Come stampare un’etichetta su stoffa. Tutorial!

Quasi quasi non ci credo nemmeno io che sto facendo un tutorial su come creare un’etichetta di stoffa. Avevo già fatto un post a suo tempo http://simpatchwork.com/come-stampare-unetichetta/ , ma tra i vari commenti c’è stato anche quello “non ci ho capito niente”, per cui riprovo. Chi la dura la vince!

Con questo metodo potete:

– preparare etichette per i vostri quilt o altri manufatti come ad esempio i quadrotti 50×50 che state realizzando per Viva Vittoria e La Doppia Elica http://simpatchwork.com/viva-vittoria-la-lana-e-la-doppia-elica/ . Su questi lavori a maglia o all’uncinetto dovete applicare la vostra firma, un’etichetta di questo tipo è quello che fa per voi

– creare cartoline tessili, applicando su cartoncino, compensato leggero, panno o qualsiasi materiale che possa supportare colla e stoffa, il vostro cotone stampato

– si può utilizzare questo modo di scrivere sulla stoffa per preparare sacchetti per contenere biancheria, alimenti, etc., ma anche per identificare una conserva o marmellata (perché non stampare anche quei centrini rotondi che coprono i coperchi dei vasi?)

– stampare una frase, una dedica, un pensiero anche su una strisciolina di stoffa che inserirete a patchwork in una coperta, una bustina, ma anche una presina o una tovaglietta

Sono sicura che vi vengono altre idee: CONDIVIDETELE!

 

OCCORRENTE

-1) Pc/tablet/cellulare, un dispositivo che permetta di mandare in stampa quello che volete sia scritto sull’etichetta.

2) Stampante. La mia è veramente basica, di quelle che quando cambi la cartuccia d’inchiostro ti accorgi che costa tanto quanto la stampante stessa.

3) Colla stick. Potete prenderla in prestito da un astuccio di un figlio/nipote che va a scuola o, se vi siete cimentate nell’appliquè, l’avete già.

4) Un pezzetto di stoffa un po’ più grande dell’etichetta che volete ottenere.

5) Ferro da stiro.

6) Ciotolina con  acqua e aceto bianco.

 

PROCEDIMENTO

Il procedimento è facile, veloce, di gran soddisfazione. Non dovete ricamare nulla, niente free motion, nessuna penna con inchiostro che sbava.

1) Come prima cosa si imposta l’etichetta col dispositivo elettronico che vi è più congeniale, pc/tablet/telefono. Qualsiasi programma vi permetta di scrivere e di mandare in stampa andrà bene. Col mio tablet ad esempio potrei usare Note e scriverla anche con l’indice:

Oppure il programma di scrittura classico, quello col quale scrivereste una lettera

Si possono inserire elementi figurati, emoji, piccole immagini disponibili online, la Patti fa etichette bellissime: 

 

2) Si fa una stampa di prova su carta per verificare la leggibilità, le dimensioni, il carattere scelto, le spaziature. Se stampate con un colore diverso dal nero, dovrete verificarne la tenuta al lavaggio.

 

3) Si taglia un pezzettino di stoffa un po’ più grande delle dimensioni volute per l’etichetta, occorre rivoltare i margini per avere un’etichetta ben rifinita. Non è necessario avere stoffa in tinta unita, tenete conto del colore e delle dimensioni della fantasia nel caso utilizzate un tessuto con disegno per avere un lavoro armonioso e… leggibile!

 

4) Si applica un po’ di colla sul retro della stoffa che avete tagliato per la vostra etichetta cercando di non deformarla troppo. Applicatela sul foglio di stampa che avete appena fatto. Potreste anche applicarla su un foglio bianco, ma appoggiando il tessuto sul foglio di carta che avete stampato di prova, riuscite a vedere in trasparenza dove sarà stampato il vostro scritto. Questo è soprattutto utile nel caso di un cotone fantasia che potrebbe creare qualche problema di leggibilità. Avrete in questo modo la stampa dove volete voi.

 

5) Una passata veloce con il ferro a secco sul retro del foglio, ma anche sul tessuto. Questo è un punto che ho inserito per evitare distorsioni in stampa. Il calore del ferro da stiro, asciugherà la colla, eviterà grinze sul tessuto e lo fermerà in modo perfetto per la stampa. È opportuno usare la colla con parsimonia e solo sulla stoffa, in modo da non avere residui sul foglio che possano attaccarsi al ferro o alla stampante.

 

6) Si inserisce il foglio nella stampante, facendo attenzione al verso ( la mia stampante ad esempio stampa sulla faccia inferiore del foglio che inserisco ) e via alla stampa

Ecco l’etichetta:

 

7) Si stacca delicatamente l’etichetta dal foglio. Se resta attaccato qualche pezzetto di carta sul retro, non importa, se ne andrà via nel successivo passaggio. Si lascia asciugare la stampa qualche minuto.

