che non avessi perso completamente il senno. Tutti e quattro ricordiamo ancora quella corsa dove tutto quello che era proibito nei giorni feriali di pioggia era ora ammesso, saltare dentro alle pozzanghere più grosse era segno di grande valore. Nonostante fossimo ben coperti e la corsa non fosse stata chilometrica, erano davvero piccoli, quando siamo rincasati abbiamo strizzato fin le mutande. Oggi hanno diviso la musica e gli auricolari senza fili, se uno dei due si allontanava troppo dall’altro la musica si interrompeva. Al rientro quando hanno suonato, ho visto dal citofono la faccia trionfante di mio figlio e solo dietro, al limitare del marciapiede mia figlia accovacciata che respirava affannata. E dire che si vogliono tanto bene.

PATENTE NAUTICA

E’ troppo tempo che navigo a vista. Questo lungo periodo di emergenza mi sta sfiancando, quindi adesso basta, si torna a respirare con calma, si scruta l’orizzonte e si tira fuori la bussola, voglio segnare la mia rotta o per lo meno la mia meta. Ci sono molti più modi di navigare di quelli che pensavo, sono sorpresa e non sempre in senso positivo. Mi rendo conto dopo una telefonata che uno stesso evento può avere chiavi di lettura completamente diverse, ma non perché interpretato da popolazioni ai capi opposti di un oceano, ma da parte di due componenti di uno stesso equipaggio. La sorpresa si fa ancora più grande per il muro che si erge in mezzo al mare, un muro che vede soltanto uno dei due componenti, un ologramma inconcepibile per l’altro. Un muro è fissità, un viaggio abortito, un dialogo a una via con le proprie convinzioni e con la paura di confrontarsi. Un muro significa limitarsi lo spazio vitale, restare fermi in un punto perché non si riesce e si vuole superarlo. Io proseguo a pasticciare la carte nautiche e a tentare nuove rotte, non vedo muri in mezzo al mare ma solo qualche scoglio da aggirare.

E ora fiori per le mamme, che il mio cagnone mi ha permesso di fotografare restando fermo un secondo, non un centesimo in più

Baci di primavera che se non fosse per le rose si direbbe autunno inoltrato

Madame Simo

Madame Simo. Trapuntando la mia vita A MANO!

Solo tre persone oltre a me sanno chi è Madame Simo. Non vi dirò certo chi sono, ma voglio parlarvi di Madame Simo, una povera giovane con due bimbi piccoli e un marito sempre via. Gliene capitavano di tutti i colori e in una di quelle giornate convulse che sono quotidianità di ogni mamma, decide di condividere la tragicomica realtà scrivendo una mail indirizzata a tre persone a lei vicine. Una sorta di blog preistorico ed esclusivo, da scrivere alla fine della stancante giornata giusto per sentirsi parte di un mondo più grande che non fosse fatto solo di pannolini, pianti, pappe, riunioni all’asilo, lavoro, lavo, stiro e spesa. Passato lo stupore e la timidezza i tre destinatari iniziano a rispondere mettendo in copia tutti gli altri, ognuno col suo stile, con la sua vita. Sono pagine di incredibile e assoluta ilarità, brevi e dense di quella follia che può prenderti solo quando sei ubriaco di stanchezza e lasci cadere ogni barriera.

Madame Simo ha traslocato di recente e si è ritrovata tra le mani quelle pagine che aveva stampato, un piccolo tesoro strappato alla memoria di quel computer che aveva smesso di funzionare. Ora sono nella sua nuova libreria e proprio lì vicino sta trapuntando A MANO (incredibile, non è da lei!) un quilt fatto con il primo top della sua avventura patchwork. Rimasto nell’armadio troppo tempo, ha deciso di riportarlo alla luce donandogli un’anima. Eh sì, perché quel primo top era perfetto, fatto con una precisione quasi maniacale, non una cucitura che sgarrasse di un millimetro. Forse era per quello che non aveva mai osato metterci le mani su, fare un top è un conto, confezionare un quilt è tutta un’altra storia. Ma Madame Simo ha bisogno che il tempo rallenti un po’, ci sono cose che non ha capito, cose che non sa se è il caso di capire, cose che non le interessa sapere, così ha preso ago e filo e punto dopo punto senza nessuna fretta cuce di nuovo la sua vita. E da quel primo impeccabile top sta nascendo un quilt di un calore incredibile, Madame Simo è pessima con ago e filo (è molto meglio con la macchina da cucire), ma è proprio per questo che il suo quilt sarà così bello, così sfacciatamente umano da essere più che perfetto, unico.

