Free Motion quilting, magico reset per una mente stanca e travagliata

Finalmente la settimana di Ferragosto. Sono stanca e anche tanto. Se dovessi fare un elenco di cosa, scriverei quello che scrivereste tutte, ne sono certa. Quando si corre troppo si perde la connessione con noi stessi. Ho bisogno di pace, di poter seguire solo i miei ritmi, di non dover rispettare obblighi e orari, ho voglia di fermarmi. Questo nel mondo immaginario dei sogni. In quello reale so che è giunto il momento di esprimere in modo chiaro e inequivocabile i miei bisogni: fate finta che non ci sia, almeno per qualche ora al giorno. C’è da fare la spesa? Aprite il frigo e chiedete a lui. Dov’è quella cosa? Cercatela finché non la trovate o fatene a meno, io non ci sono, non chiedete a me. Ho pulito tutta la casa, cambiato i letti, lavato e stirato fino a vedere il fondo della cesta della biancheria (evento piuttosto raro), per qualche giorno si dovrebbe sopravvivere. Io e il mio cagnone entriamo nel magico mondo del Free Motion (il cagnone ci entra per proprietà transitiva, essendo sempre tra i piedi capita talvolta che debba spostarlo dal pedale della macchina da cucire).

Quando ho iniziato a fare Patchwork non ne sapevo proprio nulla, non avevo amiche appassionate di quest’arte, era tutto facile o difficile allo stesso modo, non avevo preconcetti. Avere come insegnante Jole Dinnella mi ha dato una marcia in più “Non abbiate paura di usare i tessuti belli, non teneteli in un cassetto!” (si sarà mica accorta che ho tagliato un vecchio lenzuolo per questo progetto?) e “Non aspettate di aver risolto tutti i problemi, partite, le soluzioni arriveranno intanto che lavorate!” (come fa a sapere che mi sto scervellando da giorni per questa tovaglietta senza aver neanche sfiorato la stoffa con un dito?) sono stati sproni che ancora oggi mi tirano fuori da situazioni di défaillance. Le belle stoffine inutilizzate si rattristano al buio dell’armadio, rischiano di sopravvivermi e chissà che fine farebbero dopo… Ogni mio progetto è pensato, studiato e messo nero su bianco, ma è vero, devo accettare il fatto che non posso prevedere tutto, quello che ho in mente spesso non “veste” la realtà come avrei immaginato. Affronterò con fiducia quello che mi si presenterà, sempre meglio che restare fermi al punto di partenza.

Nei primi mesi della mia avventura Patchwork ho fatto indigestione di video a tema su YouTube. Mi incuriosivano quelli sul Free Motion, mai viste macchine da cucire cucire in quel modo. Era difficile? Secondo Patsy Thompson no, anzi era very very funny, occorreva solo tanta pratica. I suoi tutorial Free motion quilting-Patsy Thompson , sono magistrali, niente è lasciato al caso. La musica di apertura è quella delle fiabe, quella di chiusura è rasserenante come solo il Canon in D di Johan Pachelbel può essere. Al terzo tutorial Patsy sempre sorridente e rassicurante, dopo aver spiegato come preparare la macchina da cucire e i tre strati del quilt, vi fa finalmente iniziare. Una raccomandazione però, e qui il tono si fa serio: RILASSATEVI, è davvero importante. Consiglia un po’ di musica e… un bicchiere di buon rosso (farà cin cin con la bottiglia, stupendo!). A questo punto ero più che convinta di tentare con il Free Motion, faceva per me 😉

Patsy Thompson Free Motion Quilting

Quando ho portato il mio primo lavoro di Free Motion al corso di Patchwork, ero un po’ titubante a mostrarlo, era più che imperfetto, temevo le critiche. Lo stupore delle mie compagne mi colpì, perchè sgranavano tanto gli occhi su quei punti così incerti? Non sapevo nemmeno io quello che avevo fatto, parafrasando un famoso detto  “Nessuno osa il Free motion finché non arriva uno sprovveduto che non lo sa e lo fa”. Jole ci aveva fatto fare dei blocchi per imparare un po’ di tecniche, io li avevo messi insieme e in modo un po’ rudimentale avevo fatto il mio sandwich da trapuntare con il Free Motion:

Simpatchwork

Simpatchwork
Ho optato per l’acqua che mi sembrava la scelta migliore per una mano ferma…

