Mini tovagliette segnaposto dove appoggiare tazze, posate, pane… Come utilizzare ancora una volta i ritagli!

In cucina i piatti migliori mi vengono quando metto insieme quello che c’è. Il risultato sorprende anche me, con l’alibi di non potere seguire una ricetta alla lettera, cucino con  spontaneità e serenità. Utilizzare i ritagli di cucito è un po’ la stessa cosa, la sperimentazione è così spensierata che mi concedo ingenuità e imperfezioni, anzi a dire il vero le esalto.

Quest’estate mia figlia ha festeggiato il suo compleanno organizzando una cena informale sul terrazzo che c’è sul tetto. Su questo terrazzo non c’è nulla se non il cielo e ci siamo fatte qualche domanda su come potesse svolgersi una cena. Sono ragazzi giovani e adattabili, ma non avere tavolo e sedie poteva complicare un po’ la serata. Nella vecchia casa avevamo un camino, capitava d’inverno di appoggiare sul pavimento lì vicino un panno da picnic, sistemarcisi sopra e cenare col fuoco che scoppiettava. Per la cena sulla terrazza avremmo steso a terra le vecchie tovaglie, confezionato dei cuscini per la seduta e usato le stelle e delle candele per fare luce

cena in terrazza

occorreva però qualcosa che facesse da segnaposto, che potesse servire per appoggiare le posate intanto che si riempiva il piatto o per aiutare a riconoscere il bicchiere. Così sono nate, dai ritagli del tessuto che ho utilizzato per fare i cuscini e dagli avanzi di una vecchissima tovaglia, queste più che versatili mini tovagliette

 

 

mini tovagliette

 

Avevo veramente poco tempo, così ho fatto le federe dei cuscini con un tessuto jeans e con un ritaglio di tessuto da materasso, talmente vecchio che era ingiallito. Non ho rivoltato nulla, ho unito i pezzi cucendo direttamente sul dritto del tessuto, lasciando pochi centimetri di tessuto dopo il margine di cucitura. Dopo averli  tagliuzzati, ho lasciato che la lavatrice rifinisse il lavoro per me “creando” bellissime frange, in pratica ho sfruttato la tecnica dei Rag Quilt. Ho approfittato di tutte le rifiniture già presenti, come ad esempio la cimosa

 

Con gli avanzi e con la stessa tecnica ho fatto le tovagliette. Un pezzo di jeans, un ritaglio d’imbottitura, un altro pezzo di jeans, un rimasuglio della vecchia tovaglia appoggiato sopra e poi semplici cuciture dritte. Ho cucito il perimetro un paio di centimetri all’interno della tovaglietta, l’ho ripassato per essere sicura di averlo fermato bene, qualche taglietto e via in lavatrice per le frange. In un lato corto ho lasciato la cimosa, forse l’unica cosa “regolare” del manufatto:

mini tovagliette patchwork

Tutte diverse, perfette come segnaposto per i bicchieri, come tovagliolino per sostenere una tartina, un pezzo di focaccia, una fetta di torta e da riutilizzare all’infinito visto che entrano in lavatrice e non vanno sotto al ferro da stiro (qualità per me grandiose).

 

Ne ho fatte anche altre utilizzando i triangolini di scarto di un quilt, talmente piccoli che non avrei potuto utilizzarli per nulla

Ho preparato un mini sandwich mettendo un ritaglio d’imbottitura all’interno di un pezzo di stoffa (ancora un avanzo di lenzuola della Patti) che ho ripiegato

mini tovagliette

Ci ho appoggiato sopra i triangolini più o meno in fila

mini tovagliette

e li ho tenuti in posa adagiandoci sopra un pezzo di fliselina idrosolubile. Ho girato il lavoro e fatto la stessa cosa dall’altra parte, volevo una tovaglietta double face. Sono piccoline, stanno nel palmo di una mano, non è stato difficile girarle (rivoltare una frittata è più impegnativo) tutti i triangolini sono rimasti al loro posto:

La fliselina mi è servita per velocizzare il lavoro, non ho avuto bisogno di fermare i triangolini che non si sono spostati o piegati durante la cucitura. In questo caso ho accorciato di molto la lunghezza del punto e fatto cuciture molto fitte, le tovagliette devono resistere ai lavaggi e all’utilizzo. Potrebbero sfrangiarsi un po’ e va bene così, sono nate già volutamente imperfette, informali, ma non devono sfrangiarsi fino a “dissolversi”

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Le ho squadrate e per “rifinirle” ho semplicemente passato più volte il perimetro con la stessa cucitura fitta.

 

E poi sotto l’acqua che ha svelato i colori nascosti

 

E visto che questo tipo di magia mi ammalia sempre, via con un’altra!

mini tovagliette

 

Le utilizzo per non appoggiare le posate direttamente sul tavolo, per una tazzina da caffè nata senza piattino, per una tazza di tisana (sono tutte senza piattino), ma anche quando non utilizzo un piattino perchè non ce l’ho così piccolo…

mini tovagliette

 

mini tovagliette

 

 

 

mini tovagliette

 

mini tovagliette

Dovrò fare quanto prima anche una tovaglietta per la ciotola del mio cagnone…

Come fare nastri da pacchi e pacchetti eco-friendly

È un’altra storia di libertà dove vale tutto, dove più i ritagli sono ritagli, meglio lavorerete e dove più amiche patchwork avete, meglio sarà . Eh sì, perché le amiche patchwork sono tutte speciali e qualcuna (la Patti) condividerà con voi qualche pezzo di tessuto da biancheria, avanzi di lenzuola. Basterà un taglietto sulla stoffa e tirare con le mani per avere il vostro nastro da impreziosire con gli avanzi patchwork. Anche in questo caso non butterete niente, la striscia di stoffa appena ottenuta sarà leggermente sfilacciata, potrete sfilacciarla ulteriormente, ma comunque terrete da parte i fili estratti, potrete utilizzare anche quelli. Benissimo anche qualche centimetro di pizzo, un disco di tulle da confetti, un pezzo di cimosa, ma anche un giornale, riviste, l’incarto del vostro chewing gum…