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E intanto che cuce pensa a come sarebbe oggi la mail di Madame Simo, allora divisa in piccole rubriche con diverse tematiche…

 

IL BOTANICO CURIOSO

Non capisco perché mi stanno morendo tutte le piante, alcune si sono molto offese per il trasloco, vabbè le ho anche un po’ trascurate, però non era il caso di prendersela tanto, anche per me è stato un periodo difficile. Ho comperato il concime ma non mi ricordo più dove l’ho messo e grazie al cielo è anche piovuto tanto. Insieme ad un libro che sto cercando da mesi devo aver perso anche il mio pollice verde. Sigh!

 

MAMMA E DONNA

Non mi ubbidisce più neanche il cane, talmente vecchio che è diventato sordo. I ragazzi fanno finta di ascoltarmi, mio marito mi fissa ma si vede benissimo che davanti gli sta scorrendo tutt’altro film, probabilmente una riunione in ufficio. Non metto più il fondotinta e non se ne è accorto nessuno. E questo è un grande bene, perché lo mettevo male, perdevo un sacco di tempo e in fondo non ha cambiato le cose. Bella o brutta ho lo stesso impatto, chissà quanto tempo perdo in altre cose inutili.

 

SALE E PEPERONCINO

Molto instabile il mio umore in cucina, come sempre riflette quello del mio animo. Ci sono giorni che non riesco quasi ad aprire il frigo e mi costa fatica tirare fuori dal sacco un bicchiere di croccantini per il mio cagnone ed altri dove cucino una giornata intera. Ho tanta voglia di normalità e con tanta più determinazione la rifuggo. Vorrei tanto anche per una sola giornata non dovermi preoccupare di mettere in tavola nessuno, neanche me stessa. Anzi no, a me ci penserei volentieri, partirei da un calice di bollicine…

 

LISTA DELLA SPESA

Si è rotto l’ascensore. Sono all’ultimo piano. Non sono riusciti a ripararlo. Riesco a vedere il frigo in tutta la sua fredda nudità. Stasera ho aperto una delle ultime scatolette di tonno. Devo pensare ad un menù letteralmente light per i prossimi giorni.

 

LA POSTA DEL CUORE

Cara Madame Simo,

ho recentemente notato che il mio cuore batte più forte e che non smetto di sognare un caldo abbraccio, sarà perché il mio cane ha un lieve imbarazzo intestinale che mi porta a fiondarmi giù dalle scale e correre ai giardini a tutte le ore, anche notturne, sotto la pioggia gelata con l’aria che profuma di neve? Vorrei tanto che fosse amore…

 

OROSCOPO DEL GIORNO

Oggi non ho fatto niente di quello che avrei dovuto. Le stelle prevedono quindi per domani una bella passata dei pavimenti, un incontro col ferro da stiro e quattro rampe di scale con la spesa. Non troverò parcheggio al lavoro e arriverò in ritardo perché se continuo a scrivere andrò a letto ad un’ora ignobile. Serata imprevedibile (non voglio rovinarmi la sorpresa).

 

Baci di notturno amarcord

Madame Simo

 

 

 

 

 

 

 

 

Viva Vittoria è Vita!

Eh sì, e con la V maiuscola. Volete sapere com’è andata a finire l’opera relazionale condivisa realizzata a Parma lo scorso Novembre? Centinaia di quadrotti a maglia e uncinetto hanno ricoperto la piazza storica della città, ore di lavoro instancabile di tante, tantissime persone per raggiungere un traguardo che fosse condivisibile con tutti. La manifestazione ha avuto un tale successo che già nel pomeriggio della prima giornata non restava nulla, ma proprio più nulla da vendere.

E’ ancora sorprendente per me come sia potuto succedere. Tutto nasce da un’idea di Ida Chiapponi, una delle due nuove referenti di Quilt Italia per l’Emilia Romagna. Ida aveva già ammirato un’installazione di Viva Vittoria, collegarla alla nuova associazione de La Doppia Elica che aveva bisogno di aiuto le era venuto naturale. Le ragazze di Viva Vittoria hanno condiviso con lei la loro preziosa esperienza, la generosa ospitalità di un’iscritta a La Doppia Elica ha permesso di creare un punto d’incontro centrale alla città. E poi? Come trovare la lana? Come far conoscere il progetto? Come coordinarlo?

