Come stampare un’etichetta

È davvero facile e soprattutto si può fare a casa propria con una semplice stampante (la mia ha un prezzo a due cifre). Si imposta ciò che si vuole scrivere in un nuovo documento sul pc, si fa un’anteprima di stampa per accertarsi che sia tutto ok e si stampa su un comune foglio A4

Con la colla stick si incolla sopra la stampa il pezzo di stoffa che si vuole utilizzare come etichetta, la stoffa (che andrà tagliata un po’ più abbondante per ottenere bordi ben rifiniti) lascerà trasparire lo scritto permettendo una stampa ben centrata.

Occorre asciugare un po’ la colla appoggiando il ferro da stiro sul retro del foglio, cosa che non ho fatto nel mio primo tentativo di stampa per un’etichetta di un altro quilt. Se la colla resta troppo morbida la stoffa stressata dalla stampante potrebbe muoversi e la stampa non risultare perfettamente dritta:

“Spring lion” l’ho volutamente lasciato così, un po’ storto come le cuciture della quiltatura, è un quilt con grande personalità che mi ha dato non pochi grattacapi, ma questa è un’altra storia…

Si inserisce il foglio nella stampante, nuova stampa et voilà, ne esce un’etichetta che più bella non so se si può:

Si stacca delicatamente dalla carta, ne resterà qualche pezzetto sul retro insieme a tracce di colla, e si mette in ammollo in acqua fredda e aceto per 10/15 minuti per fissare l’inchiostro. La colla che ho usato resiste al lavaggio fino a 20 gradi, l’acqua fredda mi permetterà di conservarne i residui che mi faciliteranno il posizionamento dell’etichetta sul quilt e il ripiegamento dei bordi

“Sweetness of life”ora avrà una vita tutta sua, è nato per passare ore liete e spensierate con la sua nuova piccola proprietaria che sono certa mi perdonerà qualche imperfezione. Anzi, per nulla in soggezione da una perfezione che non c’è e non vuole nemmeno esserci, ne godrà i colori, i disegni e l’energia che questo quilt mi ha trasmesso in ogni passaggio, lasciandomi libera di creare per la pura gioia di farlo.

Errore=opportunità

Lasciatemi un po’ di incredulità. Ma com’è possibile che dopo:

e dopo:

che sono tanti blocchi tutti fatti con la tecnica del quilt as you go, io abbia potuto fare questo errore così banale?

 

Si vede bene quel pezzetto di tessuto a sfondo chiaro con i fiori grandi che non è stato ben allineato con quello cucito sopra? O meglio vedete quella ferita di più di 3 cm tra il tessuto chiaro e quello rosa? 😭

Ora se questo buco si vede dopo che sono già stati cuciti tutti e 28 i blocchi e nel corso dell’ultima cucitura per fissare il retro, si esclude automaticamente qualsiasi intervento di scucitura per preservare la salute mentale della quilter.

Così mi trovo a restaurare un quilt prima ancora di averlo finito, notevole eh?

L’opportunità non è continuare a chiedersi “ma come ho fatto? Possibile?” ma accettare quello che si ha davanti agli occhi e cercare una soluzione come fosse un gioco, una stimolante sfida dove è tutto valido, compresi ago e filo con i quali non c’è grande feeling (macchina da cucire tutta la vita!). Nuova sorpresa quindi, non sono incapace con l’ago!

Voi cosa avreste fatto?

P.S. Si ringrazia Luisa che mi ha “prestato” la sua splendida terrazza per fotografare i quilt 😘

 

Sweetness of life

I 28 blocchi sono stati cuciti dopo diversi accostamenti, una foto in bianco e nero è l’ottimale per vedere se i chiaroscuri sono bilanciati:

 

 

 

Cuciture stirate aperte:

e qui ahimè devo svelare gli errori…

Ricordate quando ho detto che l’imbottitura è “prensile” e non ha bisogno di colla? E soprattutto sapete com’è lavorare in uno spazio piccolo piccolo (tipo in uno stesso tavolo di misura media: macchina da cucire, piano di taglio, figlia che studia con appunti, libri e pc, marito con altro pc e cane al tuo fianco)?

Ecco il retro dell’altra metà del quilt:

Spostando i blocchi dal piano di taglio alla macchina da cucire ho traslocato anche ritagli clandestini che sono stati trapuntati al rovescio (avrei potuto sperare in fortuna migliore?). Sceglierò una stoffa per il retro meno trasparente possibile. Solo un piccolo pezzo, coloratissimo é attaccato sfacciatamente a faccia in su (vedi in basso a destra), mi metto sotto una lampada e inizio un lavoro certosino con le forbicine.

Per preparare il sandwich la regola richiederebbe di stendere la stoffa del retro con il rovescio verso di me e appoggiarci sopra il top trapuntato mettendo rovescio contro rovescio. Farò il contrario:

non perché sono uno spirito ribelle, ma perché nel momento in cui farò aderire la stoffa del retro all’imbottitura, dopo aver spruzzato una colla spray temporanea (qui ci vuole proprio), riuscirò a sentire con le mani se le cuciture saranno aperte e se avrò bisogno di appiattirle potrò farlo.