Nastro da pacchi

nastro da paccho

nastro da pacchi

nastro da pacchi

 

La carta la taglierete a pezzettini, i fili li attorciglierete, strisce millimetriche di tessuto le girerete attorno ad un dito per fare anelli, palline, fiori rudimentali e… cucirete tutto! Ho lasciato la macchina da cucire infilata di nero, non mi spiaceva avere ulteriore contrasto, ma può essere l’occasione per utilizzare spolette che non riuscireste ad usare altrimenti

Nastro da pacchi

Sotto l’ago che cuce un semplicissimo punto dritto potete infilare qualsiasi tipo di ritaglio, tagliandolo ulteriormente . Potete abbinare i colori e fare attenzione alle forme, ma anche no.

 

nastro da pacchi

 

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Si cuciono in sequenza anche strisce di stoffa che non avete avuto cuore di buttare quando avete preparato i quilt per il binding, i bordi di rifinitura andranno benissimo anche se di diverse ampiezze. Li unite semplicemente sovrapponendo i ritagli, aggiungendo sopra altri ritagli 😉

nastro da pacchi patchwork

Ne usciranno nastri insospettabili, sorprendenti, coloratissimi, imprevedibili e pieni di vita, e pensare che erano solo ritagli da buttare…

nastri di stoffa

Nastri di stoffa

Nastri di stoffa

 

Se volete fare un pacchetto “classico” ma eco compatibile, riutilizzerete un quotidiano

pacchetto regalo eco friendly

pacchetto regalo eco friendly

pacchetto regalo eco friendly

Ma potete anche omettere la carta, il nastro è talmente sorprendente di per sè che la mancanza della carta non si noterà

nastro da regalo

 

Per i libri e/o riviste (tra i miei regali preferiti), potete “impacchettare” col nastro, ma anche fare in modo che il nastro lasci a sorpresa intravedere il titolo

pacco eco friendly

pacco eco friendly

pacco eco friendly

Pacco eco friendly

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E perché no, potrebbero essere già questi incredibili nastri un regalo da fare!

nastri da pacco eco friendly

 

 

 

 

 

Free Motion quilting, magico reset per una mente stanca e travagliata

Finalmente la settimana di Ferragosto. Sono stanca e anche tanto. Se dovessi fare un elenco di cosa, scriverei quello che scrivereste tutte, ne sono certa. Quando si corre troppo si perde la connessione con noi stessi. Ho bisogno di pace, di poter seguire solo i miei ritmi, di non dover rispettare obblighi e orari, ho voglia di fermarmi. Questo nel mondo immaginario dei sogni. In quello reale so che è giunto il momento di esprimere in modo chiaro e inequivocabile i miei bisogni: fate finta che non ci sia, almeno per qualche ora al giorno. C’è da fare la spesa? Aprite il frigo e chiedete a lui. Dov’è quella cosa? Cercatela finché non la trovate o fatene a meno, io non ci sono, non chiedete a me. Ho pulito tutta la casa, cambiato i letti, lavato e stirato fino a vedere il fondo della cesta della biancheria (evento piuttosto raro), per qualche giorno si dovrebbe sopravvivere. Io e il mio cagnone entriamo nel magico mondo del Free Motion (il cagnone ci entra per proprietà transitiva, essendo sempre tra i piedi capita talvolta che debba spostarlo dal pedale della macchina da cucire).

Quando ho iniziato a fare Patchwork non ne sapevo proprio nulla, non avevo amiche appassionate di quest’arte, era tutto facile o difficile allo stesso modo, non avevo preconcetti. Avere come insegnante Jole Dinnella mi ha dato una marcia in più “Non abbiate paura di usare i tessuti belli, non teneteli in un cassetto!” (si sarà mica accorta che ho tagliato un vecchio lenzuolo per questo progetto?) e “Non aspettate di aver risolto tutti i problemi, partite, le soluzioni arriveranno intanto che lavorate!” (come fa a sapere che mi sto scervellando da giorni per questa tovaglietta senza aver neanche sfiorato la stoffa con un dito?) sono stati sproni che ancora oggi mi tirano fuori da situazioni di défaillance. Le belle stoffine inutilizzate si rattristano al buio dell’armadio, rischiano di sopravvivermi e chissà che fine farebbero dopo… Ogni mio progetto è pensato, studiato e messo nero su bianco, ma è vero, devo accettare il fatto che non posso prevedere tutto, quello che ho in mente spesso non “veste” la realtà come avrei immaginato. Affronterò con fiducia quello che mi si presenterà, sempre meglio che restare fermi al punto di partenza.