 

8) Si immerge l’etichetta in una ciotola con acqua fredda e aceto bianco in modo da fissare l’inchiostro. È sufficiente un ammollo di 10 minuti. Questo passaggio è necessario solo se prevedete un lavaggio dell’etichetta, ad es. se è per un quilt.

 

9) Si sciacqua con acqua fredda, si mette ad asciugare, si stira ripiegando i bordi all’interno e la vostra etichetta è pronta per essere applicata!

 

A seconda del tessuto e della finitura la vostra etichetta potrà essere più o meno visibile

Si ringraziano Patti, che fa etichette più belle delle mie e Ida che mi ha detto senza mezzi termini che l’altro post su come stampare un’etichetta era tutt’altro che chiaro (chi la conosce sa che ha usato un’espressione ben più colorita). Un bacio 😘

Perfetto!

Oggi ho ricevuto via whatsapp la foto di un quilt perfetto. È stato confezionato per un’amica con tanti tagli di tessuto, quasi tutti con righe, tutti quiltati in modo diverso. Mi spiace davvero tanto non averlo visto coi miei occhi ma, come dicevo qualche giorno fa, alle mie giornate manca una manciata di ore per poter fare tutto, così non sono riuscita ad incontrare questa quilter speciale capace di tanto per un’amica. Allora provo a raccontarvi di questo quilt visto in due foto, fronte e retro.

Righe. Tante e diverse. All’amica a cui è destinato piacciono le righe, ed ecco accostati colori che… per la Peppina, stanno bene insieme! Questa la magia del patchwork, osare ha portato un risultato tanto inaspettato quanto sorprendente, in una parola perfetto.

Ogni pezzo, quadrato o rettangolo che sia, è stato quiltato come per fare un abbecedario del free motion, piccoli motivi ripetuti, quadri con foglie e fiori, onde e spirali, nastri, cerchi e labirinti, peccato non poter allargare di più la foto. Ogni volta che lo guardo c’è qualcosa di nuovo, come una bella storia che non finisce mai. Che dire… perfetto.

È un quilt che sarà parte integrante dell’arredo della casa a cui è destinato. C’è tutto l’entusiasmo, l’amore, la voglia di mettersi alla prova, la curiosità di scoprire qualcosa di nuovo di chi l’ha creato. C’è la generosità di donare tutto questo ad un’altra persona, la capacità di donarsi ad altri, con leggerezza, con un sorriso (mai vista seria questa quilter!). Mi devo ripetere: perfetto.

È un quilt che ha una sua impronta e, per quanto fatto a macchina, è la cosa più artigianale che si possa immaginare, è decisamente fatto a mano, orgogliosamente fatto a mano. Le mani hanno guidato la stoffa sotto l’ago veloce della macchina da cucire con destrezza, a tratti con incertezza, magari anche con un pizzico di incoscienza. Per divertirsi, per impratichirsi, per dire in modo diverso l’amore, per dirsi che il batticuore è per la nuova strada che si intraprende, per scacciare  la paura. Così umano, così perfetto.

Perfetto come è ogni cosa portata a termine. Done is better than perfect, l’avevo già scritto mesi fa in Sweetness of life. La definizione di perfetto del vocabolario Treccani:

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In latino perfectum significa compiuto, quand’è che ci siamo persi il significato originale del termine?

Tutto ciò per dirti amica mia che questo quilt merita un nome che renda onore alla vita quando si compie, come in questo caso. E se Perfetto! ti sembra troppo, ti svelo che i miei primi quilt avevano tutti un nome che raccontava qualcosa della persona a cui erano dedicati e un cognome che li accomunava che era PERFECTLY IMPERFECT. Adesso il cognome non lo scrivo più nell’etichetta… si intuisce così bene dal quilt, che è superfluo!

Buon compleanno!

È passato un anno.

Ricordo molto bene il momento in cui ho dato l’ok al mio tablet e poche righe sono apparse come per magia sul blog che mesi prima avevo pensato.

Non ricordo invece cosa mi aspettassi da tutto ciò. So che volevo farlo, che era importante restare in contatto ed entrare in contatto con amiche quilters, so che volevo esprimere il mio entusiasmo per un hobby che mi aveva dolcemente e generosamente traghettato fuori da un periodo a dir poco impegnativo.

In realtà Simpatchwork è forse più seguito da chi non si occupa di Patchwork  che da chi prende in mano ago e filo. Questo mi piace, mi piace molto. Perchè il Patchwork è davvero qualcosa che mette insieme i diversi pezzi della vita. Sewing the life, cucire la vita, che trovate scritto subito sotto Simpatchwork,  mi è venuto di getto dopo aver pensato al nome del blog, le iniziali del mio nome e cognome che si fondevano in un tutt’uno col patchwork.

Il primo articolo di poche righe è stato Finalmente http://simpatchwork.com/finalmente/, finalmente il coraggio di dire, di mostrare l’imperfezione come valore da preservare.

Troppa vita è sacrificata nel nome di una perfezione inutilmente inseguita, troppa vita è infelice nel nome di una perfezione mai raggiunta. La parte più affascinante, più vera della vita è racchiusa in quella imperfezione.

