Come stampare un’etichetta su stoffa. Tutorial!

Quasi quasi non ci credo nemmeno io che sto facendo un tutorial su come creare un’etichetta di stoffa. Avevo già fatto un post a suo tempo http://simpatchwork.com/come-stampare-unetichetta/ , ma tra i vari commenti c’è stato anche quello “non ci ho capito niente”, per cui riprovo. Chi la dura la vince!

Con questo metodo potete:

– preparare etichette per i vostri quilt o altri manufatti come ad esempio i quadrotti 50×50 che state realizzando per Viva Vittoria e La Doppia Elica http://simpatchwork.com/viva-vittoria-la-lana-e-la-doppia-elica/ . Su questi lavori a maglia o all’uncinetto dovete applicare la vostra firma, un’etichetta di questo tipo è quello che fa per voi

– creare cartoline tessili, applicando su cartoncino, compensato leggero, panno o qualsiasi materiale che possa supportare colla e stoffa, il vostro cotone stampato

– si può utilizzare questo modo di scrivere sulla stoffa per preparare sacchetti per contenere biancheria, alimenti, etc., ma anche per identificare una conserva o marmellata (perché non stampare anche quei centrini rotondi che coprono i coperchi dei vasi?)

– stampare una frase, una dedica, un pensiero anche su una strisciolina di stoffa che inserirete a patchwork in una coperta, una bustina, ma anche una presina o una tovaglietta

Sono sicura che vi vengono altre idee: CONDIVIDETELE!

 

OCCORRENTE

-1) Pc/tablet/cellulare, un dispositivo che permetta di mandare in stampa quello che volete sia scritto sull’etichetta.

2) Stampante. La mia è veramente basica, di quelle che quando cambi la cartuccia d’inchiostro ti accorgi che costa tanto quanto la stampante stessa.

3) Colla stick. Potete prenderla in prestito da un astuccio di un figlio/nipote che va a scuola o, se vi siete cimentate nell’appliquè, l’avete già.

4) Un pezzetto di stoffa un po’ più grande dell’etichetta che volete ottenere.

5) Ferro da stiro.

6) Ciotolina con  acqua e aceto bianco.

 

PROCEDIMENTO

Il procedimento è facile, veloce, di gran soddisfazione. Non dovete ricamare nulla, niente free motion, nessuna penna con inchiostro che sbava.

1) Come prima cosa si imposta l’etichetta col dispositivo elettronico che vi è più congeniale, pc/tablet/telefono. Qualsiasi programma vi permetta di scrivere e di mandare in stampa andrà bene. Col mio tablet ad esempio potrei usare Note e scriverla anche con l’indice:

Oppure il programma di scrittura classico, quello col quale scrivereste una lettera

Si possono inserire elementi figurati, emoji, piccole immagini disponibili online, la Patti fa etichette bellissime: 

 

2) Si fa una stampa di prova su carta per verificare la leggibilità, le dimensioni, il carattere scelto, le spaziature. Se stampate con un colore diverso dal nero, dovrete verificarne la tenuta al lavaggio.

 

3) Si taglia un pezzettino di stoffa un po’ più grande delle dimensioni volute per l’etichetta, occorre rivoltare i margini per avere un’etichetta ben rifinita. Non è necessario avere stoffa in tinta unita, tenete conto del colore e delle dimensioni della fantasia nel caso utilizzate un tessuto con disegno per avere un lavoro armonioso e… leggibile!

 

4) Si applica un po’ di colla sul retro della stoffa che avete tagliato per la vostra etichetta cercando di non deformarla troppo. Applicatela sul foglio di stampa che avete appena fatto. Potreste anche applicarla su un foglio bianco, ma appoggiando il tessuto sul foglio di carta che avete stampato di prova, riuscite a vedere in trasparenza dove sarà stampato il vostro scritto. Questo è soprattutto utile nel caso di un cotone fantasia che potrebbe creare qualche problema di leggibilità. Avrete in questo modo la stampa dove volete voi.

 

5) Una passata veloce con il ferro a secco sul retro del foglio, ma anche sul tessuto. Questo è un punto che ho inserito per evitare distorsioni in stampa. Il calore del ferro da stiro, asciugherà la colla, eviterà grinze sul tessuto e lo fermerà in modo perfetto per la stampa. È opportuno usare la colla con parsimonia e solo sulla stoffa, in modo da non avere residui sul foglio che possano attaccarsi al ferro o alla stampante.

 

6) Si inserisce il foglio nella stampante, facendo attenzione al verso ( la mia stampante ad esempio stampa sulla faccia inferiore del foglio che inserisco ) e via alla stampa

Ecco l’etichetta:

 

7) Si stacca delicatamente l’etichetta dal foglio. Se resta attaccato qualche pezzetto di carta sul retro, non importa, se ne andrà via nel successivo passaggio. Si lascia asciugare la stampa qualche minuto.

 

8) Si immerge l’etichetta in una ciotola con acqua fredda e aceto bianco in modo da fissare l’inchiostro. È sufficiente un ammollo di 10 minuti. Questo passaggio è necessario solo se prevedete un lavaggio dell’etichetta, ad es. se è per un quilt.

 

9) Si sciacqua con acqua fredda, si mette ad asciugare, si stira ripiegando i bordi all’interno e la vostra etichetta è pronta per essere applicata!