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Simpatchwork

Dopo questo primo “inconsapevole” Free Motion ne ho fatti altri, attrezzandomi con tutto quello che nei video sembrava indispensabile, colla spray, piano per macchina da cucire, guanti, etc. Più aumentavano le dimensioni del top e la sua lavorazione, maggiore era la mia paura. Mi sorprende ancora quanto cambia il top prima e dopo il trapunto di qualsiasi tipo, date ancora un’occhiata alle foto del piccolo quilt rosa, non sembra anche a voi? Ci mettete ore e ore a cucire un top, quando l’avete finito lo conoscete neanche fosse un bambino. Passarlo sotto la macchina da cucire per la trapuntatura è come perdersi la sua adolescenza e ritrovarlo di colpo adulto, non so se mi abituerò mai.

C’è solo un unico lacerante dubbio prima di ogni trapunto a Free Motion:

E SE ROVINO IL TOP?

Possibile, possibile. Meglio non valutare neanche le probabilità. Però valutiamo insieme le conseguenze del non farlo:

  • Il top resterà nell’armadio per un tempo indefinito, forse vi sopravviverà e allora che ne sarà di lui? Mi basta sempre questo primo punto per decidermi, se ve ne vengono in mente altri, scrivetemi.

E poi cosa vuol dire “E se rovino il top?”. Al massimo non sarà quello che mi ero immaginata, avrà una sua personalità, magari anche molto forte, ma sua, anzi mia, solo mia. Ed è qui la chiave di tutto. Il Free Motion è stato il mio primo traghettatore verso un mondo più umano, dove mi sono finalmente permessa l’imperfezione, l’improvvisazione, il gioco. Come dice Patsy Thompson è very very funny davvero, basta lasciarsi andare, lasciare andare. Ecco la lista delle cose da lasciare andare:

  • Lasciate andare il giudizio vostro e altrui. Farete un barile di errori, alcuni inguardabili, non lo sopporterete. Con grande stupore però, a distanza di qualche ora o giorno, non riuscirete nemmeno più a trovarli quegli errori terribili in quel mare di punti, ma dove sono finiti? Per quel che riguarda gli altri, ci sarà sicuramente qualcuna, anzi parecchie, più brave di voi. E’ buona cosa, potrete continuare ad imparare e così non annoiarvi mai. Ci saranno anche tanti, tantissimi top ben ripiegati nel buio degli armadi altrui, se le critiche arriveranno da lì…
  • Lasciate andare il tempo. Quando iniziate questo lavoro le lancette si fermeranno, ci sarà un momento in cui il vostro cane, i vostri familiari vi osserveranno tutti insieme anche se a debita distanza. Saprete così che è ora di pranzo/cena.
  • Lasciate che i vostri pensieri seguano i punti e perdano il filo. Vi ritrovate dopo brevissimo tempo con la testa leggera come un palloncino, come quando giocavate in cortile e pensavate che la testa non servisse ad altro.
  • Annullate la suoneria del cellulare. Siete in una bolla spazio-temporale, in missione sulla luna o al centro della terra, l’unica cosa che dovete contattare siete voi stesse.
  • Lasciate perdere tutte le declinazioni del verbo dovere, il Free Motion è potere. Potete fare tutto quello che volete, avanti, indietro, cerchi, virgole, incroci e sorpassi, neanche al Luna Park…
  • Lasciate che sia. Per una volta, almeno per una volta. Qualsiasi cosa succederà il giorno dopo vi sveglierete ugualmente, farete colazione, vi laverete i denti e così via. I vostri cari saranno accanto a voi, il cagnone scodinzolerà. E se così non sarà, non sarà certo colpa del top che avrete quiltato a Free motion.
  • Lasciate andare “domani”. Partite con il vostro lavoro oggi, adesso, subito, non c’è un domani. Domani è un’invenzione della nostra testa che ha paura, infilate la macchina da cucire e fatelo, ora.

Ed ecco svelato come il Free Motion può essere un ottimo reset per una mente sfinita.

Alla fine non butterete proprio niente, qualsiasi cosa verrà fuori sarà un prodigio.

A proposito del non buttare niente, nel prossimo post vi mostrerò cosa ho fatto con i ritagli, proprio molto ritagli, di uno dei miei quilt, questo per la precisione:

Free motion quilting

Simpatchwork

e qualche striscia di tessuto da lenzuola…

E ora vado a tirare fuori dall’armadio quel top così ben ripiegato, a presto!

Diritto alla privacy e… tirate fuori la lana!

