E’ pronto il back!

Ci siamo! Ho cucito il retro del quilt bianco, rosso e blu. Sono partita da un blocco avanzato (solo perché tagliato male) e ho aggiunto tre diversi tagli di tessuto sfruttando le strisce rimaste per unire il tutto. Ho raggiunto le dimensioni necessarie per un pelo!

Metterò un’imbottitura di cotone leggero, più lo guardo più vedo la primavera e sento il fresco delle ultime serate estive.

Non arriva ancora il nome. Vero è che per tutti gli altri il battesimo è stato dopo l’ultimo punto dato per il binding (il bordo che lo rifinisce).

Sposterò  buona parte del mobilio della sala per mettere insieme i tre strati, il top è 240×180, mi procurerò un osso per evitare che il mio cane ci si sdrai sopra e rimanga impegnato tutto il tempo che occorre per rovinarmi le ginocchia e preparare il sandwich (sono i tre strati del quilt assemblati ginocchioni sul pavimento 😢).

Dopo di che lo guarderò a lungo, farò scorrere le dita lungo i disegni, cercherò di vedere le cuciture non ancora fatte, appoggerò gugliate di filo e magari lo segnerò col gesso. Rileggerò tutti i consigli dei partecipanti al concorso, aprirò libri e riviste e mi dirò ancora una volta “chi me l’ha fatto fare di quiltare un solo pezzo così grande”, mi verrà paura, anche tanta, di rovinarlo e mi rifarò la promessa mai mantenuta di non farlo più.

Solo alla fine mi sarà di nuovo chiaro che la vita è bella, e lo è di più quando qualcosa ti porta fuori dall’ordinario, quando ti chiede di metterti in gioco, di fidarti del tuo intuito. Guarderò quei metri di stoffa e senza prenderli troppo sul serio, senza prendermi troppo sul serio e mi dirò che comunque vada avrò fatto del mio meglio e sarà sempre meglio.

Per cui se vi chiamerò o manderò un WhatsApp disperato in cerca di conforto poco prima di iniziare a quiltare, ricordatemi queste perle di saggezza!

P.S. La giuria è in forte imbarazzo nello scegliere il vincitore del concorso, se va avanti così mi sa che vincono tutti…

L’angolo del mistero

Sì, inutile negarlo, c’è qualcosa di misterioso nella vita di ognuno di noi. Qualcosa che non sappiamo interpretare, non riusciamo a leggere, non possiamo capire. Qualcosa che sfugge al nostro controllo, che vive di vita propria, qualcosa che non riusciamo a dominare, che ha una forza che ci sovrasta.

A volte assume contorni inquietanti, ci toglie sicurezza, paralizza ogni nostro progetto, ferma la vita. Più cerchiamo di comprenderlo più ci sentiamo piccoli, senza risorse, senza forze sufficienti per affrontarlo.

Sono queste le considerazioni che faccio ogni volta che entro nel piccolo bagno di servizio:

Chi è che dà da mangiare al mio cesto della biancheria da stirare perché diventi così grande? Ho stirato tutta domenica pomeriggio! E ho altrettanto da lavare! Esistono gli gnomi dei panni? Dei troll della biancheria? C’è un’entità che possiede il cesto o sono sconosciuti microrganismi che insieme a lieviti e batteri moltiplicano tutto?

Non mi do pace, non me lo so spiegare.

Intanto la macchina da cucire si comporta come le Sirene di Omero, devo tapparmi le orecchie come i compagni di Ulisse e accendere di nuovo il ferro…😢

Concorso a premi

Anzi, concorso a premio unico. Sì, perché chi mi trova un modo convincente di quiltare=trapuntare il mio nuovo top, vincerà l’unico premio.

Il nuovo quilt sarà insolitamente sobrio (sono certa che qualcuno/a sta già ridendo). Solo tre colori, bianco, rosso e blu declinati in diverse fantasie batik e cotone americano. Il risultato è però meno semplice di quanto mi sarei aspettata :

 

Forse perché nemmeno il bianco non è tutto semplicemente bianco?

Ho già tante cuciture

e tante linee dritte, e poi che colore usare per la trapuntatura, bianco o blu?