Ogni mercoledì nel paese dove lavoro c’è il mercato, passo immancabilmente davanti ad una bancarella che vende copriletti quiltati in modo perfetto. Da una macchina, comandata da un computer. Percorro con gli occhi le file di punti precisi al millimetro, ne riconosco la perfezione senza riuscire a scorgere l’anima di chi li ha creati, sono indubbiamente privi di errori, ma mancano di un cuore.

Ogni lavoro di una quilter, ma anche di una cuoca provetta, ma pure di una mamma o di chiunque vogliate, porta l’impronta di chi lo fa. Definire l’impronta perfetta è impossibile, l’insieme di qualcosa che piace è un’alchimia che non si può creare a tavolino, che nessun computer può suggerire.

Qualcosa che piace è qualcosa che parla di noi, che è distante da noi, che è stato quello che siamo stati noi, che è davanti a noi. Che non può essere un solo punto di una stessa lunghezza che si ripete instancabilmente, non può essere perfetto. Perfetta è una cosa compiuta, un viaggio che volge alla meta. Perfetto è qualcosa che è terminato, che non ha evoluzione, che è fatto nel miglior modo possibile, qualcosa che chiude il discorso, il capitolo, l’intero libro.

Non voglio chiudere niente, voglio continuare ad aprire libri su libri, finestre sulla vita e nel cuore, voglio continuare a curiosare, sorprendermi e giocare. Voglio continuare a crescere.

Voglio cercare per trovare quello che non avevo cercato e scordarmi quello che stavo cercando, voglio continuare a compiere gli anni così.

E così di tutto cuore, BUON COMPLEANNO anche a voi che mi seguite, che commentate e partecipate con sincerità e grande amore, è bello camminare sapendo che c’è qualcuno accanto 😘

Free motion, free mind

L’ultimo punto di Without script, senza copione, è stato fatto martedì scorso

Dopo le prove su un vecchio lenzuolo

mi sono lasciata andare sul quilt. È davvero necessaria tanta pratica per il free motion, impensabile farla solo su scampoli. Far passare un intero quilt sotto la macchina da cucire è molto diverso che metterci un fat quarter, ma soprattutto è molto diverso sapere che sotto l’ago c’è un campione piuttosto che un top che ha richiesto diverse ore di lavoro. Bisogna fare entrambe le cose, cucire il campione come il sandwich. Ho imparato la lezione, non ho più paura di rovinare il top, il free motion richiede un’impostazione mentale diversa. Ecco i punti chiave per me:

– quello che vi sembra un errore imperdonabile, quello per cui fermereste la macchina da cucire per prendere lo scucitore, tagliare i  punti e tornare al punto di partenza, è in realtà la vostra personale impronta. Qualcosa che rende unico il vostro lavoro, che lascia intuire che non si tratta di un prodotto industriale. Un po’ come quel neo, quella fossetta che avete solo su una guancia quando la bocca sconfina verso il sorriso, quella rughetta che sostiene l’occhio verso l’alto quando ridete, tutte caratteristiche non proprie della perfezione ma che possono avere un’attrazione quasi irresistibile. Ci vuole una certa maturità per capirlo, accettarlo. Allo stesso modo, lasciate che le vostre mani proseguano nella danza del free motion, abbiate fiducia nel risultato finale. Quello che vi sembra inguardabile si perderà nell’insieme, un’armonia fatta di tanti punti in cui non noterete più quelli irregolari

– per quanto sia facile pensarlo è difficile fermare la macchina da cucire quando si vorrebbe farlo. I primi tentativi di free motion sono fatti quasi in apnea. Man mano che ci si esercita si scopre che è possibile effettuare respiri a cadenza regolare e ci si può fermare all’occorrenza per ripartire come se niente fosse. Quest’ultimo punto richiede un po’ di esercizio supplementare…

– nel free motion non c’è una sola strada. È che siamo così  poco abituati al free, alla libertà, che fatichiamo a vedere strade alternative. Abbiamo bisogno di un percorso definito per sentirci sicuri, il free motion è l’esatto opposto. L’unica reale difficoltà è per me mantenere la stessa dimensione del disegno nel tempo. La mia calligrafia ad esempio non è sempre la stessa. Alcuni giorni è più ampia, più fitta o più accurata, con il free motion è lo stesso. Inizio quindi il trapunto quando so di avere più tempo a disposizione, nel caso di Without script avevo come traguardo il venerdì pomeriggio, il venerdì sera il tavolo doveva essere libero per cena. Ho concentrato le ore di lavoro in meno giorni possibili, in modo che la mano fosse il più possibile la stessa. Sabato riposo, domenica ho tagliato il binding, lunedi l’ho cucito e martedì ho stampato e applicato l’etichetta

– è comunque un bell’impegno. Una cosa per la quale dovete ricordarvi di respirare, di fermarvi, di percorrere strade controcorrente e di perdonarvi per non essere riuscite a fare esattamente come volevate. Il free motion non è esatto, il free motion è proprio come dice il nome, è libero. Bisogna saperlo accettare. Bisogna festeggiare quando si riesce a fare. Così martedì verso sera sono uscita con le mie ragazze

Una bella passeggiata, un po’ di chiacchiere, parecchie coccole (alla ragazza col pelo) e occhi nuovi per vedere il corallo dei mari tropicali nel cielo della mia città

e la pace che la sera di una giornata operosa porta in dono

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La decisione più sensata

L’ho fatto di nuovo. Ancora una volta non ho resistito. Ho fermato scarpette e cronometro e…

Dichiaro che le mie foto non sono in alcun modo ritoccate e che l’alba di giovedì scorso era ancora più bella vista dal vivo !