 

A seconda del tessuto e della finitura la vostra etichetta potrà essere più o meno visibile

Si ringraziano Patti, che fa etichette più belle delle mie e Ida che mi ha detto senza mezzi termini che l’altro post su come stampare un’etichetta era tutt’altro che chiaro (chi la conosce sa che ha usato un’espressione ben più colorita). Un bacio 😘

Al ritorno dalle vacanze….


…c’è sempre troppa biancheria da lavare e stirare, la casa da pulire e ordinare (perché è già tanto riuscire a fare la valigia la notte prima di partire), andare subito a prendere il cagnone che quasi quasi non tornerebbe a casa perché in campagna al fresco, supercoccolato, extranutrito, insieme all’amico peloso Gastone stava proprio bene. C’è la spesa da fare, salutare tutte le piante che la mia vicina ha amorevolmente innaffiato e inalare a pieni polmoni il profumo dei biscotti fatti in casa che Luisa mi farà trovare sulla cassapanca. Ho dei vicini, anzi delle vicine speciali, direi uniche.

Sono fioriti i girasoli che non ho seminato. Tutti gli anni beneficio di una particolare semina aerea. Da uccelli di passaggio cadono frutti e semi, ma anche qualcosa di meno prosaico non completamente digerito. Io innaffio e, se cresce qualcosa, aspetto che abbia una certa dimensione prima di fare indagini botaniche. Un anno ho notato uno strano rigonfiamento tra il basilico, spostando le piantine profumate ho scorto una noce il cui seme aveva iniziato a lavorare. L’ho spostata delicatamente e le ho dedicato un vaso, oggi la pianta nata da quella noce è alta come me.

I girasoli appena fioriti e qualcosa che penso essere grano, erano una manciata di semi insieme in quello che si potrebbe definire un prodotto di scarto post digestione di un esemplare avicolo. L’uccello in questione deve aver fatto una grande abbuffata e, dopo il lauto pasto, ha centrato in pieno una vaschetta. Ho riconosciuto nel souvenir bucolico rilasciato dall’alto, dei semi integri che assomigliavano a chicchi di cereali e altri semi decisamente più grandi che non sono riuscita ad identificare. Ho innaffiato qualche giorno grata di quel concime che veniva letteralmente dal cielo, ma quando ho visto che iniziava a germogliare, ho raccolto tutto e adagiato in un’altra vaschetta. Ho seguito la crescita con l’apprensione di un neo genitore, e a circa 40 cm ho capito che avrei avuto dei girasoli! Che ovviamente sono sbocciati quando ero in vacanza. Così Federica, la mia vicina botanic baby sitter, mi ha prontamente inviato una foto:

La gioia di questa maternità alla clorofilla non è riuscita a mitigare il senso di oppressione dato dal caldo da fusione atomica che ho trovato al mio ritorno. Ciò mi ha  generato un po’ di sconforto che si è ingigantito fino a divenire prostrazione al limite dell’esaurimento quando la mia bambina mi ha messo al corrente che aveva liberato la sua cameretta nella città dove studia. Ha approfittato delle vacanze estive per portare a casa tre sacchi giganti di biancheria, piumone, quilt, vestiti, giacche, etc. da lavare e stirare. Il giorno dopo è ripartita, il tempo di disfare la valigia delle vacanze familiari e tanti baci…

Le alternative a quel punto erano molteplici:

– Lasciare i tre sacchi nella sua camera e aspettare che se ne occupasse al ritorno. La ragazza però non possiede una sua camera, la condivide col fratello e sono anche un pochino stretti. I sacchi, che erano sopra il cuscino del cagnone che nel frattempo era tornato dalla campagna, sono stati posizionati nel bagno di servizio ultrapiccolo che con quest’ultima installazione è divenuto inagibile (c’erano già due montagne tessili in lista d’attesa per la lavatrice).

– Scrivere una lettera in cui manifestare tutto il mio affetto e lasciare nottetempo la casa in compagnia del mio cagnone. Girare il mondo, tornare come se niente fosse una mattina e preparare una colazione intercontinentale per tutti.

– Entrare in uno stato catatonico di assoluta apatia. Non vedo, non sento, non parlo e non faccio più nulla in casa. È più forte di me, non posso fare altrimenti. Anche se un pochino fuori stagione entrare in letargo, non si sa mai che a qualcuno venga in mente di chiamare un medico.

– Far valere i miei desideri, che significa leggere, studiare, scrivere, cucire, imparare a suonare la chitarra, iscriversi ad un corso di ballo e ad uno di modellista, ho una voglia matta di cucire vestiti. Cucinare quando e come voglio, uscire con le amiche, andare al cinema e nel tempo libero (se c’è, altrimenti pazienza) occuparmi di casa e figli.

– Passare in rassegna le foto scattate tra Bilbao e San Sebastián e continuare a meravigliarsi come farebbe un bambino intanto che mi sfinisco di lavoro come un somaro.

Cosa ho scelto?

L’arrivo. Un attimo prima di uscire dall’aereoporto di Bilbao, quel momento di transizione in cui si resta col fiato sospeso nell’attesa della sorpresa

La luce alle 21.30 e l’incredibile Guggenheim Museum

I miei bambini, quanto sono piccoli in quella struttura così maestosa?