Segue un semplice, ma non indolore (mi svelerà un altro madornale errore 😩), stitch in the ditch  per fissare il tutto, cucirò cioè lungo i margini dei blocchi proprio nel solco creatosi dalla cucitura dei bocchi. Un aspetto molto positivo del quilt as you go, soprattutto se si utilizzano cuciture di diverso tipo per quiltare, è che a lavoro finito è molto difficile distinguere gli svarioni dalle cuciture intenzionali. Ad esempio:

la seconda cucitura bianca (partendo dal basso) sulla striscia orizzontale della stoffa a pois verde oliva accostata a quella bianca coi cuoricini, potrebbe essere la trapuntatura originale del blocco ma anche uno stitch in the ditch che ha smarrito la retta via… questa è la trapuntatura originale!

Grande cosa poter cucire il bordo solo con la macchina da cucire, niente punti a mano sul retro:

perché sul davanti la cucitura sembrerà quella della trapuntatura

Ci sta qualche digressione:

E questo non è un elogio a lavorare alla carlona, ma a lavorare con più leggerezza, senza ansia da prestazione e mito della perfezione. Better done than perfect, meglio fatto che perfetto, rende possibile la realizzazione di un’idea che può essere concretamente goduta, lavata e centrifugata senza paura, perché è stata fatta senza paura, certo con tante ore di lavoro, ma ore liete, anche spensierate, sempre con la voglia di scoprire qualcosa di nuovo. Better done than perfect riporta alla realtà, toglie da un’incubazione infinita un’idea che sarà sempre più perfettibile e quindi intangibile finché resterà un’idea. Se sbaglio, se incontro un inconveniente, se non sarà proprio come lo volevo, pazienza, sarà l’occasione per tentare una strada nuova.

La non piena soddisfazione di alcune delle mie etichette per i quilt ad esempio, mi ha portato a cercare e tentare nuovi modi. Un quilt è una creatura e come tale deve avere un nome e una data di nascita.

Etichetta scritta con pennarello per stoffa:

 

Scritto con macchina da cucire e piedino per free motion (ma ho utilizzato un filo sfumato e non è perfettamente leggibile, il quilt si chiama My way):

 

Ed ecco l’evoluzione dell’insoddisfazione che, anziché farmi fermare per lamentare l’imperfezione, mi ha portato a:

Alla prossima, svelerò l’errore/opportunità (perché è questo in fondo quello che  gli errori sono) e come ho prodotto la mia ultima etichetta!

Quilt on the go o “strada facendo”


Quando l’inquietudine portata da questa primavera si è fatta grande e difficile da sostenere, ho tirato fuori un pannello con 28 riquadri e un po’ di stoffe che ho tagliato a mano libera, lasciando da parte riga e regole. Ho trapuntato ogni pezzo di tessuto appena aggiunto, “strada facendo” come ha magistralmente tradotto Patti l’inglese “quilt as you go”.

Dopo aver tagliato l’imbottitura di cotone più larga delle dimensioni del blocco voluto, ne ho segnato i contorni con un pennarello ad acqua, in un altro lavoro ne avevo usato uno cancellabile che con la prima stirata è scomparso. Cerco sempre di non fare gli stessi errori e infatti non mi annoio mai, ne faccio sempre di nuovi 😁.

Adagiato il riquadro più o meno al centro  lo trapunto secondo l’ispirazione del momento. Non c’è bisogno di fissarlo con colla o altro, l’imbottitura è sufficientemente “prensile”

Cucio il primo pezzo di stoffa, dritto contro dritto

Lo rivolterò senza stirarlo (potevo usare il pennarello cancellabile) usando l’unghia del pollice per convincerlo alla nuova piega ( per chi se le mangia e non ha voglia di stirare ogni volta, la Clover produce l’Hera Marker che funziona egregiamente).
Trapunto a sentimento e proseguo aggiungendo anche pezzi di stoffa avanzati da altri blocchi

I tagli sono a volte più lunghi e così è facile facile

o più corti così che devo allinearli sulla riga di cucitura per vedere quanti me ne servono. Non occorre che siano della stessa altezza, metterò i più bassi dove ho meno superficie da coprire, dovrò invece allinearli lungo la linea di cucitura

Taglio l’eccedenza di tessuto rosa e proseguo su un altro lato

I ritagli non devono impensierire, è un lavoro scacciapensieri o no?, verranno riutilizzati fino all’ultimo pezzo e a fine lavoro il sacchetto degli scarti sarà dello stesso peso di quei quilt che avete tagliato con precisone ingenieristica

E ora con squadra apposita o con una sagoma che vi siete fatti in plastica trasparente tagliate fieri e felici il vostro blocco

I ritagli verranno scuciti per essere prontamente riutilizzati