Al ritorno dalle vacanze….


…c’è sempre troppa biancheria da lavare e stirare, la casa da pulire e ordinare (perché è già tanto riuscire a fare la valigia la notte prima di partire), andare subito a prendere il cagnone che quasi quasi non tornerebbe a casa perché in campagna al fresco, supercoccolato, extranutrito, insieme all’amico peloso Gastone stava proprio bene. C’è la spesa da fare, salutare tutte le piante che la mia vicina ha amorevolmente innaffiato e inalare a pieni polmoni il profumo dei biscotti fatti in casa che Luisa mi farà trovare sulla cassapanca. Ho dei vicini, anzi delle vicine speciali, direi uniche.

Sono fioriti i girasoli che non ho seminato. Tutti gli anni beneficio di una particolare semina aerea. Da uccelli di passaggio cadono frutti e semi, ma anche qualcosa di meno prosaico non completamente digerito. Io innaffio e, se cresce qualcosa, aspetto che abbia una certa dimensione prima di fare indagini botaniche. Un anno ho notato uno strano rigonfiamento tra il basilico, spostando le piantine profumate ho scorto una noce il cui seme aveva iniziato a lavorare. L’ho spostata delicatamente e le ho dedicato un vaso, oggi la pianta nata da quella noce è alta come me.

I girasoli appena fioriti e qualcosa che penso essere grano, erano una manciata di semi insieme in quello che si potrebbe definire un prodotto di scarto post digestione di un esemplare avicolo. L’uccello in questione deve aver fatto una grande abbuffata e, dopo il lauto pasto, ha centrato in pieno una vaschetta. Ho riconosciuto nel souvenir bucolico rilasciato dall’alto, dei semi integri che assomigliavano a chicchi di cereali e altri semi decisamente più grandi che non sono riuscita ad identificare. Ho innaffiato qualche giorno grata di quel concime che veniva letteralmente dal cielo, ma quando ho visto che iniziava a germogliare, ho raccolto tutto e adagiato in un’altra vaschetta. Ho seguito la crescita con l’apprensione di un neo genitore, e a circa 40 cm ho capito che avrei avuto dei girasoli! Che ovviamente sono sbocciati quando ero in vacanza. Così Federica, la mia vicina botanic baby sitter, mi ha prontamente inviato una foto:

La gioia di questa maternità alla clorofilla non è riuscita a mitigare il senso di oppressione dato dal caldo da fusione atomica che ho trovato al mio ritorno. Ciò mi ha  generato un po’ di sconforto che si è ingigantito fino a divenire prostrazione al limite dell’esaurimento quando la mia bambina mi ha messo al corrente che aveva liberato la sua cameretta nella città dove studia. Ha approfittato delle vacanze estive per portare a casa tre sacchi giganti di biancheria, piumone, quilt, vestiti, giacche, etc. da lavare e stirare. Il giorno dopo è ripartita, il tempo di disfare la valigia delle vacanze familiari e tanti baci…

Le alternative a quel punto erano molteplici:

– Lasciare i tre sacchi nella sua camera e aspettare che se ne occupasse al ritorno. La ragazza però non possiede una sua camera, la condivide col fratello e sono anche un pochino stretti. I sacchi, che erano sopra il cuscino del cagnone che nel frattempo era tornato dalla campagna, sono stati posizionati nel bagno di servizio ultrapiccolo che con quest’ultima installazione è divenuto inagibile (c’erano già due montagne tessili in lista d’attesa per la lavatrice).

– Scrivere una lettera in cui manifestare tutto il mio affetto e lasciare nottetempo la casa in compagnia del mio cagnone. Girare il mondo, tornare come se niente fosse una mattina e preparare una colazione intercontinentale per tutti.

– Entrare in uno stato catatonico di assoluta apatia. Non vedo, non sento, non parlo e non faccio più nulla in casa. È più forte di me, non posso fare altrimenti. Anche se un pochino fuori stagione entrare in letargo, non si sa mai che a qualcuno venga in mente di chiamare un medico.

– Far valere i miei desideri, che significa leggere, studiare, scrivere, cucire, imparare a suonare la chitarra, iscriversi ad un corso di ballo e ad uno di modellista, ho una voglia matta di cucire vestiti. Cucinare quando e come voglio, uscire con le amiche, andare al cinema e nel tempo libero (se c’è, altrimenti pazienza) occuparmi di casa e figli.

– Passare in rassegna le foto scattate tra Bilbao e San Sebastián e continuare a meravigliarsi come farebbe un bambino intanto che mi sfinisco di lavoro come un somaro.

Cosa ho scelto?

L’arrivo. Un attimo prima di uscire dall’aereoporto di Bilbao, quel momento di transizione in cui si resta col fiato sospeso nell’attesa della sorpresa

La luce alle 21.30 e l’incredibile Guggenheim Museum

I miei bambini, quanto sono piccoli in quella struttura così maestosa?

Non sarei più uscita, al di là delle mostre presenti, un’installazione patchwork+uncinetto si dipanava a tentacoli tra i diversi piani della struttura. Ho scattato un milione di foto, giusto un assaggio:

 

Chi aspetta fedele fuori dal museo?  Un cane gigante coperto di fiori

e un adorabile ragnetto

Ci sono strutture ultra moderne perfettamente inserite nel contesto urbano

E altre inserite all’interno. Entrando nell’edificio che vedete qui sotto, vi sareste mai aspettati di trovare…

altri edifici sorretti da colonne una diversa dall’altra, panchine luminose, un sole proiettato e per tetto una piscina?

A San Sebastián le spiagge sono bellissime, giganti

Ci si può attardare fino alle 22

come questa mamma con i suoi piccoli per…

vedere il tramonto sul mare

Mare che è presente nella vita di città come elemento imprescindibile. La mattina presto sui marciapiedi ci sono persone con le scarpe ma anche senza…

E intanto che qualcuno dorme ancora c’è già chi ha la pelle salata

Può mancare una tappa all’acquario quando il più piccolo dei viaggiatori ha 17 anni suonati (sull’età del più grande sorvoliamo)? Ci siamo divertiti tanto anche lì, come i bambini!

E devo confessare che guardando i pesci pensavo a possibili fantasie di tessuti, proprio quest’anno sono tornati di moda i pois…

Un languorino? Innumerevoli varietà di pinchos, che sarebbero stuzzichini per accompagnare una birra fresca o un calice di vino ma che ormai sono sdoganati per farci colazione, pranzo e cena:

E invece sono qui davanti al ferro da stiro… 😭

 

Le foto, quelle più belle, sono state gentilmente concesse a seguito di perentoria richiesta, da Michele Fochi che trovate su Instagram come myphoki. Ne scatta di veramente belle, pubblica solo quelle più ermetiche. Tra i mei desideri metterò anche quello di vedere più foto sue online.