Nei primi mesi della mia avventura Patchwork ho fatto indigestione di video a tema su YouTube. Mi incuriosivano quelli sul Free Motion, mai viste macchine da cucire cucire in quel modo. Era difficile? Secondo Patsy Thompson no, anzi era very very funny, occorreva solo tanta pratica. I suoi tutorial Free motion quilting-Patsy Thompson , sono magistrali, niente è lasciato al caso. La musica di apertura è quella delle fiabe, quella di chiusura è rasserenante come solo il Canon in D di Johan Pachelbel può essere. Al terzo tutorial Patsy sempre sorridente e rassicurante, dopo aver spiegato come preparare la macchina da cucire e i tre strati del quilt, vi fa finalmente iniziare. Una raccomandazione però, e qui il tono si fa serio: RILASSATEVI, è davvero importante. Consiglia un po’ di musica e… un bicchiere di buon rosso (farà cin cin con la bottiglia, stupendo!). A questo punto ero più che convinta di tentare con il Free Motion, faceva per me 😉

Patsy Thompson Free Motion Quilting

Quando ho portato il mio primo lavoro di Free Motion al corso di Patchwork, ero un po’ titubante a mostrarlo, era più che imperfetto, temevo le critiche. Lo stupore delle mie compagne mi colpì, perchè sgranavano tanto gli occhi su quei punti così incerti? Non sapevo nemmeno io quello che avevo fatto, parafrasando un famoso detto  “Nessuno osa il Free motion finché non arriva uno sprovveduto che non lo sa e lo fa”. Jole ci aveva fatto fare dei blocchi per imparare un po’ di tecniche, io li avevo messi insieme e in modo un po’ rudimentale avevo fatto il mio sandwich da trapuntare con il Free Motion:

Simpatchwork

Simpatchwork
Ho optato per l’acqua che mi sembrava la scelta migliore per una mano ferma…

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Simpatchwork

Dopo questo primo “inconsapevole” Free Motion ne ho fatti altri, attrezzandomi con tutto quello che nei video sembrava indispensabile, colla spray, piano per macchina da cucire, guanti, etc. Più aumentavano le dimensioni del top e la sua lavorazione, maggiore era la mia paura. Mi sorprende ancora quanto cambia il top prima e dopo il trapunto di qualsiasi tipo, date ancora un’occhiata alle foto del piccolo quilt rosa, non sembra anche a voi? Ci mettete ore e ore a cucire un top, quando l’avete finito lo conoscete neanche fosse un bambino. Passarlo sotto la macchina da cucire per la trapuntatura è come perdersi la sua adolescenza e ritrovarlo di colpo adulto, non so se mi abituerò mai.

C’è solo un unico lacerante dubbio prima di ogni trapunto a Free Motion:

E SE ROVINO IL TOP?

Possibile, possibile. Meglio non valutare neanche le probabilità. Però valutiamo insieme le conseguenze del non farlo:

  • Il top resterà nell’armadio per un tempo indefinito, forse vi sopravviverà e allora che ne sarà di lui? Mi basta sempre questo primo punto per decidermi, se ve ne vengono in mente altri, scrivetemi.

E poi cosa vuol dire “E se rovino il top?”. Al massimo non sarà quello che mi ero immaginata, avrà una sua personalità, magari anche molto forte, ma sua, anzi mia, solo mia. Ed è qui la chiave di tutto. Il Free Motion è stato il mio primo traghettatore verso un mondo più umano, dove mi sono finalmente permessa l’imperfezione, l’improvvisazione, il gioco. Come dice Patsy Thompson è very very funny davvero, basta lasciarsi andare, lasciare andare. Ecco la lista delle cose da lasciare andare:

  • Lasciate andare il giudizio vostro e altrui. Farete un barile di errori, alcuni inguardabili, non lo sopporterete. Con grande stupore però, a distanza di qualche ora o giorno, non riuscirete nemmeno più a trovarli quegli errori terribili in quel mare di punti, ma dove sono finiti? Per quel che riguarda gli altri, ci sarà sicuramente qualcuna, anzi parecchie, più brave di voi. E’ buona cosa, potrete continuare ad imparare e così non annoiarvi mai. Ci saranno anche tanti, tantissimi top ben ripiegati nel buio degli armadi altrui, se le critiche arriveranno da lì…
  • Lasciate andare il tempo. Quando iniziate questo lavoro le lancette si fermeranno, ci sarà un momento in cui il vostro cane, i vostri familiari vi osserveranno tutti insieme anche se a debita distanza. Saprete così che è ora di pranzo/cena.
  • Lasciate che i vostri pensieri seguano i punti e perdano il filo. Vi ritrovate dopo brevissimo tempo con la testa leggera come un palloncino, come quando giocavate in cortile e pensavate che la testa non servisse ad altro.
  • Annullate la suoneria del cellulare. Siete in una bolla spazio-temporale, in missione sulla luna o al centro della terra, l’unica cosa che dovete contattare siete voi stesse.
  • Lasciate perdere tutte le declinazioni del verbo dovere, il Free Motion è potere. Potete fare tutto quello che volete, avanti, indietro, cerchi, virgole, incroci e sorpassi, neanche al Luna Park…
  • Lasciate che sia. Per una volta, almeno per una volta. Qualsiasi cosa succederà il giorno dopo vi sveglierete ugualmente, farete colazione, vi laverete i denti e così via. I vostri cari saranno accanto a voi, il cagnone scodinzolerà. E se così non sarà, non sarà certo colpa del top che avrete quiltato a Free motion.
  • Lasciate andare “domani”. Partite con il vostro lavoro oggi, adesso, subito, non c’è un domani. Domani è un’invenzione della nostra testa che ha paura, infilate la macchina da cucire e fatelo, ora.

Ed ecco svelato come il Free Motion può essere un ottimo reset per una mente sfinita.

Alla fine non butterete proprio niente, qualsiasi cosa verrà fuori sarà un prodigio.

A proposito del non buttare niente, nel prossimo post vi mostrerò cosa ho fatto con i ritagli, proprio molto ritagli, di uno dei miei quilt, questo per la precisione:

Free motion quilting

Simpatchwork

e qualche striscia di tessuto da lenzuola…

E ora vado a tirare fuori dall’armadio quel top così ben ripiegato, a presto!