Le cose più belle nella vita non sono progettate nei minimi particolari. Sono sì desiderate, cercate, studiate e rincorse, ma mai previste in ogni aspetto. La creazione non è un processo a senso unico, bisogna restare aperti a stimoli, confronti e… imprevisti!

La lana. Io mi sarei scervellata ad Ida è bastato prendere le pagine gialle e cercare maglifici in zona. Ha composto numeri e non si è persa d’animo quando dall’altro capo del telefono la volevano congedare travisando lo scopo della chiamata. Ha spiegato con tutta la franchezza e l’entusiasmo di cui è capace, il nobile scopo della richiesta. Così da un “NO, GRAZIE” si passa a “Lei ha un camioncino?” e Ida di getto risponde che sì certo che ce l’ha e neanche lei in quel momento sa che non è vero, ma è questione di un attimo. Il tempo di chiudere la comunicazione e dire “E adesso come faccio?” che è già in pista per un nuovo capitolo. Nuovo problema, nuova soluzione, come in un domino pieno di fiducia fatto al contrario, le tessere si spingono per restare in piedi, non per cadere.

E sarà così per tutto. L’entusiasmo, la voglia di fare e di riuscire, faranno superare qualsiasi ostacolo. Pensare che in un modo o nell’altro si farà, credere nell’aiuto e nella collaborazione di tante persone sarà l’arma più potente di Ida, non ci sarà più nessuna paura invincibile.

Ci sono stati capitoli rocamboleschi in questa vicenda, come il viaggio delle etichette da Brescia a Parma. Ad ogni coperta è stata cucita un’etichetta che Viva Vittoria ha appositamente stampato per l’occasione.

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Gli ultimi giorni di lavoro febbrile hanno impedito di comunicare per tempo alle ragazze di Viva Vittoria il numero delle etichette necessarie, ma neanche Viva Vittoria si è mai persa d’animo e il giorno prima della manifestazione era previsto l’arrivo a Parma di una delle sue componenti con le preziose targhette. Avete presente quei film in cui dopo scene e scene di tensione si sta per arrivare a quella finale conclusiva? Ecco ancora una volta la realtà ha superato l’immaginazione. Un imprevisto poco “governabile” ha impedito al vettore di Viva Vittoria di partire per Parma, ma le etichette dovevano arrivare! Mancano poche ore all’inizio dell’evento ed ecco che la nostra eroina arriva trafelata alla stazione di Brescia (la città base di Viva Vittoria), cerca sul tabellone un treno in partenza per Parma, corre al binario indicato e dopo vari tentativi, che meriterebbero un racconto (comico) a parte, affida finalmente il prezioso pacchetto nelle sconosciute mani di un uomo in partenza per la nostra città, non prima di avergli spiegato il nobile scopo e avergli fatto vedere un selfie di chi avrebbe trovato ad attenderlo in stazione a Parma Leggi tutto “Viva Vittoria è Vita!”

Tè per due

Da ieri il Wi-Fi è in tutta la casa. Ho dovuto fare la voce grossa per questo, non ricordo se sono ricorsa al ricatto. Non solo. Ho detto anche che sono stanca, di una stanchezza immensa, di quelle che se non le argini si spandono come il latte che esce dal pentolino se non lo spegni all’ebollizione. Una stanchezza che, se non fai vedere i muscoli, penetra nelle cellule, scorre nel sangue, passa la barriera ematoencefalica, si impossessa del pensiero e lo paralizza. Ho pure aggiunto che essere di buon umore è una mia scelta di vita, non significa necessariamente che tutto mi vada bene. Si può iniziare la giornata con entusiasmo solo perché è un’altra giornata, anche se la notte non ha risolto i problemi del giorno precedente.

Non sopporto lamentarmi, fatico a sopportare chi si lamenta. La lamentela è vedere le cose da un solo punto di vista e non accetta confronto. C’è solo lei, ha bisogno di ripetersi di continuo per divenire certezza, perché lo sa benissimo che se accetta un confronto perde terreno e toglie sicurezza. Le cose non stanno così come le vedo? E adesso?