Per il quilt senza copione, finirà che lo chiamerò così, ho sfogliato tutti i miei libri di free motion, guardato e riguardato tutorial e, quando ero sul punto di prendere la decisione più sensata e meno rischiosa, ho virato nel verso opposto. Mi piace sempre di più questo patchwork che mi permette azioni al limite dell’eroico!

La geometria del top chiamava una quiltatura a doppio trasporto come avevo già fatto in altri quilt. Qui sotto un esempio (prego notare la pazienza e l’altezza del mio “bambino” di cui si intravedono i piedini. Ancora un secondo e avrebbe appallottolato il quilt per gettarlo nello splendido orto di Luisa. Un po’ più in alto, no così è storto, non va bene la luce, ti spiace spostarti un attimo? Così ora per fotografarli, li appendo al filo per stendere i panni  del terrazzino della sempre generosa Luisa, il mio “bambino” al momento di collaborare sparisce….) :

Nella stessa foto ho unito fronte e retro, dove sono più visibili le onde fatte col piedino a doppio trasporto.

Seguendo i contorni dei quadrati, questo il primo quilt di una certa dimensione senza errori di quiltatura (ricordo ancora la felicità e l’orgoglio) :

O millerighe senza una distanza fissa (anche se è il quilt che mi ha fatto faticare di più, ma d’altronde quanti errori avevo fatto…) :

Ho preparato il sandwich del nuovo quilt fissandolo con gli spilli e i tappi Pinmoore (grande acquisto) di cui vi ho già raccontato  http://simpatchwork.com/tra-le-righe/

Ho infilato la macchina e i guanti per trapuntare con una certa fretta, un attimo in più e sarei caduta nella tentazione del doppio trasporto.

Difficile immaginare e fare il disegno per una quiltatura free motion che non sia il solito “meandering”, si dice così quando le linee sembrano girovagare a caso, due esempi:

Per quanto possano sembrare disegni semplici, non è poi così facile riempire un foglio senza interrompere il tratto della matita mantenendo una certa uniformità nel disegno

Ho tirato le somme:

Doppio trasporto: collaudato, resa sicura.

Free motion: mai fatto un disegno a riempimento degli spazi in un quilt così grande. Non riesco ad immaginare l’effetto di una quiltatura di questo tipo. Non riesco a riprodurre senza errori un disegno di questo genere per almeno due fogli del block notes, come farò in 240×260 cm?

Cosí ho preso la mia decisione e imboccato la strada per il viaggio più interessante: quilt senza copione con quiltatura free motion a foglie, senza copione pure loro.

E non ho nemmeno avuto paura 😜!

Dopo la neve…arriva Natale!

E ora che la neve è arrivata

ci prepariamo al Natale. Immagino che ogni casa sia un po’ come l’officina di Babbo Natale:

Ho trascurato il trapunto a mano e ho tirato fuori dall’armadio la mia amata Blue (la macchina da cucire). Insieme abbiamo fatto dei sacchetti per i regali utilizzando vecchie camicie di mio marito e ritagli di imbottitura:

ho messo una strisciolina di imbottitura per rifinire la parte superiore del sacchetto

e anche sotto alla palla di Natale con le cinciallegre

Se avete la fortuna di avere un marito “ben piantato” come il mio, da ogni camicia ricavate un sacchetto e avete avanzi per fare altro, magari una bustina…

Intanto che la macchina da cucire è sul tavolo, quasi quasi faccio qualche Mug Rug (sottotazza)

e scopro con grande piacere che il retro potrebbe essere utilizzato per l’Happy Hour 🥂!

così mi fermo, testo un “Mug Rug Happy Hour” e mi verso un calice di Martini. Una patatina dopo l’altra io e il mio cagnone ci diciamo che la magia del Natale proprio non ha età…

Tra le righe

“Between the lines” (Tra le righe) è finito:

nel back ci sono un po’ di attrezzi per mantenere in buono stato il giardino di fiori colorati che lo compongono. Il top é quasi interamente composto da tessuti Tilda, una “collezione” personale nata quando mi sono affacciata al patchwork e cresciuta nel corso del tempo

Il quasi è perchè ho inserito come elemento di rottura un tessuto stampato con parole in corsivo

Non riesco a resistere ad un pezzo di stoffa dove è scritto qualcosa, che sia corsivo o stampatello non importa. Un quilt è sempre un racconto, una storia di una passione scritta con disegni, colori, forme e cuciture e tra le righe…anche con parole.

