Free motion, free mind

L’ultimo punto di Without script, senza copione, è stato fatto martedì scorso

Dopo le prove su un vecchio lenzuolo

mi sono lasciata andare sul quilt. È davvero necessaria tanta pratica per il free motion, impensabile farla solo su scampoli. Far passare un intero quilt sotto la macchina da cucire è molto diverso che metterci un fat quarter, ma soprattutto è molto diverso sapere che sotto l’ago c’è un campione piuttosto che un top che ha richiesto diverse ore di lavoro. Bisogna fare entrambe le cose, cucire il campione come il sandwich. Ho imparato la lezione, non ho più paura di rovinare il top, il free motion richiede un’impostazione mentale diversa. Ecco i punti chiave per me:

– quello che vi sembra un errore imperdonabile, quello per cui fermereste la macchina da cucire per prendere lo scucitore, tagliare i  punti e tornare al punto di partenza, è in realtà la vostra personale impronta. Qualcosa che rende unico il vostro lavoro, che lascia intuire che non si tratta di un prodotto industriale. Un po’ come quel neo, quella fossetta che avete solo su una guancia quando la bocca sconfina verso il sorriso, quella rughetta che sostiene l’occhio verso l’alto quando ridete, tutte caratteristiche non proprie della perfezione ma che possono avere un’attrazione quasi irresistibile. Ci vuole una certa maturità per capirlo, accettarlo. Allo stesso modo, lasciate che le vostre mani proseguano nella danza del free motion, abbiate fiducia nel risultato finale. Quello che vi sembra inguardabile si perderà nell’insieme, un’armonia fatta di tanti punti in cui non noterete più quelli irregolari

– per quanto sia facile pensarlo è difficile fermare la macchina da cucire quando si vorrebbe farlo. I primi tentativi di free motion sono fatti quasi in apnea. Man mano che ci si esercita si scopre che è possibile effettuare respiri a cadenza regolare e ci si può fermare all’occorrenza per ripartire come se niente fosse. Quest’ultimo punto richiede un po’ di esercizio supplementare…

– nel free motion non c’è una sola strada. È che siamo così  poco abituati al free, alla libertà, che fatichiamo a vedere strade alternative. Abbiamo bisogno di un percorso definito per sentirci sicuri, il free motion è l’esatto opposto. L’unica reale difficoltà è per me mantenere la stessa dimensione del disegno nel tempo. La mia calligrafia ad esempio non è sempre la stessa. Alcuni giorni è più ampia, più fitta o più accurata, con il free motion è lo stesso. Inizio quindi il trapunto quando so di avere più tempo a disposizione, nel caso di Without script avevo come traguardo il venerdì pomeriggio, il venerdì sera il tavolo doveva essere libero per cena. Ho concentrato le ore di lavoro in meno giorni possibili, in modo che la mano fosse il più possibile la stessa. Sabato riposo, domenica ho tagliato il binding, lunedi l’ho cucito e martedì ho stampato e applicato l’etichetta

– è comunque un bell’impegno. Una cosa per la quale dovete ricordarvi di respirare, di fermarvi, di percorrere strade controcorrente e di perdonarvi per non essere riuscite a fare esattamente come volevate. Il free motion non è esatto, il free motion è proprio come dice il nome, è libero. Bisogna saperlo accettare. Bisogna festeggiare quando si riesce a fare. Così martedì verso sera sono uscita con le mie ragazze

