Tè per due

Da ieri il Wi-Fi è in tutta la casa. Ho dovuto fare la voce grossa per questo, non ricordo se sono ricorsa al ricatto. Non solo. Ho detto anche che sono stanca, di una stanchezza immensa, di quelle che se non le argini si spandono come il latte che esce dal pentolino se non lo spegni all’ebollizione. Una stanchezza che, se non fai vedere i muscoli, penetra nelle cellule, scorre nel sangue, passa la barriera ematoencefalica, si impossessa del pensiero e lo paralizza. Ho pure aggiunto che essere di buon umore è una mia scelta di vita, non significa necessariamente che tutto mi vada bene. Si può iniziare la giornata con entusiasmo solo perché è un’altra giornata, anche se la notte non ha risolto i problemi del giorno precedente.

Non sopporto lamentarmi, fatico a sopportare chi si lamenta. La lamentela è vedere le cose da un solo punto di vista e non accetta confronto. C’è solo lei, ha bisogno di ripetersi di continuo per divenire certezza, perché lo sa benissimo che se accetta un confronto perde terreno e toglie sicurezza. Le cose non stanno così come le vedo? E adesso?

Parlare, confrontarsi, dire quello che si pensa. Certo non si può fare con tutti, solo con quelli che ci accolgono così come siamo, con le nostre contraddizioni ma anche con la nostra disarmante sincerità. Così non esce il lamento, ma quello che pesa sulla nostra anima. La condivisione ne cambia peso, ingombro e misura. Un amico che ti ascolta ti riporta in vita, ti impedisce di continuare a recitare in quel film che ti eri fatto in testa.

Quanto viviamo e quanto recitiamo a favore di quelli che ci stanno intorno? In un’epoca in cui tutto è filmato, tutto è fotografato, tutto è ritoccato e studiato in modo da apparire più bello e invidiabile, mostrarsi così come si è è quanto mai coraggioso.

Mostrare la propria imperfezione, poter dire non ce la faccio. Chiedere aiuto. C’è lusso più grande? Non penso.

Ho ancora tanto da mettere in ordine, anche nella mia testa. Conosco tante persone, alcune meglio di altre e tutte fanno il mio lavoro, cercano di vivere al meglio la vita anche quando questa ti mette alla prova.

E così ti trovi ad un aperitivo con una persona che non conosci a condividere un’esperienza che conosci bene nella speranza che sia vissuta meglio. In realtà quello che conta davvero è comunicare all’altro che non è solo. Non siamo soli, nemmeno quando siamo sicuri d’esserlo. La nostra esperienza è unica ma non è l’unica, è già stata vissuta in milioni di sfumature. Poterle condividere è come avere più colori a disposizione e trovo una vita a colori più eccitante di una in bianco e nero.

Basta anche un link condiviso per far svoltare una giornata. Un link di un sito che vende tessuti patchwork. Scontati. Irresistibilmente scontati. E dopo aver tirato le orecchie all’amica che non doveva mettervi in tentazione, la invitate perché no? a riempire il carrello insieme, anche se avete metà casa che è un disastro. Tra un taglio di tessuto e l’altro ci si racconta la vita, una magia che si rinnova spesso tra amiche che tagliano, cuciono, lavorano a maglia o all’uncinetto.

Va bene anche un tè, organizzato tra amiche preziose tutte appassionate di “creazione”. Creando si onora la parte migliore di noi, quella più vera e libera, quella che ci rende felici. Devo organizzarli più spesso questi patchwork tea, sono fonte di vita.

Anche un tè per due, anche se si è in tre e uno non beve il tè. Che poi non è vero, finisce sempre che beve dalla mia tazza. Arriva anche il mio cagnone, splendidamente imperfetto, nella sua incoscienza di esserlo

In giornate come questa è importante non stare troppo soli, preparare un tè per due è dare un segnale alla stanchezza. Non l’avrà vinta sul mio pensiero

E poi volete mettere la soddisfazione di appoggiare tazzine e teiera sui miei “esperimenti” patchwork?