La soluzione più semplice sarebbe montare il piedino a doppio trasporto e cucire in bianco creando linee che congiungano i riquadri chiari, in modo da enfatizzare le righe colorate

Volendo anche in diagonale, anche se all’idea di segnare le righe con tanto di squadra mi passa un po’ l’entusiasmo

Avvicinarmi alle righe colorate è meglio di no, i jelly roll (rotoli di stoffe già selezionate e tagliate) non erano proprio della stessa altezza, il sashing (il bordino blu tra un blocco e l’altro) è comparso nel progetto proprio per rendere meno evidente il fatto che le righe proprio non combaciavano!

Ovviamente che i due diversi jelly roll dichiarati alti 2,5 inch non lo fossero esattamente allo stesso modo (e io che mi fidavo ciecamente dei pretagliati!) mi è balzato all’occhio dopo il 48esimo blocco, quando ho iniziato a comporre il top 😳

Con tante righe si potrebbe usare il free motion per inserire linee curve

e qui l’entusiasmo si trasforma in inquietudine, saprò domare un quilt matrimoniale con il free motion? Considerando che “Spring lion”, quilt molto matrimoniale, è stato battezzato così dopo lunghe trattative con il doppio trasporto (più semplice del free motion)…

nella foto io ( non mi si vede ) e lui sul divano dopo  l’ultima cucitura, sfiniti e contenti. C’è stato un breve ballottaggio per il nome di battesimo, avevo pensato anche a “Prozac”, è un quilt molto felice e colorato, ma mi avrebbe ricordato un po’ troppo il mio lavoro e non avrebbe reso l’idea del traguardo raggiunto dopo l’ultima riga di quiltatura.

E ora veniamo al premio:

the, orzo o cappuccino, ma anche tutti e tre, con dolcetti alla ricotta (qui in versione gluten free) davvero squisiti e tante chiacchiere, perché è bello stare insieme, ridere e confrontarsi senza prendere nulla troppo sul serio

Posterò la ricetta al più presto, il Mug Rug (sottotazza appena un po’ più grande della tazza in modo da poter ospitare anche una fetta di dolce o biscotto) è un prototipo, non è compreso nel premio 😜.

Aspetto idee!

Come stampare un’etichetta

È davvero facile e soprattutto si può fare a casa propria con una semplice stampante (la mia ha un prezzo a due cifre). Si imposta ciò che si vuole scrivere in un nuovo documento sul pc, si fa un’anteprima di stampa per accertarsi che sia tutto ok e si stampa su un comune foglio A4

Con la colla stick si incolla sopra la stampa il pezzo di stoffa che si vuole utilizzare come etichetta, la stoffa (che andrà tagliata un po’ più abbondante per ottenere bordi ben rifiniti) lascerà trasparire lo scritto permettendo una stampa ben centrata.

Occorre asciugare un po’ la colla appoggiando il ferro da stiro sul retro del foglio, cosa che non ho fatto nel mio primo tentativo di stampa per un’etichetta di un altro quilt. Se la colla resta troppo morbida la stoffa stressata dalla stampante potrebbe muoversi e la stampa non risultare perfettamente dritta:

“Spring lion” l’ho volutamente lasciato così, un po’ storto come le cuciture della quiltatura, è un quilt con grande personalità che mi ha dato non pochi grattacapi, ma questa è un’altra storia…

Si inserisce il foglio nella stampante, nuova stampa et voilà, ne esce un’etichetta che più bella non so se si può:

Si stacca delicatamente dalla carta, ne resterà qualche pezzetto sul retro insieme a tracce di colla, e si mette in ammollo in acqua fredda e aceto per 10/15 minuti per fissare l’inchiostro. La colla che ho usato resiste al lavaggio fino a 20 gradi, l’acqua fredda mi permetterà di conservarne i residui che mi faciliteranno il posizionamento dell’etichetta sul quilt e il ripiegamento dei bordi

“Sweetness of life”ora avrà una vita tutta sua, è nato per passare ore liete e spensierate con la sua nuova piccola proprietaria che sono certa mi perdonerà qualche imperfezione. Anzi, per nulla in soggezione da una perfezione che non c’è e non vuole nemmeno esserci, ne godrà i colori, i disegni e l’energia che questo quilt mi ha trasmesso in ogni passaggio, lasciandomi libera di creare per la pura gioia di farlo.