Parlare, confrontarsi, dire quello che si pensa. Certo non si può fare con tutti, solo con quelli che ci accolgono così come siamo, con le nostre contraddizioni ma anche con la nostra disarmante sincerità. Così non esce il lamento, ma quello che pesa sulla nostra anima. La condivisione ne cambia peso, ingombro e misura. Un amico che ti ascolta ti riporta in vita, ti impedisce di continuare a recitare in quel film che ti eri fatto in testa.

Quanto viviamo e quanto recitiamo a favore di quelli che ci stanno intorno? In un’epoca in cui tutto è filmato, tutto è fotografato, tutto è ritoccato e studiato in modo da apparire più bello e invidiabile, mostrarsi così come si è è quanto mai coraggioso.

Mostrare la propria imperfezione, poter dire non ce la faccio. Chiedere aiuto. C’è lusso più grande? Non penso.

Ho ancora tanto da mettere in ordine, anche nella mia testa. Conosco tante persone, alcune meglio di altre e tutte fanno il mio lavoro, cercano di vivere al meglio la vita anche quando questa ti mette alla prova.

E così ti trovi ad un aperitivo con una persona che non conosci a condividere un’esperienza che conosci bene nella speranza che sia vissuta meglio. In realtà quello che conta davvero è comunicare all’altro che non è solo. Non siamo soli, nemmeno quando siamo sicuri d’esserlo. La nostra esperienza è unica ma non è l’unica, è già stata vissuta in milioni di sfumature. Poterle condividere è come avere più colori a disposizione e trovo una vita a colori più eccitante di una in bianco e nero.

Basta anche un link condiviso per far svoltare una giornata. Un link di un sito che vende tessuti patchwork. Scontati. Irresistibilmente scontati. E dopo aver tirato le orecchie all’amica che non doveva mettervi in tentazione, la invitate perché no? a riempire il carrello insieme, anche se avete metà casa che è un disastro. Tra un taglio di tessuto e l’altro ci si racconta la vita, una magia che si rinnova spesso tra amiche che tagliano, cuciono, lavorano a maglia o all’uncinetto.

Va bene anche un tè, organizzato tra amiche preziose tutte appassionate di “creazione”. Creando si onora la parte migliore di noi, quella più vera e libera, quella che ci rende felici. Devo organizzarli più spesso questi patchwork tea, sono fonte di vita.

Anche un tè per due, anche se si è in tre e uno non beve il tè. Che poi non è vero, finisce sempre che beve dalla mia tazza. Arriva anche il mio cagnone, splendidamente imperfetto, nella sua incoscienza di esserlo

In giornate come questa è importante non stare troppo soli, preparare un tè per due è dare un segnale alla stanchezza. Non l’avrà vinta sul mio pensiero

E poi volete mettere la soddisfazione di appoggiare tazzine e teiera sui miei “esperimenti” patchwork?

E così si va avanti.

Trasloco, cambio casa e…?

Traslocato. E da allora sono senza wi-fi. Come dire: sono in una bolla temporale anomala, sono fuori dal mondo. I miei figli hanno resistito qualche settimana poi hanno cambiato gestore telefonico, era imperativo avere più Giga da condividere col pc per navigare fino allo sfinimento, per non perdersi neanche una foto/storia di Instagram, per guardare un film o finire l’ennesima serie su Netflix. Io ho ancora qualche cartone da aprire, sono ancora in modalità “sopravvivenza”. Potrebbe essere questa la principale giustificazione di tanto silenzio, alcune di voi mi hanno dolcemente rimproverato per non aver pubblicato più niente.

E ne avevo di cose da dire…

Viva Vittoria e La Doppia Elica hanno creato un’incredibile quantità di energia che non vuole fermarsi, ed è giusto così, non deve arrestarsi. Al di là della ragguardevole cifra raccolta (35 mila euro), hanno messo in contatto e comunicazione individui con tanta voglia di fare, di cambiare. Senza limiti di età, dalle elementari a pimpanti signore di 94 anni, sono tante le persone che finito l’evento a Parma avevano voglia di fare ancora, di stare in compagnia in modo creativo, costruttivo. Viva Vittoria ha un’anima, e come tale entra nel cuore di chi la incontra. Fondamentale è cambiare il modo di vedere, di percepire la realtà dell’essere donna, è comunicare che esiste altro, rendere possibile una scelta, un’identità consapevole. In quell’incredibile giornata, iniziata nel buio che precede l’alba, ho riso e pianto di commozione. Le volontarie della Doppia Elica con la loro inesauribile forza, hanno abbattuto ogni ostacolo con disinvoltura. La vita ha insegnato loro che dalle avversità si può risorgere, più forti di prima. La gente accorsa numerosa è stata curiosa e generosa di storie, di gioia e di dolore da condividere con semplicità, con onestà.