Non sarei più uscita, al di là delle mostre presenti, un’installazione patchwork+uncinetto si dipanava a tentacoli tra i diversi piani della struttura. Ho scattato un milione di foto, giusto un assaggio:

 

Chi aspetta fedele fuori dal museo?  Un cane gigante coperto di fiori

e un adorabile ragnetto

Ci sono strutture ultra moderne perfettamente inserite nel contesto urbano

E altre inserite all’interno. Entrando nell’edificio che vedete qui sotto, vi sareste mai aspettati di trovare…

altri edifici sorretti da colonne una diversa dall’altra, panchine luminose, un sole proiettato e per tetto una piscina?

A San Sebastián le spiagge sono bellissime, giganti

Ci si può attardare fino alle 22

come questa mamma con i suoi piccoli per…

vedere il tramonto sul mare

Mare che è presente nella vita di città come elemento imprescindibile. La mattina presto sui marciapiedi ci sono persone con le scarpe ma anche senza…

E intanto che qualcuno dorme ancora c’è già chi ha la pelle salata

Può mancare una tappa all’acquario quando il più piccolo dei viaggiatori ha 17 anni suonati (sull’età del più grande sorvoliamo)? Ci siamo divertiti tanto anche lì, come i bambini!

E devo confessare che guardando i pesci pensavo a possibili fantasie di tessuti, proprio quest’anno sono tornati di moda i pois…

Un languorino? Innumerevoli varietà di pinchos, che sarebbero stuzzichini per accompagnare una birra fresca o un calice di vino ma che ormai sono sdoganati per farci colazione, pranzo e cena:

E invece sono qui davanti al ferro da stiro… 😭

 

Le foto, quelle più belle, sono state gentilmente concesse a seguito di perentoria richiesta, da Michele Fochi che trovate su Instagram come myphoki. Ne scatta di veramente belle, pubblica solo quelle più ermetiche. Tra i mei desideri metterò anche quello di vedere più foto sue online.

 

 

 

 

 

Viva Vittoria, la lana e La Doppia Elica

Ferri e uncinetto pronti? Il progetto è grande, anzi grandioso. Talmente visionario e incredibile da essere vero. Non solo, sarà utile, più che utile, fondamentale. Fondamenta che sosterranno persone, intere famiglie, la comunità.

La Doppia Elica è un’associazione nata per la prevenzione e il supporto di pazienti a rischio di mutazione genetica BRCA. Le donne portatrici di mutazioni nei geni BRCA hanno un elevato rischio di sviluppare tumori al seno e all’ovaio. Volontari, medici e professionisti si affiancano nel sostenere le donne in questo difficile percorso. Una diagnosi di tumore ha un potere dirompente nella vita di una persona. All’ improvviso sembrano non esserci più certezze, l’orizzonte è confuso, la vita si arresta come un respiro trattenuto. L’apnea non si potrà prolungare all’infinito, impagabile sarà il lavoro che potranno fare volontari e professionisti.

È possibile rinascere persone nuove. La cicatrice sarà il primo mattone con cui edificare la nuova casa, diverrà un punto di forza, l’àncora per agganciarsi al momento presente. È un percorso difficile, è necessario aiuto. La paura colpirà non soltanto il malato, ma anche i suoi cari, gli amici. Qualcuno non riuscirà a sostenerla, ci si sentirà ancora più soli.

Viva Vittoria nasce con il proposito di fare qualcosa subito per fermare la violenza sulle donne. Il primo progetto riuscirà ad aggregare tantissime donne di ogni estrazione sociale, provenienza culturale, religiosa e politica, superando i confini di un paese, di una città, della nazione stessa. “CHI DECIDE DELLA MIA VITA?” è la domanda chiave per il cambiamento, ognuno di noi ha potere sulla direzione del proprio cammino, una comunità solidale può essere di grande sostegno e fonte di vitale energia in un momento così delicato.

Si incontrano così queste due associazioni, donne che percorrono lo stesso cammino per salvare tutto quello che di bello c’è nella vita: l’amore per la vita. Perché non si spiegherebbe altrimenti l’entusiasmo, la positività, la voglia di fare, di essere concreti, di non lasciare soli.

Viva Vittoria chiederà alle donne di essere artefici. Lavorando a maglia le donne saranno artefici di un incredibile progetto, ma anche del loro destino, potranno cambiare se stesse e la società. Nel marzo del 2015 nel corso del primo progetto, verrà chiesto di confezionare a maglia o all’uncinetto un quadrato delle dimensioni di 50 cm x 50 cm. Ogni quadrato verrà unito ad altri tre per formare delle coperte da 100 cm x 100 cm che serviranno per coprire la piazza di Brescia in una variopinta installazione, le coperte saranno disposte formando un enorme DNA

Viva Vittoria Brescia

La risposta a questo progetto, anzi a questa OPERA RELAZIONALE CONDIVISA, è impressionante. Saranno realizzati circa 20.000 quadrati 50×50, talmente tanti da poter  ricoprire la piazza con tre strati sovrapposti, saranno coinvolti 26 capoluoghi di provincia, ci saranno 96 centri di raccolta in Italia, 6 punti di raccolta all’estero, parteciperanno 30 città straniere, oltre 10.000 i visitatori dell’installazione. Cinque donne hanno reso possibile tutto questo e coordinato il lavoro di volontari. Sul territorio bresciano hanno partecipato attivamente istituti scolastici di ogni ordine e grado, residenze sanitarie assistenziali, comuni e assessorati, associazioni socio-culturali, centri antiviolenza, biblioteche, cooperative sociali, centri per anziani, oratori, istituti penitenziari, associazioni artistiche, universita della terza età. Le coperte, vedute per una cifra simbolica, hanno permesso di devolvere 77 mila euro ad una casa di accoglienza per mamme e bambini.