Madame Simo. Trapuntando la mia vita A MANO!

Solo tre persone oltre a me sanno chi è Madame Simo. Non vi dirò certo chi sono, ma voglio parlarvi di Madame Simo, una povera giovane con due bimbi piccoli e un marito sempre via. Gliene capitavano di tutti i colori e in una di quelle giornate convulse che sono quotidianità di ogni mamma, decide di condividere la tragicomica realtà scrivendo una mail indirizzata a tre persone a lei vicine. Una sorta di blog preistorico ed esclusivo, da scrivere alla fine della stancante giornata giusto per sentirsi parte di un mondo più grande che non fosse fatto solo di pannolini, pianti, pappe, riunioni all’asilo, lavoro, lavo, stiro e spesa. Passato lo stupore e la timidezza i tre destinatari iniziano a rispondere mettendo in copia tutti gli altri, ognuno col suo stile, con la sua vita. Sono pagine di incredibile e assoluta ilarità, brevi e dense di quella follia che può prenderti solo quando sei ubriaco di stanchezza e lasci cadere ogni barriera.

Madame Simo ha traslocato di recente e si è ritrovata tra le mani quelle pagine che aveva stampato, un piccolo tesoro strappato alla memoria di quel computer che aveva smesso di funzionare. Ora sono nella sua nuova libreria e proprio lì vicino sta trapuntando A MANO (incredibile, non è da lei!) un quilt fatto con il primo top della sua avventura patchwork. Rimasto nell’armadio troppo tempo, ha deciso di riportarlo alla luce donandogli un’anima. Eh sì, perché quel primo top era perfetto, fatto con una precisione quasi maniacale, non una cucitura che sgarrasse di un millimetro. Forse era per quello che non aveva mai osato metterci le mani su, fare un top è un conto, confezionare un quilt è tutta un’altra storia. Ma Madame Simo ha bisogno che il tempo rallenti un po’, ci sono cose che non ha capito, cose che non sa se è il caso di capire, cose che non le interessa sapere, così ha preso ago e filo e punto dopo punto senza nessuna fretta cuce di nuovo la sua vita. E da quel primo impeccabile top sta nascendo un quilt di un calore incredibile, Madame Simo è pessima con ago e filo (è molto meglio con la macchina da cucire), ma è proprio per questo che il suo quilt sarà così bello, così sfacciatamente umano da essere più che perfetto, unico.

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E intanto che cuce pensa a come sarebbe oggi la mail di Madame Simo, allora divisa in piccole rubriche con diverse tematiche…

 

IL BOTANICO CURIOSO

Non capisco perché mi stanno morendo tutte le piante, alcune si sono molto offese per il trasloco, vabbè le ho anche un po’ trascurate, però non era il caso di prendersela tanto, anche per me è stato un periodo difficile. Ho comperato il concime ma non mi ricordo più dove l’ho messo e grazie al cielo è anche piovuto tanto. Insieme ad un libro che sto cercando da mesi devo aver perso anche il mio pollice verde. Sigh!

 

MAMMA E DONNA

Non mi ubbidisce più neanche il cane, talmente vecchio che è diventato sordo. I ragazzi fanno finta di ascoltarmi, mio marito mi fissa ma si vede benissimo che davanti gli sta scorrendo tutt’altro film, probabilmente una riunione in ufficio. Non metto più il fondotinta e non se ne è accorto nessuno. E questo è un grande bene, perché lo mettevo male, perdevo un sacco di tempo e in fondo non ha cambiato le cose. Bella o brutta ho lo stesso impatto, chissà quanto tempo perdo in altre cose inutili.

 

SALE E PEPERONCINO

Molto instabile il mio umore in cucina, come sempre riflette quello del mio animo. Ci sono giorni che non riesco quasi ad aprire il frigo e mi costa fatica tirare fuori dal sacco un bicchiere di croccantini per il mio cagnone ed altri dove cucino una giornata intera. Ho tanta voglia di normalità e con tanta più determinazione la rifuggo. Vorrei tanto anche per una sola giornata non dovermi preoccupare di mettere in tavola nessuno, neanche me stessa. Anzi no, a me ci penserei volentieri, partirei da un calice di bollicine…

 

LISTA DELLA SPESA

Si è rotto l’ascensore. Sono all’ultimo piano. Non sono riusciti a ripararlo. Riesco a vedere il frigo in tutta la sua fredda nudità. Stasera ho aperto una delle ultime scatolette di tonno. Devo pensare ad un menù letteralmente light per i prossimi giorni.

 

LA POSTA DEL CUORE

Cara Madame Simo,

ho recentemente notato che il mio cuore batte più forte e che non smetto di sognare un caldo abbraccio, sarà perché il mio cane ha un lieve imbarazzo intestinale che mi porta a fiondarmi giù dalle scale e correre ai giardini a tutte le ore, anche notturne, sotto la pioggia gelata con l’aria che profuma di neve? Vorrei tanto che fosse amore…

 

OROSCOPO DEL GIORNO

Oggi non ho fatto niente di quello che avrei dovuto. Le stelle prevedono quindi per domani una bella passata dei pavimenti, un incontro col ferro da stiro e quattro rampe di scale con la spesa. Non troverò parcheggio al lavoro e arriverò in ritardo perché se continuo a scrivere andrò a letto ad un’ora ignobile. Serata imprevedibile (non voglio rovinarmi la sorpresa).

 

Baci di notturno amarcord

Madame Simo

 

 

 

 

 

 

 

 

Come stampare un’etichetta su stoffa. Tutorial!