Breve riassunto: un’amica manda su Whatsapp la foto di un quilt che ha magistralmente confezionato per un’amica. Il quilt è bellissimo, la quilter voleva che lo fosse ancor di più e indica per il suo manufatto un nome decisamente penalizzante. Non posso accettarlo. Breve risposta Whatsapp e, visto che mi ero ripromessa di andare a letto prima per sfruttare al meglio le giornate, un secondo prima di spegnere la luce prendo il tablet e inizio a scrivere. È stato il mio tormento per tanto tempo l’idea di non riuscire a fare niente alla perfezione, non riesco a resistere, ora che ho trovato la via d’uscita mi sembra di doverla indicare a tutti. Spegnerò la luce e il tablet all’una, ma sono felice. Ho detto quello che dovevo dire Perfetto! e ho dimostrato a me stessa ancora una volta che non sono perfetta (sigh!).

Sono stata attenta però a rispettare le basilari regole della privacy, niente nomi, niente foto senza liberatoria. Poi partono i commenti. Ma li leggete? Valgono da soli l’intero blog. Non sono ancora riuscita (confesso però di essermi applicata poco) a renderli visibili senza che ci dobbiate cliccare in cima, sono a sinistra in alto:

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La terribile Patti svela l’autrice del quilt ( Francesca! ), l’amica dice di chiamarsi Enrica e mi manda la foto del quilt già al suo posto sul muro della camera da letto. Non sono quindi perseguibile ai termini di legge, il quilt le appartiene e la foto l’ha inviata perché la pubblicassi entro sera. Mantengo quindi la parola:

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…con buona pace di Francesca.

Dovete tirare fuori la lana che avete in casa, ferri e/o uncinetto indifferente. C’è bisogno di tutte noi. Bene se siete un po’ esperte, benissimo se no lo siete, sarà una grandissima occasione per imparare e partecipare ad un evento straordinario. Un’altra quilter, un’anima indomita, instancabile e inaffondabile, una che sono certa all’occorrenza potrebbe domare un leone, si è detta un giorno una cosa del tipo “ ma intanto che penso, non varrà la pena di pensare in grande?”. E così ha fatto, dando origine a un progetto emozionante e davvero sensazionale. Succede quando si mette all’angolo la paura anche per un secondo, il tempo di credere che un sogno si possa avverare, si aprono porte che mai si era immaginato… ma adesso devo andare a fare la cena, ve lo racconto la prossima volta 😘

Grazie a tutte, siete incredibili!

 

 

Perfetto!

Oggi ho ricevuto via whatsapp la foto di un quilt perfetto. È stato confezionato per un’amica con tanti tagli di tessuto, quasi tutti con righe, tutti quiltati in modo diverso. Mi spiace davvero tanto non averlo visto coi miei occhi ma, come dicevo qualche giorno fa, alle mie giornate manca una manciata di ore per poter fare tutto, così non sono riuscita ad incontrare questa quilter speciale capace di tanto per un’amica. Allora provo a raccontarvi di questo quilt visto in due foto, fronte e retro.

Righe. Tante e diverse. All’amica a cui è destinato piacciono le righe, ed ecco accostati colori che… per la Peppina, stanno bene insieme! Questa la magia del patchwork, osare ha portato un risultato tanto inaspettato quanto sorprendente, in una parola perfetto.

Ogni pezzo, quadrato o rettangolo che sia, è stato quiltato come per fare un abbecedario del free motion, piccoli motivi ripetuti, quadri con foglie e fiori, onde e spirali, nastri, cerchi e labirinti, peccato non poter allargare di più la foto. Ogni volta che lo guardo c’è qualcosa di nuovo, come una bella storia che non finisce mai. Che dire… perfetto.

È un quilt che sarà parte integrante dell’arredo della casa a cui è destinato. C’è tutto l’entusiasmo, l’amore, la voglia di mettersi alla prova, la curiosità di scoprire qualcosa di nuovo di chi l’ha creato. C’è la generosità di donare tutto questo ad un’altra persona, la capacità di donarsi ad altri, con leggerezza, con un sorriso (mai vista seria questa quilter!). Mi devo ripetere: perfetto.

È un quilt che ha una sua impronta e, per quanto fatto a macchina, è la cosa più artigianale che si possa immaginare, è decisamente fatto a mano, orgogliosamente fatto a mano. Le mani hanno guidato la stoffa sotto l’ago veloce della macchina da cucire con destrezza, a tratti con incertezza, magari anche con un pizzico di incoscienza. Per divertirsi, per impratichirsi, per dire in modo diverso l’amore, per dirsi che il batticuore è per la nuova strada che si intraprende, per scacciare  la paura. Così umano, così perfetto.