A Parma il 10 e l’11 novembre 2018 piazza Duomo sarà ricoperta di quadrati a maglia e all’uncinetto. Viva Vittoria ha gia reso possibili diverse installazioni:

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Ida, la quilter indomita, instancabile e inaffondabile di cui vi ho accennato nel precedente post, sta dirigendo il progetto parmigiano insieme alle altre componenti de La Doppia Elica e a Viva Vittoria. Hanno raccolto già chili e chili di lana, stanno bussando con delicata fermezza a tutte le porte, sono decise a sostenere la prevenzione e a finanziare l’acquisto di materiali diagnostici. Diffondono valori, creano nuovi tessuti relazionali, in una parola fanno il tifo per la vita.

C’è bisogno di tutte noi, esperte ma anche no. Sarà attivo un centro di raccolta a Parma in via Nino Bixio,9 dove delle volontarie saranno disponibili (a luglio la mattina, a settembre tutto il giorno) a farvi vedere come si doma un gomitolo, dove potrete portare/spedire i vostri manufatti ma anche confezionarli in compagnia.

Sarà l’occasione per andare a trovare la mamma, la nonna, la vicina, la vecchia maestra, la nipotina, sarà l’occasione per chiedere alla panettiera se sa lavorare a maglia, alla postina se le piace sferruzzare, alla signora con il cane che incontrate al parco se vuole imparare a usare l’uncinetto. Insomma potrete dire addio alla vostra timidezza e per una buona causa (cosa c’è di più importante della vita?) coinvolgere più persone possibili in questo grandioso progetto. Ci si potrà trovare tra amiche ma anche tra perfette sconosciute, passare fili di lana colorata tra le dita una accanto all’altra, avrà un effetto terapeutico incredibile, sarà balsamo per l’anima.

Parlatene, diffondete il link di questo post ( Viva Vittoria e La Doppia Elica ), sostenete La Doppia Elica in questo progetto che al solo pensiero fa nascere un sorriso, ma ve la immaginate piazza Duomo coperta di milioni di punti a maglia e all’uncinetto in un arcobaleno di colori? Scalda il cuore solo ad immaginarlo…

Viva Vittoria La Doppia Elica

Viva Vittoria La Doppia Elica

Infine grazie, grazie davvero a chi crede e rende tutto questo possibile, a chi permette ad una persona in difficoltà di potersi fermare, in un ambito protetto potersi chiedere “CHI DECIDE DELLA MIA VITA?”e poter raccogliere le forze necessarie per prendere in mano il timone e dirigersi avanti con fiducia.

 

Diritto alla privacy e… tirate fuori la lana!

Breve riassunto: un’amica manda su Whatsapp la foto di un quilt che ha magistralmente confezionato per un’amica. Il quilt è bellissimo, la quilter voleva che lo fosse ancor di più e indica per il suo manufatto un nome decisamente penalizzante. Non posso accettarlo. Breve risposta Whatsapp e, visto che mi ero ripromessa di andare a letto prima per sfruttare al meglio le giornate, un secondo prima di spegnere la luce prendo il tablet e inizio a scrivere. È stato il mio tormento per tanto tempo l’idea di non riuscire a fare niente alla perfezione, non riesco a resistere, ora che ho trovato la via d’uscita mi sembra di doverla indicare a tutti. Spegnerò la luce e il tablet all’una, ma sono felice. Ho detto quello che dovevo dire Perfetto! e ho dimostrato a me stessa ancora una volta che non sono perfetta (sigh!).

Sono stata attenta però a rispettare le basilari regole della privacy, niente nomi, niente foto senza liberatoria. Poi partono i commenti. Ma li leggete? Valgono da soli l’intero blog. Non sono ancora riuscita (confesso però di essermi applicata poco) a renderli visibili senza che ci dobbiate cliccare in cima, sono a sinistra in alto:

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La terribile Patti svela l’autrice del quilt ( Francesca! ), l’amica dice di chiamarsi Enrica e mi manda la foto del quilt già al suo posto sul muro della camera da letto. Non sono quindi perseguibile ai termini di legge, il quilt le appartiene e la foto l’ha inviata perché la pubblicassi entro sera. Mantengo quindi la parola:

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…con buona pace di Francesca.

Dovete tirare fuori la lana che avete in casa, ferri e/o uncinetto indifferente. C’è bisogno di tutte noi. Bene se siete un po’ esperte, benissimo se no lo siete, sarà una grandissima occasione per imparare e partecipare ad un evento straordinario. Un’altra quilter, un’anima indomita, instancabile e inaffondabile, una che sono certa all’occorrenza potrebbe domare un leone, si è detta un giorno una cosa del tipo “ ma intanto che penso, non varrà la pena di pensare in grande?”. E così ha fatto, dando origine a un progetto emozionante e davvero sensazionale. Succede quando si mette all’angolo la paura anche per un secondo, il tempo di credere che un sogno si possa avverare, si aprono porte che mai si era immaginato… ma adesso devo andare a fare la cena, ve lo racconto la prossima volta 😘

Grazie a tutte, siete incredibili!