Quasi quasi non ci credo nemmeno io che sto facendo un tutorial su come creare un’etichetta di stoffa. Avevo già fatto un post a suo tempo http://simpatchwork.com/come-stampare-unetichetta/ , ma tra i vari commenti c’è stato anche quello “non ci ho capito niente”, per cui riprovo. Chi la dura la vince!

Con questo metodo potete:

– preparare etichette per i vostri quilt o altri manufatti come ad esempio i quadrotti 50×50 che state realizzando per Viva Vittoria e La Doppia Elica http://simpatchwork.com/viva-vittoria-la-lana-e-la-doppia-elica/ . Su questi lavori a maglia o all’uncinetto dovete applicare la vostra firma, un’etichetta di questo tipo è quello che fa per voi

– creare cartoline tessili, applicando su cartoncino, compensato leggero, panno o qualsiasi materiale che possa supportare colla e stoffa, il vostro cotone stampato

– si può utilizzare questo modo di scrivere sulla stoffa per preparare sacchetti per contenere biancheria, alimenti, etc., ma anche per identificare una conserva o marmellata (perché non stampare anche quei centrini rotondi che coprono i coperchi dei vasi?)

– stampare una frase, una dedica, un pensiero anche su una strisciolina di stoffa che inserirete a patchwork in una coperta, una bustina, ma anche una presina o una tovaglietta

Sono sicura che vi vengono altre idee: CONDIVIDETELE!

 

OCCORRENTE

-1) Pc/tablet/cellulare, un dispositivo che permetta di mandare in stampa quello che volete sia scritto sull’etichetta.

2) Stampante. La mia è veramente basica, di quelle che quando cambi la cartuccia d’inchiostro ti accorgi che costa tanto quanto la stampante stessa.

3) Colla stick. Potete prenderla in prestito da un astuccio di un figlio/nipote che va a scuola o, se vi siete cimentate nell’appliquè, l’avete già.

4) Un pezzetto di stoffa un po’ più grande dell’etichetta che volete ottenere.

5) Ferro da stiro.

6) Ciotolina con  acqua e aceto bianco.

 

PROCEDIMENTO

Il procedimento è facile, veloce, di gran soddisfazione. Non dovete ricamare nulla, niente free motion, nessuna penna con inchiostro che sbava.

1) Come prima cosa si imposta l’etichetta col dispositivo elettronico che vi è più congeniale, pc/tablet/telefono. Qualsiasi programma vi permetta di scrivere e di mandare in stampa andrà bene. Col mio tablet ad esempio potrei usare Note e scriverla anche con l’indice:

Oppure il programma di scrittura classico, quello col quale scrivereste una lettera

Si possono inserire elementi figurati, emoji, piccole immagini disponibili online, la Patti fa etichette bellissime: 

 

2) Si fa una stampa di prova su carta per verificare la leggibilità, le dimensioni, il carattere scelto, le spaziature. Se stampate con un colore diverso dal nero, dovrete verificarne la tenuta al lavaggio.

 

3) Si taglia un pezzettino di stoffa un po’ più grande delle dimensioni volute per l’etichetta, occorre rivoltare i margini per avere un’etichetta ben rifinita. Non è necessario avere stoffa in tinta unita, tenete conto del colore e delle dimensioni della fantasia nel caso utilizzate un tessuto con disegno per avere un lavoro armonioso e… leggibile!

 

4) Si applica un po’ di colla sul retro della stoffa che avete tagliato per la vostra etichetta cercando di non deformarla troppo. Applicatela sul foglio di stampa che avete appena fatto. Potreste anche applicarla su un foglio bianco, ma appoggiando il tessuto sul foglio di carta che avete stampato di prova, riuscite a vedere in trasparenza dove sarà stampato il vostro scritto. Questo è soprattutto utile nel caso di un cotone fantasia che potrebbe creare qualche problema di leggibilità. Avrete in questo modo la stampa dove volete voi.

 

5) Una passata veloce con il ferro a secco sul retro del foglio, ma anche sul tessuto. Questo è un punto che ho inserito per evitare distorsioni in stampa. Il calore del ferro da stiro, asciugherà la colla, eviterà grinze sul tessuto e lo fermerà in modo perfetto per la stampa. È opportuno usare la colla con parsimonia e solo sulla stoffa, in modo da non avere residui sul foglio che possano attaccarsi al ferro o alla stampante.

 

6) Si inserisce il foglio nella stampante, facendo attenzione al verso ( la mia stampante ad esempio stampa sulla faccia inferiore del foglio che inserisco ) e via alla stampa

Ecco l’etichetta:

 

7) Si stacca delicatamente l’etichetta dal foglio. Se resta attaccato qualche pezzetto di carta sul retro, non importa, se ne andrà via nel successivo passaggio. Si lascia asciugare la stampa qualche minuto.

 

8) Si immerge l’etichetta in una ciotola con acqua fredda e aceto bianco in modo da fissare l’inchiostro. È sufficiente un ammollo di 10 minuti. Questo passaggio è necessario solo se prevedete un lavaggio dell’etichetta, ad es. se è per un quilt.

 

9) Si sciacqua con acqua fredda, si mette ad asciugare, si stira ripiegando i bordi all’interno e la vostra etichetta è pronta per essere applicata!

 

A seconda del tessuto e della finitura la vostra etichetta potrà essere più o meno visibile

Si ringraziano Patti, che fa etichette più belle delle mie e Ida che mi ha detto senza mezzi termini che l’altro post su come stampare un’etichetta era tutt’altro che chiaro (chi la conosce sa che ha usato un’espressione ben più colorita). Un bacio 😘

Diritto alla privacy e… tirate fuori la lana!