Errore=opportunità

Lasciatemi un po’ di incredulità. Ma com’è possibile che dopo:

e dopo:

che sono tanti blocchi tutti fatti con la tecnica del quilt as you go, io abbia potuto fare questo errore così banale?

 

Si vede bene quel pezzetto di tessuto a sfondo chiaro con i fiori grandi che non è stato ben allineato con quello cucito sopra? O meglio vedete quella ferita di più di 3 cm tra il tessuto chiaro e quello rosa? 😭

Ora se questo buco si vede dopo che sono già stati cuciti tutti e 28 i blocchi e nel corso dell’ultima cucitura per fissare il retro, si esclude automaticamente qualsiasi intervento di scucitura per preservare la salute mentale della quilter.

Così mi trovo a restaurare un quilt prima ancora di averlo finito, notevole eh?

L’opportunità non è continuare a chiedersi “ma come ho fatto? Possibile?” ma accettare quello che si ha davanti agli occhi e cercare una soluzione come fosse un gioco, una stimolante sfida dove è tutto valido, compresi ago e filo con i quali non c’è grande feeling (macchina da cucire tutta la vita!). Nuova sorpresa quindi, non sono incapace con l’ago!

Voi cosa avreste fatto?

P.S. Si ringrazia Luisa che mi ha “prestato” la sua splendida terrazza per fotografare i quilt 😘

 

Sweetness of life

I 28 blocchi sono stati cuciti dopo diversi accostamenti, una foto in bianco e nero è l’ottimale per vedere se i chiaroscuri sono bilanciati:

 

 

 

Cuciture stirate aperte:

e qui ahimè devo svelare gli errori…

Ricordate quando ho detto che l’imbottitura è “prensile” e non ha bisogno di colla? E soprattutto sapete com’è lavorare in uno spazio piccolo piccolo (tipo in uno stesso tavolo di misura media: macchina da cucire, piano di taglio, figlia che studia con appunti, libri e pc, marito con altro pc e cane al tuo fianco)?

Ecco il retro dell’altra metà del quilt:

Spostando i blocchi dal piano di taglio alla macchina da cucire ho traslocato anche ritagli clandestini che sono stati trapuntati al rovescio (avrei potuto sperare in fortuna migliore?). Sceglierò una stoffa per il retro meno trasparente possibile. Solo un piccolo pezzo, coloratissimo é attaccato sfacciatamente a faccia in su (vedi in basso a destra), mi metto sotto una lampada e inizio un lavoro certosino con le forbicine.

Per preparare il sandwich la regola richiederebbe di stendere la stoffa del retro con il rovescio verso di me e appoggiarci sopra il top trapuntato mettendo rovescio contro rovescio. Farò il contrario:

non perché sono uno spirito ribelle, ma perché nel momento in cui farò aderire la stoffa del retro all’imbottitura, dopo aver spruzzato una colla spray temporanea (qui ci vuole proprio), riuscirò a sentire con le mani se le cuciture saranno aperte e se avrò bisogno di appiattirle potrò farlo.

Segue un semplice, ma non indolore (mi svelerà un altro madornale errore 😩), stitch in the ditch  per fissare il tutto, cucirò cioè lungo i margini dei blocchi proprio nel solco creatosi dalla cucitura dei bocchi. Un aspetto molto positivo del quilt as you go, soprattutto se si utilizzano cuciture di diverso tipo per quiltare, è che a lavoro finito è molto difficile distinguere gli svarioni dalle cuciture intenzionali. Ad esempio:

la seconda cucitura bianca (partendo dal basso) sulla striscia orizzontale della stoffa a pois verde oliva accostata a quella bianca coi cuoricini, potrebbe essere la trapuntatura originale del blocco ma anche uno stitch in the ditch che ha smarrito la retta via… questa è la trapuntatura originale!

Grande cosa poter cucire il bordo solo con la macchina da cucire, niente punti a mano sul retro:

perché sul davanti la cucitura sembrerà quella della trapuntatura

Ci sta qualche digressione:

E questo non è un elogio a lavorare alla carlona, ma a lavorare con più leggerezza, senza ansia da prestazione e mito della perfezione. Better done than perfect, meglio fatto che perfetto, rende possibile la realizzazione di un’idea che può essere concretamente goduta, lavata e centrifugata senza paura, perché è stata fatta senza paura, certo con tante ore di lavoro, ma ore liete, anche spensierate, sempre con la voglia di scoprire qualcosa di nuovo. Better done than perfect riporta alla realtà, toglie da un’incubazione infinita un’idea che sarà sempre più perfettibile e quindi intangibile finché resterà un’idea. Se sbaglio, se incontro un inconveniente, se non sarà proprio come lo volevo, pazienza, sarà l’occasione per tentare una strada nuova.