 

 

Perfetto!

Oggi ho ricevuto via whatsapp la foto di un quilt perfetto. È stato confezionato per un’amica con tanti tagli di tessuto, quasi tutti con righe, tutti quiltati in modo diverso. Mi spiace davvero tanto non averlo visto coi miei occhi ma, come dicevo qualche giorno fa, alle mie giornate manca una manciata di ore per poter fare tutto, così non sono riuscita ad incontrare questa quilter speciale capace di tanto per un’amica. Allora provo a raccontarvi di questo quilt visto in due foto, fronte e retro.

Righe. Tante e diverse. All’amica a cui è destinato piacciono le righe, ed ecco accostati colori che… per la Peppina, stanno bene insieme! Questa la magia del patchwork, osare ha portato un risultato tanto inaspettato quanto sorprendente, in una parola perfetto.

Ogni pezzo, quadrato o rettangolo che sia, è stato quiltato come per fare un abbecedario del free motion, piccoli motivi ripetuti, quadri con foglie e fiori, onde e spirali, nastri, cerchi e labirinti, peccato non poter allargare di più la foto. Ogni volta che lo guardo c’è qualcosa di nuovo, come una bella storia che non finisce mai. Che dire… perfetto.

È un quilt che sarà parte integrante dell’arredo della casa a cui è destinato. C’è tutto l’entusiasmo, l’amore, la voglia di mettersi alla prova, la curiosità di scoprire qualcosa di nuovo di chi l’ha creato. C’è la generosità di donare tutto questo ad un’altra persona, la capacità di donarsi ad altri, con leggerezza, con un sorriso (mai vista seria questa quilter!). Mi devo ripetere: perfetto.

È un quilt che ha una sua impronta e, per quanto fatto a macchina, è la cosa più artigianale che si possa immaginare, è decisamente fatto a mano, orgogliosamente fatto a mano. Le mani hanno guidato la stoffa sotto l’ago veloce della macchina da cucire con destrezza, a tratti con incertezza, magari anche con un pizzico di incoscienza. Per divertirsi, per impratichirsi, per dire in modo diverso l’amore, per dirsi che il batticuore è per la nuova strada che si intraprende, per scacciare  la paura. Così umano, così perfetto.

Perfetto come è ogni cosa portata a termine. Done is better than perfect, l’avevo già scritto mesi fa in Sweetness of life. La definizione di perfetto del vocabolario Treccani:

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In latino perfectum significa compiuto, quand’è che ci siamo persi il significato originale del termine?

Tutto ciò per dirti amica mia che questo quilt merita un nome che renda onore alla vita quando si compie, come in questo caso. E se Perfetto! ti sembra troppo, ti svelo che i miei primi quilt avevano tutti un nome che raccontava qualcosa della persona a cui erano dedicati e un cognome che li accomunava che era PERFECTLY IMPERFECT. Adesso il cognome non lo scrivo più nell’etichetta… si intuisce così bene dal quilt, che è superfluo!

Cambiamenti

Dovrei fare un elogio del cambiamento. Dirvi che è fonte di vita, indispensabile per l’evoluzione del pensiero e della specie.

Percorrere la stessa strada porta allo stesso posto, nessuna scoperta quindi, nessuna nuova emozione, nessun rischio. Cambiare è mettere da parte la paura e guardare avanti con fiducia, è credere in qualcosa, in se stessi. È accettare di vedere cosa c’è oltre, è mettere da parte preconcetti e vecchie abitudini.

Cambiare è elettrizzante.

La corrente elettrica ha però anche qualche effetto collaterale, qualcosina di sgradevole e, passato il primo momento di carica, di entusiasmo, può portare anche a profonda prostrazione.

Come tutte le primavere ho il mio risveglio. La bella stagione e il caldo mi permettono di intensificare l’attività fisica, rinnovo le piante, acquisto libri, magari anche in un’altra lingua, non volevo migliorare il mio inglese? Faccio progetti per l’estate che in realtà sono i progetti non realizzati dell’estate scorsa (non avevo abbastanza tempo) a cui si aggiungono nuovi deliri maturati nel corso del buio e freddo inverno. Il finale è scontato: questa estate non sarà più clemente di quella passata, lavorerò più ore (bisogna garantire la copertura delle colleghe in ferie) e avrò meno tempo libero… ma questa primavera ha portato qualcosa in più.

Non so dirvi esattamente cosa ha fatto scattare la molla, tante cose insieme hanno dato la spinta giusta e hanno portato me e la mia famiglia a fare il grande passo, quello che non abbiamo osato per anni: cambieremo casa.

Ora è più probabile che l’elogio al cambiamento lo farò quando entrerò nella nuova casa, se sarò ancora viva. Per ora posso solo dirvi che:

– le imprese edili hanno ritmi pazzeschi

– gli architetti sono strani

– non ci sono più le piastrelle di una volta

– incredibile quante cose sono cambiate da quando abbiamo comperato casa vent’anni fa

– per quanto prendiate una casa grande non ci starà mai tutto

– perché non ci sta tutto?