Il trasloco. È una cosa molto più intima di quello che credessi. Si trova la vita passata che si impacchetta intanto che si mette in stand by quella presente, nella speranza che quella futura sia migliore. Una cosa quanto mai irrazionale a vederla così.

Così si elimina il più possibile della vita passata, in modo da non avere zavorra in quella futura, ma in tutto questo non rimane comunque tempo per quella presente. Ancora non va.

Allora, si cerca di vivere alla giornata, non pensando troppo al futuro e guardando al passato con un certo distacco.

Tutto questo per dire che un giorno potevo metterci anche 10 minuti per decidere se tenere un libro oppure no e il giorno dopo in 5 minuti buttavo 10 anni di ricordi conservati in un cassetto. Il giorno dopo ancora non sapevo che fare, come se il mio futuro potesse dipendere dal libro che avevo tenuto e dalla lettera che avevo scartato. Meno male che il tempo passa e viene il momento in cui negli scatoloni viene messo tutto quello che passa sotto le mani, senza se e senza ma, l’importante è non avere più niente sotto gli occhi e lasciare il vecchio per il nuovo. Non valgono più le domande che vi hanno tormentato fin qui e che vi hanno tolto il sonno, non si torna più indietro, è ora di cambiare. C’è tanta voglia di cambiare e allo stesso tempo tanta paura. Tanto impegno per cambiare e tante cose che non cambiano.

È come se fosse un’interminabile veglione di capodanno, i buoni propositi e il nuovo che verrà ci renderanno diversi, migliori. Forse. Perché è quello che speriamo tutti gli anni, ma l’anno dopo capita che ci troviamo gli stessi dell’anno prima, con un anno in più.

La nuova casa mi aiuterà a cambiare? Quanto influisce l’ambiente nella vita di una persona? Cambiare è per me sinonimo di vita, un’evoluzione indispensabile per poter abbracciare l’orizzonte con lo sguardo.

E dove sono ora vedo finalmente il cielo. Davvero. Ed è incredibilmente bello.

Viva Vittoria, La Doppia Elica e l’incredibile forza delle donne

Come avevo già anticipato in un precedente post http://simpatchwork.com/viva-vittoria-la-lana-e-la-doppia-elica/ il dieci e l’undici novembre 2018 Piazza Duomo a Parma sarà ricoperta con un’immensa e coloratissima coperta di lana.

Viva Vittoria, un’associazione che si prefigge di aiutare le donne a divenire consapevoli del proprio valore e quindi artefici della propria vita, e La Doppia Elica, onlus che unisce in una grande famiglia donne in cui è presente la mutazione del gene BCRA responsabile di neoplasie della mammella e dell’ovaio, sono fianco a fianco in questo progetto pieno di vita.

Chi decide della mia vita? È la domanda che Viva Vittoria vuole porre ad ognuna di noi, la risposta proteggerà le donne dalla violenza, Viva Vittoria è nata per questo.

Chi decide della mia vita? È la domanda di svolta anche delle donne che subiscono interventi che cambiano radicalmente la propria vita, la propria femminilità. Anche in questo caso la risposta sarà la chiave per non essere vittima, ma artefice attiva di una vita vissuta in tutta la sua pienezza.

Sono percorsi di consapevolezza delicati e fondamentali, ognuna di noi può fare la differenza in questo. Lavorare a maglia o all’uncinetto anche un solo quadrato di 50×50 cm è il battito d’ali della farfalla che provocherà un uragano. Un fatto che può sembrare insignificante nell’economia di un sistema, può invece innescare azioni a catena capaci di cambiare qualcosa nel mondo. Eh si, è ora di pensare in grande. È stata l’occasione per chiamare quell’amica, anzi quelle amiche che non si sentivano da tempo e organizzare una cena, un incontro al bar, un appuntamento ai giardini pubblici. Telefonare alla nonna, alla zia, suonare alla vicina e cercare la sua collaborazione in questa epica impresa.