E così si va avanti.

Trasloco, cambio casa e…?

Traslocato. E da allora sono senza wi-fi. Come dire: sono in una bolla temporale anomala, sono fuori dal mondo. I miei figli hanno resistito qualche settimana poi hanno cambiato gestore telefonico, era imperativo avere più Giga da condividere col pc per navigare fino allo sfinimento, per non perdersi neanche una foto/storia di Instagram, per guardare un film o finire l’ennesima serie su Netflix. Io ho ancora qualche cartone da aprire, sono ancora in modalità “sopravvivenza”. Potrebbe essere questa la principale giustificazione di tanto silenzio, alcune di voi mi hanno dolcemente rimproverato per non aver pubblicato più niente.

E ne avevo di cose da dire…

Viva Vittoria e La Doppia Elica hanno creato un’incredibile quantità di energia che non vuole fermarsi, ed è giusto così, non deve arrestarsi. Al di là della ragguardevole cifra raccolta (35 mila euro), hanno messo in contatto e comunicazione individui con tanta voglia di fare, di cambiare. Senza limiti di età, dalle elementari a pimpanti signore di 94 anni, sono tante le persone che finito l’evento a Parma avevano voglia di fare ancora, di stare in compagnia in modo creativo, costruttivo. Viva Vittoria ha un’anima, e come tale entra nel cuore di chi la incontra. Fondamentale è cambiare il modo di vedere, di percepire la realtà dell’essere donna, è comunicare che esiste altro, rendere possibile una scelta, un’identità consapevole. In quell’incredibile giornata, iniziata nel buio che precede l’alba, ho riso e pianto di commozione. Le volontarie della Doppia Elica con la loro inesauribile forza, hanno abbattuto ogni ostacolo con disinvoltura. La vita ha insegnato loro che dalle avversità si può risorgere, più forti di prima. La gente accorsa numerosa è stata curiosa e generosa di storie, di gioia e di dolore da condividere con semplicità, con onestà.

Il trasloco. È una cosa molto più intima di quello che credessi. Si trova la vita passata che si impacchetta intanto che si mette in stand by quella presente, nella speranza che quella futura sia migliore. Una cosa quanto mai irrazionale a vederla così.

Così si elimina il più possibile della vita passata, in modo da non avere zavorra in quella futura, ma in tutto questo non rimane comunque tempo per quella presente. Ancora non va.

Allora, si cerca di vivere alla giornata, non pensando troppo al futuro e guardando al passato con un certo distacco.

Tutto questo per dire che un giorno potevo metterci anche 10 minuti per decidere se tenere un libro oppure no e il giorno dopo in 5 minuti buttavo 10 anni di ricordi conservati in un cassetto. Il giorno dopo ancora non sapevo che fare, come se il mio futuro potesse dipendere dal libro che avevo tenuto e dalla lettera che avevo scartato. Meno male che il tempo passa e viene il momento in cui negli scatoloni viene messo tutto quello che passa sotto le mani, senza se e senza ma, l’importante è non avere più niente sotto gli occhi e lasciare il vecchio per il nuovo. Non valgono più le domande che vi hanno tormentato fin qui e che vi hanno tolto il sonno, non si torna più indietro, è ora di cambiare. C’è tanta voglia di cambiare e allo stesso tempo tanta paura. Tanto impegno per cambiare e tante cose che non cambiano.

È come se fosse un’interminabile veglione di capodanno, i buoni propositi e il nuovo che verrà ci renderanno diversi, migliori. Forse. Perché è quello che speriamo tutti gli anni, ma l’anno dopo capita che ci troviamo gli stessi dell’anno prima, con un anno in più.

La nuova casa mi aiuterà a cambiare? Quanto influisce l’ambiente nella vita di una persona? Cambiare è per me sinonimo di vita, un’evoluzione indispensabile per poter abbracciare l’orizzonte con lo sguardo.

E dove sono ora vedo finalmente il cielo. Davvero. Ed è incredibilmente bello.