– fate un budget, aumentatelo giusto per sentirvi al sicuro. Il preventivo sarà sempre più alto, il conto finale ancora di più

– non basterà più la melatonina, la notte porterà pensieri e vi girerete come uno spiedino nel letto. Stanche di tanto inutile movimento andrete sul divano a leggere un po’, in cucina a sbocconcellare qualcosa, a parlare col cane che dorme. La mattina la bilancia sarà implacabile (possibile solo per un biscotto e un bicchiere di latte?), farete tardi per leggere ancora una pagina e sarà il cane a portare fuori voi che non capirete più niente. Prima di arrivare al lavoro sarete al vostro terzo caffè

– non ci sarà più tempo per niente, fornitori, capitolato, elettricista, idraulico, architetti strani, immobiliare (dovete nel frattempo vendere la casa in cui abitate), etc. occuperanno tutte le vostre giornate. Pulizie che neanche a Natale, giusto per rendere appetibile un appartamento in cui i pavimenti hanno consistenza soffice visto che il vostro cane ha iniziato con diabolica puntualità una mostruosa muta, senza contare figli adolescenti che lasciano tutto dove capita e marito di buona volontà ma di scarsa esperienza casalinga (possibile significativo aumento del carico di lavoro)

– ovviamente non vorrete togliere nulla alla vostra routine, così, quasi per dispetto, vi sembrerà di non combinare niente. Occasioni sociali diradate, macchina da cucire chiusa al buio di un armadio, amiche che vi tirano le orecchie perché il blog è fermo da cent’anni… Se riuscite a leggere, non riuscite a correre, se cucinate non riuscite a stirare, se portate fuori il cane accumulate centinaia di mail non lette e potrei continuare all’infinito, ma ho letto (nelle notti insonni) che uno dei pilastri per essere felici è proprio smettere di lamentarsi, per cui chiuderò qui un elenco che potrebbe occupare lo spazio di tre articoli del blog

– la paura. Dovete gestire e controllare una paura quasi prepotente. Di non farcela, di sbagliare. Così, anche se la giornata resta implacabilmente di sole 24 ore, provate ad inserire nella vostra routine quotidiana la meditazione, è ovvio che scalzerà qualcosa dalla lista delle cose da fare, ma i benefici sono davvero tangibili! Sarà la vostra arma, si ha paura di qualcosa che potrebbe accadere, la paura riguarda qualcosa che non abita nella realtà. La meditazione permette di riappropriarsi della realtà nei suoi aspetti più positivi e di viverla al presente

– la meditazione. Una scoperta, una cosa nuova, qualcosa capace di abbassare il mio battito cardiaco e di offrirmi una giornata migliore. Qualcosa di nuovo e, solo per questo, di apparentemente difficile perché allontana dalla propria comfort zone. Deve scalzare abitudini consolidate, pensieri che scorrono nello stesso modo da anni, è un cambiamento…

Tutto questo per dirvi che per vivere la mia vita di farfalla, sto attraversando da bruco un periodo di grandi e profonde mutazioni, entusiasmanti ma avide di energia. Energia che a volte mi manca, mandandomi in tilt.

Ma ci sono, o per lo meno qualcosa di me c’è ancora e naviga su internet acquistando tessuti con fantasie che neanche un architetto strano avrebbe pensato…

Tessuto progetto casa

Buon compleanno!

È passato un anno.

Ricordo molto bene il momento in cui ho dato l’ok al mio tablet e poche righe sono apparse come per magia sul blog che mesi prima avevo pensato.

Non ricordo invece cosa mi aspettassi da tutto ciò. So che volevo farlo, che era importante restare in contatto ed entrare in contatto con amiche quilters, so che volevo esprimere il mio entusiasmo per un hobby che mi aveva dolcemente e generosamente traghettato fuori da un periodo a dir poco impegnativo.

In realtà Simpatchwork è forse più seguito da chi non si occupa di Patchwork  che da chi prende in mano ago e filo. Questo mi piace, mi piace molto. Perchè il Patchwork è davvero qualcosa che mette insieme i diversi pezzi della vita. Sewing the life, cucire la vita, che trovate scritto subito sotto Simpatchwork,  mi è venuto di getto dopo aver pensato al nome del blog, le iniziali del mio nome e cognome che si fondevano in un tutt’uno col patchwork.

Il primo articolo di poche righe è stato Finalmente http://simpatchwork.com/finalmente/, finalmente il coraggio di dire, di mostrare l’imperfezione come valore da preservare.

Troppa vita è sacrificata nel nome di una perfezione inutilmente inseguita, troppa vita è infelice nel nome di una perfezione mai raggiunta. La parte più affascinante, più vera della vita è racchiusa in quella imperfezione.

Ogni mercoledì nel paese dove lavoro c’è il mercato, passo immancabilmente davanti ad una bancarella che vende copriletti quiltati in modo perfetto. Da una macchina, comandata da un computer. Percorro con gli occhi le file di punti precisi al millimetro, ne riconosco la perfezione senza riuscire a scorgere l’anima di chi li ha creati, sono indubbiamente privi di errori, ma mancano di un cuore.

Ogni lavoro di una quilter, ma anche di una cuoca provetta, ma pure di una mamma o di chiunque vogliate, porta l’impronta di chi lo fa. Definire l’impronta perfetta è impossibile, l’insieme di qualcosa che piace è un’alchimia che non si può creare a tavolino, che nessun computer può suggerire.