Perfetto come è ogni cosa portata a termine. Done is better than perfect, l’avevo già scritto mesi fa in Sweetness of life. La definizione di perfetto del vocabolario Treccani:

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In latino perfectum significa compiuto, quand’è che ci siamo persi il significato originale del termine?

Tutto ciò per dirti amica mia che questo quilt merita un nome che renda onore alla vita quando si compie, come in questo caso. E se Perfetto! ti sembra troppo, ti svelo che i miei primi quilt avevano tutti un nome che raccontava qualcosa della persona a cui erano dedicati e un cognome che li accomunava che era PERFECTLY IMPERFECT. Adesso il cognome non lo scrivo più nell’etichetta… si intuisce così bene dal quilt, che è superfluo!

Chevron quilt

Sono operosa. Le circostanze e la primavera mi costringono a guardare la quotidianità in modo diverso. Ho usato una  squadra patchwork ad esempio in modo non proprio ortodosso…

Ho fatto i “tonnarelli”. Sono stata a Roma ultimamente e ho mangiato dei tonnarelli cacio e pepe che erano una delizia. Ho deciso di rifarli e, non avendo nulla che mi permettesse di riprodurre questi spaghetti alla chitarra spessi e di forma squadrata, ho pensato che la mia squadra non si sarebbe offesa, anzi sarebbe stata curiosa di vedere e partecipare al lavoro della cucina.

Sotto la macchina da cucire sta nascendo uno “chevron quilt”. Chevron è il gallone sulla divisa militare, il tessuto a spina di pesce, un motivo a zig zag. Come nel precedente quilt Without script http://simpatchwork.com/free-motion-free-mind   ho cucito tanti HST (half square triangle, quadrati ottenuti con due triangoli). Ho usato uno charm pack (uno charm pack è un insieme di una quarantina di tagli di tessuto di una stessa collezione di 5”x5”, 5 inches sono 12,7 cm) e diversi tagli di stoffa acquistati in un secondo tempo. Avevo comperato quello charm pack quando ero alle prime armi col patchwork, l’esperienza mi ha poi insegnato che con un solo charm pack fare un quilt è pressoché impossibile, a meno che non si voglia un baby quilt. Questo è Without script

e questo lo chevron quilt in gestazione

Il pappagallo blu serve per distrarre il mio cagnone che, come al solito, troverà irresistibile qualsiasi pezzo di stoffa adagiato sul pavimento per sdraiarcisi sopra.

Raccolte e numerate le file di HST

si iniziano a cucire

 

Il nuovo quilt ha alti e bassi, picchi e cadute che, come non mai, sono un emblema di questa primavera che si comporta da estate. La fantasia dei tessuti è giovane, fresca, felice, è così la persona a cui andrà. Gli alti e i bassi sono i miei. Solo miei? A voi non capita mai di sentirvi come sulle montagne russe? Non partite mai decise verso una meta per trovarvi all’esatto opposto? Quante volte ripartite, fallite, ripartite, fallite e ripartite? Al di là di ogni effettiva qualità, penso che il fattore determinante per riuscire resti la determinazione, la perseveranza, la capacità di tentare una volta ancora, ostinatamente, instancabilmente.

È un caso la nascita di questo chevron quilt? Non sarà che finalmente sto accettando di avere alti e bassi che non riterrò penalizzanti nel raggiungimento della mia meta? Ma la vera domanda, quella che mi pongo da anni…

QUAL’È LA MIA META?

Complice la primavera, ma tutti gli anni mi sembra di trovarmi sempre allo stesso punto, per poi dirmi che non è vero, sto arrivando e… invece no, sto cadendo… e poi ancora sù, come nelle montagne russe.