Breve riassunto: un’amica manda su Whatsapp la foto di un quilt che ha magistralmente confezionato per un’amica. Il quilt è bellissimo, la quilter voleva che lo fosse ancor di più e indica per il suo manufatto un nome decisamente penalizzante. Non posso accettarlo. Breve risposta Whatsapp e, visto che mi ero ripromessa di andare a letto prima per sfruttare al meglio le giornate, un secondo prima di spegnere la luce prendo il tablet e inizio a scrivere. È stato il mio tormento per tanto tempo l’idea di non riuscire a fare niente alla perfezione, non riesco a resistere, ora che ho trovato la via d’uscita mi sembra di doverla indicare a tutti. Spegnerò la luce e il tablet all’una, ma sono felice. Ho detto quello che dovevo dire Perfetto! e ho dimostrato a me stessa ancora una volta che non sono perfetta (sigh!).

Sono stata attenta però a rispettare le basilari regole della privacy, niente nomi, niente foto senza liberatoria. Poi partono i commenti. Ma li leggete? Valgono da soli l’intero blog. Non sono ancora riuscita (confesso però di essermi applicata poco) a renderli visibili senza che ci dobbiate cliccare in cima, sono a sinistra in alto:

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La terribile Patti svela l’autrice del quilt ( Francesca! ), l’amica dice di chiamarsi Enrica e mi manda la foto del quilt già al suo posto sul muro della camera da letto. Non sono quindi perseguibile ai termini di legge, il quilt le appartiene e la foto l’ha inviata perché la pubblicassi entro sera. Mantengo quindi la parola:

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…con buona pace di Francesca.

Dovete tirare fuori la lana che avete in casa, ferri e/o uncinetto indifferente. C’è bisogno di tutte noi. Bene se siete un po’ esperte, benissimo se no lo siete, sarà una grandissima occasione per imparare e partecipare ad un evento straordinario. Un’altra quilter, un’anima indomita, instancabile e inaffondabile, una che sono certa all’occorrenza potrebbe domare un leone, si è detta un giorno una cosa del tipo “ ma intanto che penso, non varrà la pena di pensare in grande?”. E così ha fatto, dando origine a un progetto emozionante e davvero sensazionale. Succede quando si mette all’angolo la paura anche per un secondo, il tempo di credere che un sogno si possa avverare, si aprono porte che mai si era immaginato… ma adesso devo andare a fare la cena, ve lo racconto la prossima volta 😘

Grazie a tutte, siete incredibili!

 

 

Perfetto!

Oggi ho ricevuto via whatsapp la foto di un quilt perfetto. È stato confezionato per un’amica con tanti tagli di tessuto, quasi tutti con righe, tutti quiltati in modo diverso. Mi spiace davvero tanto non averlo visto coi miei occhi ma, come dicevo qualche giorno fa, alle mie giornate manca una manciata di ore per poter fare tutto, così non sono riuscita ad incontrare questa quilter speciale capace di tanto per un’amica. Allora provo a raccontarvi di questo quilt visto in due foto, fronte e retro.

Righe. Tante e diverse. All’amica a cui è destinato piacciono le righe, ed ecco accostati colori che… per la Peppina, stanno bene insieme! Questa la magia del patchwork, osare ha portato un risultato tanto inaspettato quanto sorprendente, in una parola perfetto.

Ogni pezzo, quadrato o rettangolo che sia, è stato quiltato come per fare un abbecedario del free motion, piccoli motivi ripetuti, quadri con foglie e fiori, onde e spirali, nastri, cerchi e labirinti, peccato non poter allargare di più la foto. Ogni volta che lo guardo c’è qualcosa di nuovo, come una bella storia che non finisce mai. Che dire… perfetto.

È un quilt che sarà parte integrante dell’arredo della casa a cui è destinato. C’è tutto l’entusiasmo, l’amore, la voglia di mettersi alla prova, la curiosità di scoprire qualcosa di nuovo di chi l’ha creato. C’è la generosità di donare tutto questo ad un’altra persona, la capacità di donarsi ad altri, con leggerezza, con un sorriso (mai vista seria questa quilter!). Mi devo ripetere: perfetto.

È un quilt che ha una sua impronta e, per quanto fatto a macchina, è la cosa più artigianale che si possa immaginare, è decisamente fatto a mano, orgogliosamente fatto a mano. Le mani hanno guidato la stoffa sotto l’ago veloce della macchina da cucire con destrezza, a tratti con incertezza, magari anche con un pizzico di incoscienza. Per divertirsi, per impratichirsi, per dire in modo diverso l’amore, per dirsi che il batticuore è per la nuova strada che si intraprende, per scacciare  la paura. Così umano, così perfetto.

Perfetto come è ogni cosa portata a termine. Done is better than perfect, l’avevo già scritto mesi fa in Sweetness of life. La definizione di perfetto del vocabolario Treccani:

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In latino perfectum significa compiuto, quand’è che ci siamo persi il significato originale del termine?

Tutto ciò per dirti amica mia che questo quilt merita un nome che renda onore alla vita quando si compie, come in questo caso. E se Perfetto! ti sembra troppo, ti svelo che i miei primi quilt avevano tutti un nome che raccontava qualcosa della persona a cui erano dedicati e un cognome che li accomunava che era PERFECTLY IMPERFECT. Adesso il cognome non lo scrivo più nell’etichetta… si intuisce così bene dal quilt, che è superfluo!

Cambiamenti

Dovrei fare un elogio del cambiamento. Dirvi che è fonte di vita, indispensabile per l’evoluzione del pensiero e della specie.