Lo schema del quilt viene dal libro di Sarah Fielke “Hand quilted with love”. La prima volta l’ho visto su Pinterest ed è stato subito amore, un progetto semplice che permette di utilizzare tante, tantissime fantasie di tessuti.

Come è nato The bass line di Sarah Fielke? È un quilt molto speciale destinato ad una cara amica di Sarah a cui era scomparso prematuramente il marito. Ideato da Sarah è stato invece eseguito da quilter e blogger di tutto il mondo su invito di Sarah che voleva circondare d’affetto l’amica Amy, anche lei una nota quilt blogger.

Il risultato è coloratisssimo, mai uguale. La Fielke disegna il blocco di The bass line pensando alla linea dei bassi in un impianto stereo. Dan, il marito di Amy, scriveva musica ed era conosciuto soprattutto per il suo lavoro nella tecno music. La risposta delle quilter e blogger è stata tale che, oltre a The bass line, Sarah riesce a realizzare un quilt anche per Anabel, la figlia di Amy, un bellissimo esempio di sostegno collettivo e una conferma dell’amore e della passione che c’è in ogni quilter:

Io ho deciso di dividere i tessuti per colore e di comporre il top con strisce in gradazione; ne è uscito un quilt romantico, delicato ma anche molto vivo, pieno di fantasie e colori

Per avere meno scarto possibile ho tagliato singolarmente e cucito ogni fantasia di tessuto. Il libro propone anche un altro metodo più veloce che non ho potuto utilizzare perché i miei tessuti hanno tutti, o quasi, un verso e perché avrebbe comportato uno spreco di qualche cm delle mie preziose stoffe (è in realtà un lavoro perfetto per utilizzare ritagli). Sono nate così tante righe in cui scorre prevalentemente un colore declinato anche in più di una decina di diverse fantasie.

Per la quiltatura ho deciso una cosa semplice e non rettilinea per diversi motivi:

– semplice perché ci ho messo tanto tempo a tagliare. Il top per i miei standard era riuscito più che bene e se c’era una cosa che poteva andare storta era la quiltatura. Ho cercato di ridurre i danni e ho pensato che, data la gran varietà di tessuti, un po’ di sobrietà nella quiltatura non avrebbe guastato

– semplice perché non posso tenere per troppi giorni un quilt di 220×240 cm sull’unico tavolo di casa mia. Riuscite ad immaginare come può essere rilassante qualcuno che arriva affamato con tovaglia e piatti e vuole apparecchiare mentre voi siete concentratissime a quiltare la riga blu? Finite di quiltare la riga, sollevate con amore la vostra creatura per appoggiarla sul divano per poi spostarla di nuovo dopo mangiato perché c’è chi ci si vorrebbe sedere sopra

– se non avessi fatto un acquisto quest’estate, direi semplice perché lo spray adesivo temporaneo che uso per tenere insieme il sandwich in attesa della trapuntatura non mi da la certezza di “tenere” al meglio per tanti giorni. Quilt così grandi che devono essere continuamente spostati (tre pasti al giorno più sessioni di studio e/o lavoro di marito e figli aggiungono movimento al tessuto oltre quello già richiesto dal quilting), necessitano di avere i tre strati ben fissati. Non è contemplata l’imbastitura che richiede tempo e spazio che non ho. Per essere più precisi non è che non abbia il tempo necessario, potrei ad esempio decidere di impiegare piu giorni per fare un quilt, ma sarebbero giorni di disagio che graverebbero sul risultato: ci ho messo tanto tempo, ho fatto tanta fatica che… non ho il coraggio di usarlo, ma come faccio a regalarlo, si rovinerà a lavarlo? e così via. Se ci ho messo comunque tempo e impegno ma, cosa fondamentale, mi sono anche divertita, voglio che il mio tempo e impegno abbiano un senso, voglio continuare a goderne, voglio che le persone che amo ne godano, voglio sorridere quando mio figlio, appena appoggiato il top al letto dopo l’ultima laboriosa cucitura, mi chiede “Posso tuffarmici sopra?”. Un quilt dove non ci si può tuffare sopra, che anima ha? Ma soprattutto, un quilt che ha girato così tanto per casa, con figlio predisposto a tuffi e cane che non vede l’ora che abbassi la guardia per potercisi accoccolare sopra, è un quilt che deve aver paura della lavatrice? Stampo su ogni etichetta “Lavaggio e centrifuga delicati” in onore, rispetto e ricordo di tanto lavoro e senza la certezza che potrebbe durare per sempre. I miei quilt nascono quindi per essere usati, goduti e non solo guardati, se impiegassi mesi per farli forse non sarebbe così. Inoltre, il fatto di non pensarli eterni, mi da la possibilità di acquistare tessuti per farne altri 😜.