 

Free motion, free mind

L’ultimo punto di Without script, senza copione, è stato fatto martedì scorso

Dopo le prove su un vecchio lenzuolo

mi sono lasciata andare sul quilt. È davvero necessaria tanta pratica per il free motion, impensabile farla solo su scampoli. Far passare un intero quilt sotto la macchina da cucire è molto diverso che metterci un fat quarter, ma soprattutto è molto diverso sapere che sotto l’ago c’è un campione piuttosto che un top che ha richiesto diverse ore di lavoro. Bisogna fare entrambe le cose, cucire il campione come il sandwich. Ho imparato la lezione, non ho più paura di rovinare il top, il free motion richiede un’impostazione mentale diversa. Ecco i punti chiave per me:

– quello che vi sembra un errore imperdonabile, quello per cui fermereste la macchina da cucire per prendere lo scucitore, tagliare i  punti e tornare al punto di partenza, è in realtà la vostra personale impronta. Qualcosa che rende unico il vostro lavoro, che lascia intuire che non si tratta di un prodotto industriale. Un po’ come quel neo, quella fossetta che avete solo su una guancia quando la bocca sconfina verso il sorriso, quella rughetta che sostiene l’occhio verso l’alto quando ridete, tutte caratteristiche non proprie della perfezione ma che possono avere un’attrazione quasi irresistibile. Ci vuole una certa maturità per capirlo, accettarlo. Allo stesso modo, lasciate che le vostre mani proseguano nella danza del free motion, abbiate fiducia nel risultato finale. Quello che vi sembra inguardabile si perderà nell’insieme, un’armonia fatta di tanti punti in cui non noterete più quelli irregolari

– per quanto sia facile pensarlo è difficile fermare la macchina da cucire quando si vorrebbe farlo. I primi tentativi di free motion sono fatti quasi in apnea. Man mano che ci si esercita si scopre che è possibile effettuare respiri a cadenza regolare e ci si può fermare all’occorrenza per ripartire come se niente fosse. Quest’ultimo punto richiede un po’ di esercizio supplementare…

– nel free motion non c’è una sola strada. È che siamo così  poco abituati al free, alla libertà, che fatichiamo a vedere strade alternative. Abbiamo bisogno di un percorso definito per sentirci sicuri, il free motion è l’esatto opposto. L’unica reale difficoltà è per me mantenere la stessa dimensione del disegno nel tempo. La mia calligrafia ad esempio non è sempre la stessa. Alcuni giorni è più ampia, più fitta o più accurata, con il free motion è lo stesso. Inizio quindi il trapunto quando so di avere più tempo a disposizione, nel caso di Without script avevo come traguardo il venerdì pomeriggio, il venerdì sera il tavolo doveva essere libero per cena. Ho concentrato le ore di lavoro in meno giorni possibili, in modo che la mano fosse il più possibile la stessa. Sabato riposo, domenica ho tagliato il binding, lunedi l’ho cucito e martedì ho stampato e applicato l’etichetta

– è comunque un bell’impegno. Una cosa per la quale dovete ricordarvi di respirare, di fermarvi, di percorrere strade controcorrente e di perdonarvi per non essere riuscite a fare esattamente come volevate. Il free motion non è esatto, il free motion è proprio come dice il nome, è libero. Bisogna saperlo accettare. Bisogna festeggiare quando si riesce a fare. Così martedì verso sera sono uscita con le mie ragazze

Una bella passeggiata, un po’ di chiacchiere, parecchie coccole (alla ragazza col pelo) e occhi nuovi per vedere il corallo dei mari tropicali nel cielo della mia città

e la pace che la sera di una giornata operosa porta in dono

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Corri… che è presto!

L’ influenza e la pioggia che si è trasformata in neve

hanno fermato per un po’ le mie scarpette da corsa. Tra i buoni propositi per il nuovo anno mi ero ripromessa di fare attività fisica con più regolarità. Parto sempre bene, poi basta un intoppo qualunque per fermare questa fonte di benessere. La corsa non è mai stata il mio forte e, a dirla tutta, non so se mi piace poi così tanto. È però uno degli sport più democratici che conosca: si può correre a tutte le età, a velocità variabili, all’ora che più aggrada, in qualsiasi posto. Per questo l’ho scelta, non intacca la mia libertà, posso gestirla secondo necessità e alla fine fa stare così bene!

Richiede un obiettivo, non basta la sola motivazione dello stare meglio; ci sono mille modi per star bene, molti dei quali molto più allettanti della fatica della corsa. Il mio obiettivo quest’anno è ridurre il tempo impiegato a percorrere ogni chilometro. È un’impresa epica per me, ma ho deciso di crederci e questo mi ha dato una determinazione che mi ha stupito. Per questo quando la febbre e il maltempo mi hanno dato lo stop, lo sconforto ha mostrato i muscoli, ancora una volta mi sarei fermata, ancora una volta sarei dovuta ripartire perdendo parte dei progressi raggiunti, un film visto già un milione di volte.

