Aspettando la neve

Le previsioni l’hanno data copiosa anche in pianura, io e il mio cagnone aspettiamo in trepidante attesa (io un po’ meno…) e intanto tempriamo il fisico in qualsiasi condizione la natura si proponga. Giornata bigia autunnale:

Un po’ di gelo:

La nebbia:

Un raggio di sole inaspettato:

Alba infuocata (ma che freddo!):

 

A casa è passata di nuovo la fatina per cucire un calendario dell’avvento per un piccolo amico:

e la Simo si è imbarcata in un’impresa epica, ha deciso di trapuntare a mano l’ultimo quilt. Fatto con tessuti giapponesi e americani, è ottenuto da quadrati di cm 15×15. Le operazioni di taglio dei tessuti sono durate parecchio, gli angoli dei quadrati sono stati sostituiti da tessuti diversi, allo scopo ho tagliato 768 quadratini di cm 5×5

Altro processo laborioso è stato l’abbinamento quadrati-quadratini, ma una volta fatto, cucire è stato semplice. Non ho segnato ne stirato le diagonali dei quadratini, ho attaccato del nastro adesivo in silicone (delicatissimo per la pelle, ancor di più per la mia macchina da cucire) alla base della macchina da cucire, in modo da mantenere l’inclinazione corretta del blocco durante la cucitura:

Poi ho tagliato solo il triangolino del quadratino piccolo, senza tagliare anche l’angolo del quadrato più grande:

In un tutorial Leah Day, se non ricordo male, consigliava di non tagliare il blocco originale. Lasciando integro il quadrato di 15×15 cm, durante il processo di assemblamento dei blocchi si evitano distorsioni. C’è un ulteriore vantaggio con questo metodo, non ho rifilato ulteriormente il blocco una volta cuciti gli angoli, ho utilizzato come riferimento per le cuciture il perimetro del quadrato 15×15.

Qualche tentennamento nel dividere i blocchi in gruppi di tonalità chiaro/scuro per poterli abbinare con una certa uniformità. Trasformare la foto dei blocchi in bianco e nero ha facilitato il compito

Approvata la composizione

ho raccolto in pacchetti le righe  per la cucitura finale

E alla fine mi sono tolta anche questo sfizio, ho infilato l’ago con un Retors d’Alsace n.12 e, prima di capire bene come si fa, sono partita a trapuntare.

Ho utilizzato ditali di ogni tipo quasi su ogni dito, messo e tolto telaio, cambiato ago più volte, perso le impronte digitali, la sensibilità su due dita e rischiato la distorsione dei pollici, avviluppato il quilt in inestricabili spirali intanto che mi chiedevo perché lo facevo. Ogni giorno un tutorial diverso e la speranza di trovare il mio metodo, ogni giorno la consapevolezza che avrei potuto trapuntarlo a macchina in un tempo assolutamente più contenuto, ma…

Ma…il rumore che fa il filo da ricamo intanto che attraversa la stoffa mi ha stregato, ripetere un gesto così lento e tranquillo ha messo pace nei miei pensieri. Il tempo è scomparso, abituato a scorrere veloce e implacabile, non si è fatto una ragione del fatto che non lo sfruttassi al massimo. L’ho trattato come se non esistesse, come se non avesse tutto il valore che gli diamo, come se ne avessi all’infinito. Incredulo ha lasciato il posto alla crescente certezza che, punto dopo punto, avrei costruito una dimensione parallela in cui il tempo non c’è, la Simo non deve correre, non deve rendere al massimo, ma anzi si può fermare, può fermare quello che vuole.

Magico.

I miei punti sono piccoli, irregolari, molto naïf, quasi tribali. Ho tentato quasi tutto e fatto quasi tutto quello che non si deve fare nel trapunto a mano, sono comunque molto orgogliosa, ho affrontato una mia chimera, non dovrò più dire “non sono capace” ma potrò dire “sono capace a modo mio”, un bel traguardo.

Dopo qualche incertezza ho deciso di trapuntare dei cerchi all’interno dell’ottagono, volevo disegnare delle righe ma il mio cane non me lo ha permesso, sospetto non le piacessero proprio

L’idea dei cerchi le è piaciuta subito, sarà stato il piattino che le ricorda il momento della pappa, forse il più bello della giornata…

Il mio primo quilt senza tempo e… dedicato a Rima, il mio cagnone, c’è un feeling speciale tra i due (come spiegarle che però lo userò io?)

I triangolini che ho tagliato sono finiti in una scatolina, ma ci sono rimasti poco. Soffrivano di claustrofobia e si sono tuffati su un pezzetto d’imbottitura

tanto fitti da creare un nuovo tessuto che ho ricoperto con un pezzo di tulle nero

La mia Blue (la mia macchina da cucire, anche la vostra ha un nome?), ha poi trapuntato in linee semplici

 

e creato una bustina

 

che ho impacchettato chiudendola con un nastro di cotone ricavato da una maglietta non più utilizzabile (qui il tutorial  http://www.craftpassion.com/recycle-tutorial-making-of-t-shirt-yarn/2/  ) e usando per il fiocco i ritagli del tessuto creato per la bustina

Se si vogliono riposare le mani ancora un po’ se ne può fare un’altra magari trapuntandola col free motion

Poi basta che se no la Rima fa la cuccia nel quilt che aspetta di essere trapuntato! A presto 😘

4 pensieri riguardo “Aspettando la neve”

  1. Cara Simo,che dire di nuovo ,rischierei di sembrare falsa o stucchevole,ma l’ammirazione è davvero sincera.Io adoro i tuoi capolavori e solo una persona speciale poteva pensare di confezionare il pacchetto con ritagli del lavoro ..insomma un “ piccolo ( per le dimensioni!!!!!) grande capolavoro.
    Bellissima la riflessione sul tempo ,a volte tiranno a volte prezioso al punto che anche un minuto con la persona giusta è speciale,ma a me non è capitato come a te ,il costruire il mio primo lavoro “impegnato” all’uncinetto mi spingeva ad andare avanti sempre più in fretta.Ognuno poi ha i suoi supervisori ,tu la Rima io mio marito che a forza di sentire la voce della signorina del tutorial mi ha chiesto di presentargliela 😄😄😄😄😄Un bacio

  2. Eccomi a sognare ancora una volta….spero solo di trovare una passione che mi coinvolga e mi rassereni come il quiltare fa con te.
    Il ritmo silenzioso e rassicurante dell’ago che entra ed esce dal tessuto è un’immagine che mi riempie il cuore di ricordi….
    Brava Simo! Un altro capolavoro!❤

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