L’acquisto di quest’estate? In spiaggia in una manciata di secondi. Incredibile davvero quello che oggi si può fare con uno smartphone. In un attimo sei nei saldi estivi degli Stati Uniti e acquisti a prezzo ridotto spilli della Glover con fantastici tappi in speciale materiale plastico. Li avevo già visti in tanti tutorial di free motion, molto più veloci da mettere e togliere delle spille da balia, punta decisamente più sottile e quindi delicatissimi sul tessuto, fissaggio perfetto, duraturo, senza colla spray o imbastiture. Unica e ormai scontata pecca, il costo che ha tutto ciò che riguarda il Patchwork. Così, quando ho visto la mail che avvertiva degli sconti a tempo limitato, ho fatto il conto del quantitativo di spilli che sarebbe occorso per un quilt King size (matrimoniale) e di quello che la dogana italiana avrebbe aggiunto alla mia spesa ( l’Iva del 22% non la nega a nessuno 😢). È stato necessario anche qualche secondo per riflettere su come avrebbe reagito mio marito all’ennesima spesa patchwork, ma ero in vacanza e in vacanza non bisogna portare pensieri e problemi, così la riflessione è stata posticipata in un momento più consono e il mio indice si è posato sulla casellina “acquista ora”, perché lo sanno tutti che se c’è scritto “acquista ora” è sottinteso “o mai più”.

Questi Pinmoore hanno funzionato alla grande, Between the lines si è spostato come una perturbazione atlantica nei 100 metri quadri di casa mia (non è passato dai bagni, ma letti, tavolo e divano li ha fatti tutti) ed è rimasto perfettamente composto nell’assemblamento originale:

Veramente soddisfatta, spero lo sia anche mio marito che non ha ancora notato la spesa.

Altra scoperta positiva è stato lo scaffale del supermercato allestito per l’inzio dell’anno scolastico. Ho acquistato una nuova penna cancellabile della Pic che, a differenza della Frixion Pen della Pilot, una volta cancellata col ferro da stiro, non lascia nessun segno lucido sulle stoffe più scure

Spesa minima, grande risultato.

Non ho voluto righe per la quiltatura perché ce ne erano già troppe nel top e perché qualsiasi deviazione da una linea retta delle tante striscioline di tessuto disponibilissime ahimè a “muoversi”, avrebbe rovinato il colpo d’occhio. Ogni taglio, ogni cucitura avrebbe potuto deviare anche nel corso di uno stitch in the ditch (impuntura fatta sopra la cucitura) e annullare la soddisfazione per un top eseguito in maniera più che soddisfacente.

Tante righe mi hanno riportato alla memoria pagine e pagine di l scritte in corsivo quando non andavo ancora a scuola. Era la cosa che più assomigliava alla scrittura e, a suo tempo, mi avevano dato grande soddisfazione. L’ho quiltato così, come in un gioco e in ogni riga ho nascosto una parola vera, da cercare, da scoprire. Va da sè che è più facile scrivere le l su un quaderno che cucirle a free motion su un quilt così grande

Per quanto esercizio possiate fare su un campione di stoffa, rifarlo su un vero grande quilt è tutta un’altra cosa. Io vado avanti fiduciosa, se tutti dicono che ci vuole esercizio, tanto esercizio e poi si riesce, credo, voglio credere che sarà così.

Dodici righe, dodici verbi che potessero avere un significato particolare. Anche questo sembra facile, ma sono state fatte più consultazioni in famiglia: bocciati verbi composti, aggettivi e sostantivi, analizzate sfumature di significato e consultato dizionario dei sinonimi, incredibile come ci si possa complicare la vita. Finalmente compare scritta, pardon cucita, la prima parola (love). Non si vede. Vabbè che deve essere nascosta, ma invisibile non sarà troppo…nascosta? Così ripasso la cucitura:

Sono felice, inizia a comparire sotto i miei occhi quello che vedevo nella mia mente. È un momento che ha una sua magia che va goduta fino in fondo, anche se suona il campanello, vi chiamano dalla cucina e il vostro cane si struscia sul bordo del quilt che penzola dal tavolo.

Tra le righe si può dire molto, a volte c’è tutto. Sono sfumature che non tutti sono in grado di cogliere, è un mezzo di comunicazione molto personale in cui si è tentati di racchiudere tutto quello che non si riesce a dire, che si ha paura di dire. Difficile resistere quando si può infilare elegantemente qualcosa tra le righe, ma se il messaggio è importante, è opportuno esprimerlo in altro modo, il fatto che possa non essere colto può essere fonte di grande frustrazione (ho ripassato le cuciture proprio per questo…).

Cuciti i miei 12 verbi, ho faticato io stessa per trovarli, bisogna cercarli con molta attenzione. Lo stile non è stato volutamente perfetto, c’è un grande rigore nelle strisce del top, ci voleva qualcosa che sdrammatizzasse il tutto. Così le l sono irregolari in altezza e inclinazione e il ripasso sulle scritte non segue alla perfezione la prima traccia.