Qualcosa che piace è qualcosa che parla di noi, che è distante da noi, che è stato quello che siamo stati noi, che è davanti a noi. Che non può essere un solo punto di una stessa lunghezza che si ripete instancabilmente, non può essere perfetto. Perfetta è una cosa compiuta, un viaggio che volge alla meta. Perfetto è qualcosa che è terminato, che non ha evoluzione, che è fatto nel miglior modo possibile, qualcosa che chiude il discorso, il capitolo, l’intero libro.

Non voglio chiudere niente, voglio continuare ad aprire libri su libri, finestre sulla vita e nel cuore, voglio continuare a curiosare, sorprendermi e giocare. Voglio continuare a crescere.

Voglio cercare per trovare quello che non avevo cercato e scordarmi quello che stavo cercando, voglio continuare a compiere gli anni così.

E così di tutto cuore, BUON COMPLEANNO anche a voi che mi seguite, che commentate e partecipate con sincerità e grande amore, è bello camminare sapendo che c’è qualcuno accanto 😘

Chevron quilt

Sono operosa. Le circostanze e la primavera mi costringono a guardare la quotidianità in modo diverso. Ho usato una  squadra patchwork ad esempio in modo non proprio ortodosso…

Ho fatto i “tonnarelli”. Sono stata a Roma ultimamente e ho mangiato dei tonnarelli cacio e pepe che erano una delizia. Ho deciso di rifarli e, non avendo nulla che mi permettesse di riprodurre questi spaghetti alla chitarra spessi e di forma squadrata, ho pensato che la mia squadra non si sarebbe offesa, anzi sarebbe stata curiosa di vedere e partecipare al lavoro della cucina.

Sotto la macchina da cucire sta nascendo uno “chevron quilt”. Chevron è il gallone sulla divisa militare, il tessuto a spina di pesce, un motivo a zig zag. Come nel precedente quilt Without script http://simpatchwork.com/free-motion-free-mind   ho cucito tanti HST (half square triangle, quadrati ottenuti con due triangoli). Ho usato uno charm pack (uno charm pack è un insieme di una quarantina di tagli di tessuto di una stessa collezione di 5”x5”, 5 inches sono 12,7 cm) e diversi tagli di stoffa acquistati in un secondo tempo. Avevo comperato quello charm pack quando ero alle prime armi col patchwork, l’esperienza mi ha poi insegnato che con un solo charm pack fare un quilt è pressoché impossibile, a meno che non si voglia un baby quilt. Questo è Without script

e questo lo chevron quilt in gestazione

Il pappagallo blu serve per distrarre il mio cagnone che, come al solito, troverà irresistibile qualsiasi pezzo di stoffa adagiato sul pavimento per sdraiarcisi sopra.

Raccolte e numerate le file di HST

si iniziano a cucire

 

Il nuovo quilt ha alti e bassi, picchi e cadute che, come non mai, sono un emblema di questa primavera che si comporta da estate. La fantasia dei tessuti è giovane, fresca, felice, è così la persona a cui andrà. Gli alti e i bassi sono i miei. Solo miei? A voi non capita mai di sentirvi come sulle montagne russe? Non partite mai decise verso una meta per trovarvi all’esatto opposto? Quante volte ripartite, fallite, ripartite, fallite e ripartite? Al di là di ogni effettiva qualità, penso che il fattore determinante per riuscire resti la determinazione, la perseveranza, la capacità di tentare una volta ancora, ostinatamente, instancabilmente.

È un caso la nascita di questo chevron quilt? Non sarà che finalmente sto accettando di avere alti e bassi che non riterrò penalizzanti nel raggiungimento della mia meta? Ma la vera domanda, quella che mi pongo da anni…

QUAL’È LA MIA META?

Complice la primavera, ma tutti gli anni mi sembra di trovarmi sempre allo stesso punto, per poi dirmi che non è vero, sto arrivando e… invece no, sto cadendo… e poi ancora sù, come nelle montagne russe.

 

Free motion, free mind

L’ultimo punto di Without script, senza copione, è stato fatto martedì scorso

Dopo le prove su un vecchio lenzuolo

mi sono lasciata andare sul quilt. È davvero necessaria tanta pratica per il free motion, impensabile farla solo su scampoli. Far passare un intero quilt sotto la macchina da cucire è molto diverso che metterci un fat quarter, ma soprattutto è molto diverso sapere che sotto l’ago c’è un campione piuttosto che un top che ha richiesto diverse ore di lavoro. Bisogna fare entrambe le cose, cucire il campione come il sandwich. Ho imparato la lezione, non ho più paura di rovinare il top, il free motion richiede un’impostazione mentale diversa. Ecco i punti chiave per me:

– quello che vi sembra un errore imperdonabile, quello per cui fermereste la macchina da cucire per prendere lo scucitore, tagliare i  punti e tornare al punto di partenza, è in realtà la vostra personale impronta. Qualcosa che rende unico il vostro lavoro, che lascia intuire che non si tratta di un prodotto industriale. Un po’ come quel neo, quella fossetta che avete solo su una guancia quando la bocca sconfina verso il sorriso, quella rughetta che sostiene l’occhio verso l’alto quando ridete, tutte caratteristiche non proprie della perfezione ma che possono avere un’attrazione quasi irresistibile. Ci vuole una certa maturità per capirlo, accettarlo. Allo stesso modo, lasciate che le vostre mani proseguano nella danza del free motion, abbiate fiducia nel risultato finale. Quello che vi sembra inguardabile si perderà nell’insieme, un’armonia fatta di tanti punti in cui non noterete più quelli irregolari