Una bella passeggiata, un po’ di chiacchiere, parecchie coccole (alla ragazza col pelo) e occhi nuovi per vedere il corallo dei mari tropicali nel cielo della mia città

e la pace che la sera di una giornata operosa porta in dono

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il mio tempo

Il tempo è un’invenzione dell’uomo. E scorre diverso a seconda dello stato dell’anima. Complici i giorni di festa, è trascorso tanto tempo dall’ultimo post. Ho letto, preso una card per il cinema, sperimentato in cucina, mi sono data un obiettivo per la corsa, fatto qualche bella nuotata e chilometri con il mio cagnone. Un cane aiuta a dare al tempo un valore diverso. Il mio quattrozampe è intransigente, capisce subito se devo andare al lavoro, ma se non ho i minuti contati non riesco mai a tornare a casa quando voglio. Avrei accorciato l’uscita nei giorni freddi che hanno preceduto il Natale, ma a capo chino per ripararmi dal freddo, ho vagabondato cogliendo la bellezza del gelo

che mi ha ispirato un doppio strato di imbottitura nel quilt per il piccolo Bruno

La trapuntatura con il free motion ha reso molto bene, il doppio strato ha evidenziato il trapunto e il quilt è risultato caldo e soffice

Ed ecco “Sweet baby” in un pacchetto da mettere sotto l’albero, ho usato  i ritagli del back per il fiocco:

Ogni tanto la mia vicina si ferma per un saluto. La scorsa primavera mi raccontò di questo bimbo nato da poco, con una tale emozione che siamo finite con l’asciugarci le lacrime agli occhi. Stavo cucendo un quilt e gliene promisi uno per Bruno, in cambio le ho chiesto una foto, non ho mai incontrato questo piccolo uomo. È da riempire di baci, bello come pochi 😍!

Ci sono state giornate stupende

con albe dai colori incredibili, la potenza della luce che irrompe nella profondità del buio, spettacoli di pochi secondi da cogliere al volo (sempre grazie a Rima)

 

E anche verso sera, passeggiando nei borghi in città c’era meraviglia da riempire gli occhi

La mia macchina da cucire si è riposata, il tavolo era equamente diviso tra mia figlia e i suoi libri e mio marito con computer e fogli vari. Così ho occupato il divano con il mio ultimo quilt. Il trapunto a mano, che tanto avevo temuto, è stato perfetto per passare ore davanti al camino, godendomi la mia famiglia finalmente riunita. Rima, il mio cagnone, ha apprezzato molto, un paio di volte l’ho trovata “adagiata” sopra il sandwich di stoffa e spilli perfettamente a suo agio. Ho mantenuto il proposito, il quilt è dedicato a lei, dovrò però farle capire che è mio! Manca solo da cucire l’etichetta

ed è già finito!

 I

Da non credere…

Se si dà un diverso valore al tempo, scorre diverso. Se non si ha paura, si raggiungono mete che si pensavano impossibili. Se mi fossi fermata a pensare al tempo che avrei potuto impiegare, beh forse non l’avrei mai iniziato. E invece sono partita con una sana ignoranza e la determinazione di colmarla, motore potentissimo per raggiungere traguardi inaspettati.

Ho fatto tutto quello che non avrei dovuto fare, sono partita a trapuntare all’esterno, si dovrebbe partire dal centro. Si dovrebbe fare un imparaticcio non fare i primi punti su un quilt, però ci ho preso gusto. Guastare? E perché ? È talmente irregolare…. e cosa c’è di regolare in tutto quello che ho sotto gli occhi? Cosi tra mille domande, altrettante risposte, pensieri, tazze di the, chiacchiere con chi condivideva la stanza insieme a me, coccole a Rima che voleva stendersi sul quilt e tentativi più o meno riusciti di regolarizzare il punto, il trapunto a mano è finito e un po’ mi è dispiaciuto.

Sono finiti anche i giorni di vacanza per i pendolari della mia famiglia e le giornate sembravano non avere più colori. Passeggiando con Rima, mi sono chiesta se non fossi triste e con sorpresa ho scoperto che la giornata voleva scoprire i miei colori, quelli più riservati

Non ero triste, una composta gratitudine per tutti i momenti speciali di questi giorni è affiorata con un pudore che non conoscevo, i colori spenti e pacati non hanno portato malinconia, ma hanno permesso che affiorasse tutta la carica d’amore che mi ha nutrito l’anima in questo tempo… senza tempo.