Percorrere la stessa strada porta allo stesso posto, nessuna scoperta quindi, nessuna nuova emozione, nessun rischio. Cambiare è mettere da parte la paura e guardare avanti con fiducia, è credere in qualcosa, in se stessi. È accettare di vedere cosa c’è oltre, è mettere da parte preconcetti e vecchie abitudini.

Cambiare è elettrizzante.

La corrente elettrica ha però anche qualche effetto collaterale, qualcosina di sgradevole e, passato il primo momento di carica, di entusiasmo, può portare anche a profonda prostrazione.

Come tutte le primavere ho il mio risveglio. La bella stagione e il caldo mi permettono di intensificare l’attività fisica, rinnovo le piante, acquisto libri, magari anche in un’altra lingua, non volevo migliorare il mio inglese? Faccio progetti per l’estate che in realtà sono i progetti non realizzati dell’estate scorsa (non avevo abbastanza tempo) a cui si aggiungono nuovi deliri maturati nel corso del buio e freddo inverno. Il finale è scontato: questa estate non sarà più clemente di quella passata, lavorerò più ore (bisogna garantire la copertura delle colleghe in ferie) e avrò meno tempo libero… ma questa primavera ha portato qualcosa in più.

Non so dirvi esattamente cosa ha fatto scattare la molla, tante cose insieme hanno dato la spinta giusta e hanno portato me e la mia famiglia a fare il grande passo, quello che non abbiamo osato per anni: cambieremo casa.

Ora è più probabile che l’elogio al cambiamento lo farò quando entrerò nella nuova casa, se sarò ancora viva. Per ora posso solo dirvi che:

– le imprese edili hanno ritmi pazzeschi

– gli architetti sono strani

– non ci sono più le piastrelle di una volta

– incredibile quante cose sono cambiate da quando abbiamo comperato casa vent’anni fa

– per quanto prendiate una casa grande non ci starà mai tutto

– perché non ci sta tutto?

– fate un budget, aumentatelo giusto per sentirvi al sicuro. Il preventivo sarà sempre più alto, il conto finale ancora di più

– non basterà più la melatonina, la notte porterà pensieri e vi girerete come uno spiedino nel letto. Stanche di tanto inutile movimento andrete sul divano a leggere un po’, in cucina a sbocconcellare qualcosa, a parlare col cane che dorme. La mattina la bilancia sarà implacabile (possibile solo per un biscotto e un bicchiere di latte?), farete tardi per leggere ancora una pagina e sarà il cane a portare fuori voi che non capirete più niente. Prima di arrivare al lavoro sarete al vostro terzo caffè

– non ci sarà più tempo per niente, fornitori, capitolato, elettricista, idraulico, architetti strani, immobiliare (dovete nel frattempo vendere la casa in cui abitate), etc. occuperanno tutte le vostre giornate. Pulizie che neanche a Natale, giusto per rendere appetibile un appartamento in cui i pavimenti hanno consistenza soffice visto che il vostro cane ha iniziato con diabolica puntualità una mostruosa muta, senza contare figli adolescenti che lasciano tutto dove capita e marito di buona volontà ma di scarsa esperienza casalinga (possibile significativo aumento del carico di lavoro)

– ovviamente non vorrete togliere nulla alla vostra routine, così, quasi per dispetto, vi sembrerà di non combinare niente. Occasioni sociali diradate, macchina da cucire chiusa al buio di un armadio, amiche che vi tirano le orecchie perché il blog è fermo da cent’anni… Se riuscite a leggere, non riuscite a correre, se cucinate non riuscite a stirare, se portate fuori il cane accumulate centinaia di mail non lette e potrei continuare all’infinito, ma ho letto (nelle notti insonni) che uno dei pilastri per essere felici è proprio smettere di lamentarsi, per cui chiuderò qui un elenco che potrebbe occupare lo spazio di tre articoli del blog

– la paura. Dovete gestire e controllare una paura quasi prepotente. Di non farcela, di sbagliare. Così, anche se la giornata resta implacabilmente di sole 24 ore, provate ad inserire nella vostra routine quotidiana la meditazione, è ovvio che scalzerà qualcosa dalla lista delle cose da fare, ma i benefici sono davvero tangibili! Sarà la vostra arma, si ha paura di qualcosa che potrebbe accadere, la paura riguarda qualcosa che non abita nella realtà. La meditazione permette di riappropriarsi della realtà nei suoi aspetti più positivi e di viverla al presente

– la meditazione. Una scoperta, una cosa nuova, qualcosa capace di abbassare il mio battito cardiaco e di offrirmi una giornata migliore. Qualcosa di nuovo e, solo per questo, di apparentemente difficile perché allontana dalla propria comfort zone. Deve scalzare abitudini consolidate, pensieri che scorrono nello stesso modo da anni, è un cambiamento…

Tutto questo per dirvi che per vivere la mia vita di farfalla, sto attraversando da bruco un periodo di grandi e profonde mutazioni, entusiasmanti ma avide di energia. Energia che a volte mi manca, mandandomi in tilt.

Ma ci sono, o per lo meno qualcosa di me c’è ancora e naviga su internet acquistando tessuti con fantasie che neanche un architetto strano avrebbe pensato…

Tessuto progetto casa

Buon compleanno!

È passato un anno.

Ricordo molto bene il momento in cui ho dato l’ok al mio tablet e poche righe sono apparse come per magia sul blog che mesi prima avevo pensato.

Non ricordo invece cosa mi aspettassi da tutto ciò. So che volevo farlo, che era importante restare in contatto ed entrare in contatto con amiche quilters, so che volevo esprimere il mio entusiasmo per un hobby che mi aveva dolcemente e generosamente traghettato fuori da un periodo a dir poco impegnativo.