Questa opera relazionale condivisa è stata creata da Viva Vittoria per permettere alle persone di incontrarsi e realizzare un’attivita sociale dai molteplici benefici. Lavorare la lana è terapeutico, stimola l’attività cerebrale, mantiene agili le mani, aumenta l’autostima (ma ve la ricordate la prima sciarpa a punto legaccio o la prima catenella ad uncinetto?), riduce lo stress al pari della meditazione. Non solo, aderire a questo progetto ha permesso di fare tante chiacchiere, conoscere belle persone, fermarsi un attimo, rendere il sorriso a chi è in difficoltà.

Sono stati giorni di grande lavoro. Le volontarie de La Doppia Elica instancabili, ma sempre piene di risorse. Le donne, ma anche gli uomini e i bambini che hanno risposto all’appello, hanno prodotto veri e propri capolavori. Ci sono storie di passione e coraggio, lacrime ma anche tante risate. Volete un assaggio?

Ines, simpaticissima signora di appena 80 anni, ha fatto 50 quadrotti di straordinaria bellezza :

La dolce Jole che ha già superato i 90 da qualche anno, ha lavorato a maglia in modo impeccabile, con l’eleganza che le è propria:

e vi invito a visitare la pagina Facebook di VivaVittoria Parma, troverete una classe di bambini sorridenti e orgogliosi del cuore fatto di pompon rossi applicato sopra al quadrotto, ragazze, signore, nonne, signori con la barba… tutte persone che hanno accolto questo invito e si sono lasciati andare in un’ abilità sconosciuta o da troppo tempo dimenticata.

Nel punto di raccolta di via Bixio ci sono montagne di quadrotti che vengono  etichettati e cuciti quattro a quattro con un filo rosso per formare le coperte da un metro quadro che verranno messe all’asta. Il ricavato servirà ad acquistare macchinari per la prevenzione e sorveglianza del rischio familiare o ereditario delle neoplasie. Il battito d’ali di ognuna di voi sarà l’uragano che permetterà a La Doppia Elica di spazzare le nuvole dal cielo, allontanare la paura e permettere a tante donne di rinascere, di vedere un nuovo orizzonte, di avere un’altra vita.

La mitica Ida sceglie i quattro quadrati da cucire insieme seguendo un criterio estetico e uno puramente umano: non si lascia indietro nessuno, tutti hanno un valore, una storia da raccontare.

Così sono affiancate lane e cotoni di ogni colore lavorate da mani diverse, alcune un po’ impacciate e altre di un’ abilità che meriterebbe un inchino. La meraviglia di punti complessi e difficili è affiancata da punti sghembi, incerti e non proprio ortodossi di chi ci ha messo tutto l’amore e la voglia di farcela che poteva. La determinazione mi toglie il fiato tanto quanto la maestria, sarà che sono figlie della stessa madre, la passione. Per questo cucendoli insieme, non ho trovato quadrotti più belli di altri, ma solo capolavori d’amore di una meraviglia assoluta

e c’è pure chi ha riproposto il Log Cabin all’uncinetto!

Piccoli capolavori vicino a grandi opere, perché lavorare a maglia o all’uncinetto un quadrato di 50 x 50 cm non è affatto un’impresa semplice per chi è alle prime armi. Può essere comunque piacevole però:

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Era tutto squisito e le ragazze sono state bravissime. Paola ha lanciato un appello su un paio di gruppi WhatsApp e ha messo insieme un fantastico gruppo, eccola che mostra orgogliosa il frutto di quella stupenda serata trascorsa a casa sua:

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E’ un’opera che lascerà il segno, chi pensava di non essere capace, di non farcela più, di non avere tempo, di non essere interessato, ha lavorato punto su punto per partecipare a questa gigantesca opera vitale. Ha scoperto risorse, amici, creatività e voglia di fare, si è ritagliato uno spazio fuori dalla quotidianità, preziosissimo.

E quindi un bacio grande alla portentosa Ida, di indicibile forza e volontà, grazie per aver reso possibili questi giorni così carichi di sentimento. E per non esserti fermata mai, pur avendo attraversato giorni sommersi dalle lacrime del tuo cuore. La tua mamma è parte di quest’opera e un’opera di questo calibro è immortale.