Onestamente, e questo onestamente mi costa un po’, dare più regolarità alle l, avrebbe richiesto un’esperienza che ancora non ho. Metà quilt viene trapuntato da destra a sinistra e l’altra metà nel verso opposto. Anche se il braccio della mia macchina da cucire è più largo di una macchina normale, se c’è troppo ingombro a destra le mani non riescono a muoversi e a trascinare i metri di stoffa. Cambiare verso di quiltatura significa cambiare anche un po’ l’inclinazione, se non si è ancora esperti. Tra le tante cose che succedono ogni giorno bisogna farsi una ragione anche di questo 😜.

I dodici verbi? Dream (sogna), Love (ama), Play (gioca), Enjoy (godi), Try (prova), Believe (credi), Explore (esplora), Smile (sorridi), Shine (risplendi), Listen (ascolta), Share (condividi), Feel (senti). Mi piacciono tutti, avrei scritto molto di più, anche se è più giusto che lo faccia qui, un quilt si scrive col cuore e col cuore si deve leggere.

Inizia la scuola, mamma mi fai un nuovo astuccio?


Immaginate quanta tenerezza può fare una richiesta di questo tipo se ve la fa una ragazza, anzi una donna di 19 anni che sta preparando i bagagli per il trasloco in un’altra città dove inizierà a frequentare l’università. Aggiungete che è vostra figlia (anzi, solo fino a due minuti prima era la vostra bambina), che è domenica sera, siete stanche morte perché è stato un week end da delirio, sono le 19 passate e il resto della famiglia si aspetta anche una cena. Avvertite una stretta al cuore.

La prima cosa da fare è formare le coppie giuste: marito+cane, figlio+cena. La figlia è già in coppia con una mission impossible: sta cercando di fare entrare l’intero guardaroba primavera-estate-autunno-inverno in una valigia di medie dimensioni che dovrà riuscire ad issare autonomamente sul treno l’indomani. Se si considera che il marito ha terminato solo da qualche ora una gara di triathlon e non sente alcuna necessità di fare altri chilometri col cane, il figlio ha la fame e l’impazienza di un adolescente di 16 anni e la figlia ha aggiunto alla richiesta dell’astuccio anche un orlo ad un paio di jeans, un attimo di smarrimento viene. L’importante in questi casi è non farlo durare troppo a lungo, concentrarsi sull’essenziale e non perdersi in recriminazioni, it is what it is riporta la respirazione al giusto ritmo.

Si fa scegliere alla scolara la stoffa, proponendole il minimo delle combinazioni, vi vedete già chiaramente chine a trapuntare alle due di notte intanto che tutto il resto del mondo dorme. Filo, cerniera, ritagli di imbottitura, macchina da cucire oliata e… via! Ci vuole più tempo a decidere di farlo che farlo!

Tessuto per esterno astuccio pronto per essere trapuntato su leggera imbottitura sintetica:

Trapunto semplice a righe di diversa ampiezza

Già la cerniera? Eh si, a volte è più lungo pensarlo che farlo… Si sostituisce il piedino alla macchina da cucire, tessuto esterno e interno bianco a cuoricini dritto contro dritto e in mezzo un lato della cerniera, si tiene il tutto con qualche clip (in questo caso decisamente più comode degli spilli) e si cuce

Dritto contro dritto i tessuti trapuntati esterni, dritto contro dritto quelli interni, si mette l’altro lato della cerniera in mezzo alla metà  ancora da unire e si cuce

Si torna al piedino normale della macchina da cucire e si ribattono sul dritto le cuciture appena fatte

Si accoppiano di nuovo dritto contro dritto le due metà dell’interno e dell’estero dell’astuccio, questa volta tenendole separate tra loro

 

Si mettono clip e si cuce quasi tutto il perimetro dell’astuccio lasciando una piccola apertura in un lato della stoffa esterna, servirà per rivoltare il lavoro dopo aver tagliato la cerniera in eccesso. Attenzione, la cerniera deve essere aperta almeno in parte altrimenti non rivolterete un bel niente!

prima però una cucitura agli angoli per dare spessore al fondo della bustina

Si tagliano le orecchie appena cucite, si rivolta, si chiude con piccoli punti invisibili il fondo dell’astuccio lasciato aperto per rivoltare et voilà

Mi rendo conto che la sequenza è un po’ sbrigativa, ma era tardi, avevano fame, la valigia non si chiudeva e non potevo occupare il tavolo un secondo di più, ho appoggiato l’astuccio al mobile accanto per un ultima foto perché altrimenti ci avrebbero apparecchiato sopra.

L’ho guardato con amore, davvero tanto felice che mia figlia me l’abbia chiesto, con un sorriso al pensiero che serva per la scuola (chissà se fa effetto anche a lei il fatto di essere già così grande da andare all’università) e contenta di non essermi persa d’animo, alla fine non ci è voluto poi così tanto tempo… tanto che presto ne farò un altro, l’interno bianco non durerà molto!

E’ pronto il back!