Le abitudini si possono instaurare ma si possono anche modificare. Occorre esserne consapevoli e essere disposti a vincere la paura di muovere passi su un terreno sconosciuto. Bisogna credere anche se nell’immediato non c’è nessuna evidenza, un atto di fede. Qualsiasi sia il motivo che vi spinge a iniziare a correre, chili in più, benessere fisico, stress, etc. non sarà sufficiente per continuare a correre se non instaurate un’abitudine. La corsa deve avere il suo spazio, vi deve mancare se non riuscite a farla, dovete soffrire un po’ anche nel non farla! Motivazione, obiettivo e determinazione sono la chiave per riuscire a portare a termine quello che ci si prefigge. E così stamattina anziché vedere gli ostacoli, ho deciso di cambiare un’altra abitudine. Ho ancora il raffreddore? Si, ma molto meno. Non riesco a dormire? Si, ma ho tempo per far dell’altro. Dovrò recuperare sei allenamenti? Si, ma non devo ripartire da zero. Volontariamente ho cercato qualcosa di positivo da affiancare a quello che la mia mente mi proponeva come unica lettura della realtà. La mia mente non è cattiva è, per sua naturale fisiologia, propensa a propormi uno scenario che già conosce, lo fa prima ancora che io possa rendermene conto. Se quando mi sveglio noto che è troppo presto, il mio cervello mi manda informazioni al riguardo e di conseguenza predispone il mio umore. È troppo presto, non hai riposato abbastanza, sarai stanca, sarà dura… sono le informazioni che ha raccolto le volte precedenti, tutte le volte che mi sono svegliata troppo presto. Sa anche che mi arrabbierò un po’ perché non riuscirò più a riaddormentarmi, mi darà tutte queste indicazioni convinta di far un buon servigio, mi darà la sua interpretazione della realtà in base a segnali a lei noti, in modo che io possa dedicare le mie energie ad altro, non ci siamo evoluti grazie anche alla capacità di gestire diverse situazioni contemporaneamente?

E così alle 5 di mattina anziché guardare sconsolata la sveglia per poi fissare il soffitto e passare in rassegna i pensieri e la giornata che mi aspettava, mi sono detta “ma che bello che ho tempo di andare a correre anche se devo andare a lavorare!”. Ecco, bisogna dirselo con una certa enfasi, alzarsi subito o quasi e infilarsi una tenuta da jogging che comprenda anche un cappellino che domi la cresta con cui mi sveglio ogni mattina. Occorre uscire appena infilate le scarpette, senza guardare il meteo o il termometro. Un solo minuto di esitazione e il vostro cervello prenderà il sopravvento annientando il buon proposito. Avete il vantaggio dell’effetto sorpresa, ma dura poco contro l’esperienza dei vostri navigati neuroni. Le scale saltellando e in un attimo sono in strada, la mia musica preferita nelle cuffie.

Corri che è presto! Che c’è tutto il tempo di farlo con calma (!), che la città è tutta tua, che dopo starai sicuramente meglio, meglio di quando stai a letto ad aspettare l’ora giusta di alzarti nella speranza di riaddormentarti. Ed è proprio così, ogni passo è un’iniezione di forza e fiducia, il miglior ricostituente che si possa desiderare. La Cittadella e il Parco Ducale non aprono prima delle 6, così rilassando consapevolmente i muscoli che si erano inconsapevolmente contratti per la temperatura non proprio mite, prendo la direzione del centro città e corro strade, vicoli e piazze che normalmente si percorrono a fatica, trafficate da pedoni, bici, moto, bus  e macchine. C’è ancora il buio della notte, la luna che splende e l’aria tersa e profumata. Incontrerò in quaranta minuti una quindicina di persone, comprese quelle alle guida di veicoli. Mi sembrerà ancora più incredibile quando un’ora dopo uscirò di nuovo col mio cagnone e troverò oltre al solito traffico una nebbia fittissima. Se provassi a convincere il mio cervello che anziché una scocciatura è un privilegio alzarsi alle 5? Ci lavorerò su…

Ho lavorato anche le mie stoffe in questi giorni, il quilt senza copione è alla fase per me più cruciale, devo decidere come quiltarlo. Ho unito i miei quadrati in gruppi di quattro

dopo ho unito i gruppi in righe

le righe fra di loro

fatto un bordo tutt’intorno e il preparato il back (retro)

Ho tirato fuori dalla libreria i miei libri di free motion

e li ho sfogliati come se fosse la prima volta, ancora una volta come ripartire da zero, un film già visto un milione di volte….