La non piena soddisfazione di alcune delle mie etichette per i quilt ad esempio, mi ha portato a cercare e tentare nuovi modi. Un quilt è una creatura e come tale deve avere un nome e una data di nascita.

Etichetta scritta con pennarello per stoffa:

 

Scritto con macchina da cucire e piedino per free motion (ma ho utilizzato un filo sfumato e non è perfettamente leggibile, il quilt si chiama My way):

 

Ed ecco l’evoluzione dell’insoddisfazione che, anziché farmi fermare per lamentare l’imperfezione, mi ha portato a:

Alla prossima, svelerò l’errore/opportunità (perché è questo in fondo quello che  gli errori sono) e come ho prodotto la mia ultima etichetta!

Un pensiero prima di dormire

Grazie a questa giornata, che non è proprio andata al meglio, ma ha fatto comunque del suo meglio, al cielo che stamane era limpidissimo e ai primi papaveri della stagione. M’incanta sempre la loro semplicità e la forza che racchiude quel rosso così potente che puoi portare solo dentro di te, cogliendoli se ne ruba l’anima.

Quilt on the go o “strada facendo”


Quando l’inquietudine portata da questa primavera si è fatta grande e difficile da sostenere, ho tirato fuori un pannello con 28 riquadri e un po’ di stoffe che ho tagliato a mano libera, lasciando da parte riga e regole. Ho trapuntato ogni pezzo di tessuto appena aggiunto, “strada facendo” come ha magistralmente tradotto Patti l’inglese “quilt as you go”.

Dopo aver tagliato l’imbottitura di cotone più larga delle dimensioni del blocco voluto, ne ho segnato i contorni con un pennarello ad acqua, in un altro lavoro ne avevo usato uno cancellabile che con la prima stirata è scomparso. Cerco sempre di non fare gli stessi errori e infatti non mi annoio mai, ne faccio sempre di nuovi 😁.

Adagiato il riquadro più o meno al centro  lo trapunto secondo l’ispirazione del momento. Non c’è bisogno di fissarlo con colla o altro, l’imbottitura è sufficientemente “prensile”

Cucio il primo pezzo di stoffa, dritto contro dritto

Lo rivolterò senza stirarlo (potevo usare il pennarello cancellabile) usando l’unghia del pollice per convincerlo alla nuova piega ( per chi se le mangia e non ha voglia di stirare ogni volta, la Clover produce l’Hera Marker che funziona egregiamente).
Trapunto a sentimento e proseguo aggiungendo anche pezzi di stoffa avanzati da altri blocchi

I tagli sono a volte più lunghi e così è facile facile

o più corti così che devo allinearli sulla riga di cucitura per vedere quanti me ne servono. Non occorre che siano della stessa altezza, metterò i più bassi dove ho meno superficie da coprire, dovrò invece allinearli lungo la linea di cucitura

Taglio l’eccedenza di tessuto rosa e proseguo su un altro lato

I ritagli non devono impensierire, è un lavoro scacciapensieri o no?, verranno riutilizzati fino all’ultimo pezzo e a fine lavoro il sacchetto degli scarti sarà dello stesso peso di quei quilt che avete tagliato con precisone ingenieristica

E ora con squadra apposita o con una sagoma che vi siete fatti in plastica trasparente tagliate fieri e felici il vostro blocco

I ritagli verranno scuciti per essere prontamente riutilizzati

Finalmente

Non so se “finalmente ” è un buon inizio, ma questo blog vuole preservare l’imperfezione come valore aggiunto, finalmente ha il suono di un sospiro di sollievo dopo tanto desiderio.
Desiderio di condividere, di creare, di libertà, di cucire pezzi di stoffa e di vita con leggerezza e felicità, di lasciare che i punti si rincorrano senza pensieri, compreso quello di andare dritti lungo una riga