Ci siamo! Ho cucito il retro del quilt bianco, rosso e blu. Sono partita da un blocco avanzato (solo perché tagliato male) e ho aggiunto tre diversi tagli di tessuto sfruttando le strisce rimaste per unire il tutto. Ho raggiunto le dimensioni necessarie per un pelo!

Metterò un’imbottitura di cotone leggero, più lo guardo più vedo la primavera e sento il fresco delle ultime serate estive.

Non arriva ancora il nome. Vero è che per tutti gli altri il battesimo è stato dopo l’ultimo punto dato per il binding (il bordo che lo rifinisce).

Sposterò  buona parte del mobilio della sala per mettere insieme i tre strati, il top è 240×180, mi procurerò un osso per evitare che il mio cane ci si sdrai sopra e rimanga impegnato tutto il tempo che occorre per rovinarmi le ginocchia e preparare il sandwich (sono i tre strati del quilt assemblati ginocchioni sul pavimento 😢).

Dopo di che lo guarderò a lungo, farò scorrere le dita lungo i disegni, cercherò di vedere le cuciture non ancora fatte, appoggerò gugliate di filo e magari lo segnerò col gesso. Rileggerò tutti i consigli dei partecipanti al concorso, aprirò libri e riviste e mi dirò ancora una volta “chi me l’ha fatto fare di quiltare un solo pezzo così grande”, mi verrà paura, anche tanta, di rovinarlo e mi rifarò la promessa mai mantenuta di non farlo più.

Solo alla fine mi sarà di nuovo chiaro che la vita è bella, e lo è di più quando qualcosa ti porta fuori dall’ordinario, quando ti chiede di metterti in gioco, di fidarti del tuo intuito. Guarderò quei metri di stoffa e senza prenderli troppo sul serio, senza prendermi troppo sul serio e mi dirò che comunque vada avrò fatto del mio meglio e sarà sempre meglio.

Per cui se vi chiamerò o manderò un WhatsApp disperato in cerca di conforto poco prima di iniziare a quiltare, ricordatemi queste perle di saggezza!

P.S. La giuria è in forte imbarazzo nello scegliere il vincitore del concorso, se va avanti così mi sa che vincono tutti…

Concorso a premi

Anzi, concorso a premio unico. Sì, perché chi mi trova un modo convincente di quiltare=trapuntare il mio nuovo top, vincerà l’unico premio.

Il nuovo quilt sarà insolitamente sobrio (sono certa che qualcuno/a sta già ridendo). Solo tre colori, bianco, rosso e blu declinati in diverse fantasie batik e cotone americano. Il risultato è però meno semplice di quanto mi sarei aspettata :

 

Forse perché nemmeno il bianco non è tutto semplicemente bianco?

Ho già tante cuciture

e tante linee dritte, e poi che colore usare per la trapuntatura, bianco o blu?

La soluzione più semplice sarebbe montare il piedino a doppio trasporto e cucire in bianco creando linee che congiungano i riquadri chiari, in modo da enfatizzare le righe colorate

Volendo anche in diagonale, anche se all’idea di segnare le righe con tanto di squadra mi passa un po’ l’entusiasmo

Avvicinarmi alle righe colorate è meglio di no, i jelly roll (rotoli di stoffe già selezionate e tagliate) non erano proprio della stessa altezza, il sashing (il bordino blu tra un blocco e l’altro) è comparso nel progetto proprio per rendere meno evidente il fatto che le righe proprio non combaciavano!

Ovviamente che i due diversi jelly roll dichiarati alti 2,5 inch non lo fossero esattamente allo stesso modo (e io che mi fidavo ciecamente dei pretagliati!) mi è balzato all’occhio dopo il 48esimo blocco, quando ho iniziato a comporre il top 😳

Con tante righe si potrebbe usare il free motion per inserire linee curve

e qui l’entusiasmo si trasforma in inquietudine, saprò domare un quilt matrimoniale con il free motion? Considerando che “Spring lion”, quilt molto matrimoniale, è stato battezzato così dopo lunghe trattative con il doppio trasporto (più semplice del free motion)…

nella foto io ( non mi si vede ) e lui sul divano dopo  l’ultima cucitura, sfiniti e contenti. C’è stato un breve ballottaggio per il nome di battesimo, avevo pensato anche a “Prozac”, è un quilt molto felice e colorato, ma mi avrebbe ricordato un po’ troppo il mio lavoro e non avrebbe reso l’idea del traguardo raggiunto dopo l’ultima riga di quiltatura.

E ora veniamo al premio:

the, orzo o cappuccino, ma anche tutti e tre, con dolcetti alla ricotta (qui in versione gluten free) davvero squisiti e tante chiacchiere, perché è bello stare insieme, ridere e confrontarsi senza prendere nulla troppo sul serio

Posterò la ricetta al più presto, il Mug Rug (sottotazza appena un po’ più grande della tazza in modo da poter ospitare anche una fetta di dolce o biscotto) è un prototipo, non è compreso nel premio 😜.

Aspetto idee!