In realtà Simpatchwork è forse più seguito da chi non si occupa di Patchwork  che da chi prende in mano ago e filo. Questo mi piace, mi piace molto. Perchè il Patchwork è davvero qualcosa che mette insieme i diversi pezzi della vita. Sewing the life, cucire la vita, che trovate scritto subito sotto Simpatchwork,  mi è venuto di getto dopo aver pensato al nome del blog, le iniziali del mio nome e cognome che si fondevano in un tutt’uno col patchwork.

Il primo articolo di poche righe è stato Finalmente http://simpatchwork.com/finalmente/, finalmente il coraggio di dire, di mostrare l’imperfezione come valore da preservare.

Troppa vita è sacrificata nel nome di una perfezione inutilmente inseguita, troppa vita è infelice nel nome di una perfezione mai raggiunta. La parte più affascinante, più vera della vita è racchiusa in quella imperfezione.

Ogni mercoledì nel paese dove lavoro c’è il mercato, passo immancabilmente davanti ad una bancarella che vende copriletti quiltati in modo perfetto. Da una macchina, comandata da un computer. Percorro con gli occhi le file di punti precisi al millimetro, ne riconosco la perfezione senza riuscire a scorgere l’anima di chi li ha creati, sono indubbiamente privi di errori, ma mancano di un cuore.

Ogni lavoro di una quilter, ma anche di una cuoca provetta, ma pure di una mamma o di chiunque vogliate, porta l’impronta di chi lo fa. Definire l’impronta perfetta è impossibile, l’insieme di qualcosa che piace è un’alchimia che non si può creare a tavolino, che nessun computer può suggerire.

Qualcosa che piace è qualcosa che parla di noi, che è distante da noi, che è stato quello che siamo stati noi, che è davanti a noi. Che non può essere un solo punto di una stessa lunghezza che si ripete instancabilmente, non può essere perfetto. Perfetta è una cosa compiuta, un viaggio che volge alla meta. Perfetto è qualcosa che è terminato, che non ha evoluzione, che è fatto nel miglior modo possibile, qualcosa che chiude il discorso, il capitolo, l’intero libro.

Non voglio chiudere niente, voglio continuare ad aprire libri su libri, finestre sulla vita e nel cuore, voglio continuare a curiosare, sorprendermi e giocare. Voglio continuare a crescere.

Voglio cercare per trovare quello che non avevo cercato e scordarmi quello che stavo cercando, voglio continuare a compiere gli anni così.

E così di tutto cuore, BUON COMPLEANNO anche a voi che mi seguite, che commentate e partecipate con sincerità e grande amore, è bello camminare sapendo che c’è qualcuno accanto 😘

Chevron quilt

Sono operosa. Le circostanze e la primavera mi costringono a guardare la quotidianità in modo diverso. Ho usato una  squadra patchwork ad esempio in modo non proprio ortodosso…

Ho fatto i “tonnarelli”. Sono stata a Roma ultimamente e ho mangiato dei tonnarelli cacio e pepe che erano una delizia. Ho deciso di rifarli e, non avendo nulla che mi permettesse di riprodurre questi spaghetti alla chitarra spessi e di forma squadrata, ho pensato che la mia squadra non si sarebbe offesa, anzi sarebbe stata curiosa di vedere e partecipare al lavoro della cucina.

Sotto la macchina da cucire sta nascendo uno “chevron quilt”. Chevron è il gallone sulla divisa militare, il tessuto a spina di pesce, un motivo a zig zag. Come nel precedente quilt Without script http://simpatchwork.com/free-motion-free-mind   ho cucito tanti HST (half square triangle, quadrati ottenuti con due triangoli). Ho usato uno charm pack (uno charm pack è un insieme di una quarantina di tagli di tessuto di una stessa collezione di 5”x5”, 5 inches sono 12,7 cm) e diversi tagli di stoffa acquistati in un secondo tempo. Avevo comperato quello charm pack quando ero alle prime armi col patchwork, l’esperienza mi ha poi insegnato che con un solo charm pack fare un quilt è pressoché impossibile, a meno che non si voglia un baby quilt. Questo è Without script

e questo lo chevron quilt in gestazione

Il pappagallo blu serve per distrarre il mio cagnone che, come al solito, troverà irresistibile qualsiasi pezzo di stoffa adagiato sul pavimento per sdraiarcisi sopra.

Raccolte e numerate le file di HST

si iniziano a cucire

 

Il nuovo quilt ha alti e bassi, picchi e cadute che, come non mai, sono un emblema di questa primavera che si comporta da estate. La fantasia dei tessuti è giovane, fresca, felice, è così la persona a cui andrà. Gli alti e i bassi sono i miei. Solo miei? A voi non capita mai di sentirvi come sulle montagne russe? Non partite mai decise verso una meta per trovarvi all’esatto opposto? Quante volte ripartite, fallite, ripartite, fallite e ripartite? Al di là di ogni effettiva qualità, penso che il fattore determinante per riuscire resti la determinazione, la perseveranza, la capacità di tentare una volta ancora, ostinatamente, instancabilmente.

È un caso la nascita di questo chevron quilt? Non sarà che finalmente sto accettando di avere alti e bassi che non riterrò penalizzanti nel raggiungimento della mia meta? Ma la vera domanda, quella che mi pongo da anni…

QUAL’È LA MIA META?

Complice la primavera, ma tutti gli anni mi sembra di trovarmi sempre allo stesso punto, per poi dirmi che non è vero, sto arrivando e… invece no, sto cadendo… e poi ancora sù, come nelle montagne russe.