– per quanto sia facile pensarlo è difficile fermare la macchina da cucire quando si vorrebbe farlo. I primi tentativi di free motion sono fatti quasi in apnea. Man mano che ci si esercita si scopre che è possibile effettuare respiri a cadenza regolare e ci si può fermare all’occorrenza per ripartire come se niente fosse. Quest’ultimo punto richiede un po’ di esercizio supplementare…

– nel free motion non c’è una sola strada. È che siamo così  poco abituati al free, alla libertà, che fatichiamo a vedere strade alternative. Abbiamo bisogno di un percorso definito per sentirci sicuri, il free motion è l’esatto opposto. L’unica reale difficoltà è per me mantenere la stessa dimensione del disegno nel tempo. La mia calligrafia ad esempio non è sempre la stessa. Alcuni giorni è più ampia, più fitta o più accurata, con il free motion è lo stesso. Inizio quindi il trapunto quando so di avere più tempo a disposizione, nel caso di Without script avevo come traguardo il venerdì pomeriggio, il venerdì sera il tavolo doveva essere libero per cena. Ho concentrato le ore di lavoro in meno giorni possibili, in modo che la mano fosse il più possibile la stessa. Sabato riposo, domenica ho tagliato il binding, lunedi l’ho cucito e martedì ho stampato e applicato l’etichetta

– è comunque un bell’impegno. Una cosa per la quale dovete ricordarvi di respirare, di fermarvi, di percorrere strade controcorrente e di perdonarvi per non essere riuscite a fare esattamente come volevate. Il free motion non è esatto, il free motion è proprio come dice il nome, è libero. Bisogna saperlo accettare. Bisogna festeggiare quando si riesce a fare. Così martedì verso sera sono uscita con le mie ragazze

Una bella passeggiata, un po’ di chiacchiere, parecchie coccole (alla ragazza col pelo) e occhi nuovi per vedere il corallo dei mari tropicali nel cielo della mia città

e la pace che la sera di una giornata operosa porta in dono

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La decisione più sensata

L’ho fatto di nuovo. Ancora una volta non ho resistito. Ho fermato scarpette e cronometro e…

Dichiaro che le mie foto non sono in alcun modo ritoccate e che l’alba di giovedì scorso era ancora più bella vista dal vivo !

Per il quilt senza copione, finirà che lo chiamerò così, ho sfogliato tutti i miei libri di free motion, guardato e riguardato tutorial e, quando ero sul punto di prendere la decisione più sensata e meno rischiosa, ho virato nel verso opposto. Mi piace sempre di più questo patchwork che mi permette azioni al limite dell’eroico!

La geometria del top chiamava una quiltatura a doppio trasporto come avevo già fatto in altri quilt. Qui sotto un esempio (prego notare la pazienza e l’altezza del mio “bambino” di cui si intravedono i piedini. Ancora un secondo e avrebbe appallottolato il quilt per gettarlo nello splendido orto di Luisa. Un po’ più in alto, no così è storto, non va bene la luce, ti spiace spostarti un attimo? Così ora per fotografarli, li appendo al filo per stendere i panni  del terrazzino della sempre generosa Luisa, il mio “bambino” al momento di collaborare sparisce….) :

Nella stessa foto ho unito fronte e retro, dove sono più visibili le onde fatte col piedino a doppio trasporto.

Seguendo i contorni dei quadrati, questo il primo quilt di una certa dimensione senza errori di quiltatura (ricordo ancora la felicità e l’orgoglio) :

O millerighe senza una distanza fissa (anche se è il quilt che mi ha fatto faticare di più, ma d’altronde quanti errori avevo fatto…) :

Ho preparato il sandwich del nuovo quilt fissandolo con gli spilli e i tappi Pinmoore (grande acquisto) di cui vi ho già raccontato  http://simpatchwork.com/tra-le-righe/

Ho infilato la macchina e i guanti per trapuntare con una certa fretta, un attimo in più e sarei caduta nella tentazione del doppio trasporto.

Difficile immaginare e fare il disegno per una quiltatura free motion che non sia il solito “meandering”, si dice così quando le linee sembrano girovagare a caso, due esempi:

Per quanto possano sembrare disegni semplici, non è poi così facile riempire un foglio senza interrompere il tratto della matita mantenendo una certa uniformità nel disegno

Ho tirato le somme:

Doppio trasporto: collaudato, resa sicura.

Free motion: mai fatto un disegno a riempimento degli spazi in un quilt così grande. Non riesco ad immaginare l’effetto di una quiltatura di questo tipo. Non riesco a riprodurre senza errori un disegno di questo genere per almeno due fogli del block notes, come farò in 240×260 cm?

Cosí ho preso la mia decisione e imboccato la strada per il viaggio più interessante: quilt senza copione con quiltatura free motion a foglie, senza copione pure loro.

E non ho nemmeno avuto paura 😜!