La paura di non farcela. Come vincerla con i guanti (nonostante il caldo)

Ho scoperto cosa mi ha tenuto ferma con la macchina da cucire così tanto tempo. La pila di biancheria da stirare? La maturità di mia figlia? Le ore in più di lavoro? L’armadio da mettere in ordine o il caldo sfiancante? Nessuna di queste cose, per quanto buoni deterrenti, era responsabile di questa ostinata immobilità. Ho iniziato quindi a sospettare di essere vittima di un incantesimo, anche se questa incapacità di agire aveva un che di familiare…In realtà conosco bene questo tipo di paralisi, arriva ogni volta che ho paura di qualcosa e se ne va quando decido di affrontarla. Messa così sembra anche troppo semplice, il tormento che mi da è assai più complesso da gestire.

Tutto ha inizio con il concorso a premi, http://simpatchwork.com/concorso-a-premi/, ho finito questo top con tante righe che si incrociano e mi accorgo, con una punta di terrore, che le righe finché le si considera all’interno del blocco sono ok, ma accostando un blocco all’altro non si filano assolutamente, c’è uno scarto di pochi millimetri che sposta irrimediabilmente la geometria del disegno. Aggiungo il sashing, un piccolo bordo attorno ad ogni blocco, per togliere continuità al disegno, ma l’occhio non si inganna, il disagio cresce…

Perche? Perché sono sempre più consapevole che sarà impossibile fare una buona trapuntatura con il piedino a doppio trasporto, di fare righe non se ne parla nemmeno, sarebbero centrate in un blocco e mai nell’altro, e poi evidenzierebbero ancora di più la non corrispondenza tra i blocchi. Provo appoggiando un filo sulla stoffa, forse qualcosa si può fare… metto così all’opera le ragazze di Arte Patchwork Parma e non solo, lanciando il concorso a premi, anzi a premio unico. Rispondono con tante e grandi idee, alcune realizzabili cucendo a mano, altre possibili solo con  un lavoro più preciso del mio 😢, la stella di Elisabetta con il free motion. E qui casca l’asino: il free motion su una coperta di 200×250 cm? Ma siamo matti?

Non resisto alla suspence per cui vi rivelo subito come è andata a finire, anche per dimostrarvi, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che sono tutta d’un pezzo. Dopo aver deciso che il free motion NO, non lo posso fare, non ho esperienza su un quilt così grande, e poi questo top mi ha richiesto più ore di lavoro del previsto, un milione di tagli e cuciture, non posso rischiare… l’ho fatto proprio con il free motion.

Vi viene da ridere vero? Anche a me adesso, ma ho passato 20 giorni infernali, in cui ero bloccata su tutto, sapevo che c’era qualcosa che mi disturbava ma non riuscivo a definirla, ogni volta che incrociavo il top e il back del mio quilt tristi e avviliti, frettolosamente piegati nel mio armadio, mi veniva male.

Per quanto online si trovi tutto, tutorial, foto, spiegazioni, disegni, schemi e schizzi, niente può più di una preziosa amica quilter che ti accoglie con una squisita tisana, ti fa vedere i suoi ultimi bellissimi lavori, ti fa fare un veloce ripasso sugli esagoni (English paper piecing), ti presta un libro per distrarti, ti mette in mano la squadra per il Dresden Plate e un libro di patchwork, giusto per ripartire da qualcosa.

Quando avete paura, ditelo a qualcuno, diminuirà incredibilmente. Quando avete paura, uscite di casa e cercate la vita con gli occhi, ce n’è tanta nonostante tutto, vi contagerà.

Possibile che con tutto quello che ho già passato, io abbia paura di quiltare con il free motion una coperta molto matrimoniale? Sì, molto possibile, anzi, sì certo! E già qui le mani iniziano a muoversi, le gambe si fanno più leste, le energie rifioriscono, l’insonnia per l’eccitazione fa capolino (sigh!). Ammetterlo è recuperare la vita che avevo lasciato in stand-by.

Che paura è? Non muore nessuno se vien fuori una porcheria, a chi non piace guarderà altro, e allora?

E allora è intraprendere una strada nuova, il disagio di chi sa che farà una cosa con l’esperienza di un principiante, dovendo accettare un risultato non all’altezza delle aspettative. Posso rovinare più o meno irrimediabilmente (più probabile il più che il meno), un lavoro di tante ore, ma anche ora sto perdendo preziose ore di vita macerandomi in un tormento che non porta a nulla.

Ci saranno tante, tantissime imperfezioni. Non sarà sicuramente un lavoro omogeneo. Lavorare col free motion significa abbassare le griffe di trasporto della macchina da cucire, togliere la pressione al piedino e azzerare la lunghezza del punto. Si lavora liberi da tutto e quindi si deve fare…tutto, tutto quello che si impedisce di fare alla macchina da cucire. Sarà terribilmente, imprecisamente umano, ce la farò a sopportarlo? Questa la questione che più mi pesa, so già in partenza che il mio lavoro sarà la cosa più lontana dalla precisione che vado cercando continuamente. A sorpresa è proprio questo che mi attira, permettermi 200×250 cm d’imperfezione, uno svago di gran lusso (ore di lavoro+stoffa, non ci voglio nemmeno pensare) ma meritato.

E così mi faccio questo bellissimo e grandissimo regalo. Allineo il necessario per questa nuova impresa:

l’osso è per il mio cagnone irresistibilmente attratto da ogni tipo di tessuto adagiato a terra, se avete un micio si possono utilizzare i topolini con la carica a molla.

Preparo il sandwich massacrando come al solito le ginocchia (devo proprio andare da Decathlon per le ginocchiere)

Guardo e provo più disegni. Scelgo quasi subito e quando sono pronta per partire…cambio idea! Ma quanti regali mi concedo! In realtà il disegno scelto avrebbe aggiunto linearità proprio dove volevo toglierla. Prendo in mano un altro libro che all’epoca dell’acquisto mi aveva un po’ deluso, ma che ora con nuovi occhi, si rivela una miniera d’oro. Ecco il disegno che fa per me

Sarà come un nastro appoggiato con leggerezza sul quilt, distrarrà dalle righe dritte che non sono affatto dritte (sono priva di contraddizioni, vero? 😜) e mi costringerà ad un sacco di curve 😭!

Mi alleno con carta e penna e divido il quilt in settori stabilendo dove partire, in modo da non dover interrompere il lavoro troppe volte. Sistemo la macchina da cucire e infilo i guanti prensili che mi serviranno per convincere il quilt a seguirmi sotto l’ago

Preparo un piccolo sandwich campione dove allenarmi, uso più colori in modo da poter sovrapporre più cuciture e consumare meno stoffa

E poi senza pensarci troppo, si parte. Saranno i 40 gradi dell’estate, i guantini e/o la tensione, ma subito subito fa capolino un “ma chi me l’ha fatto fare” tra un rivolo di sudore. Il molto matrimoniale quilt non si sposta col pensiero e le mani fanno quello che possono. I punti sono ora lunghi, ora corti, le curve hanno qualche angolo (grande sigh!), insomma, come da previsione. Mi ripeto come un mantra quello che ho visto in tanti tutorial di generose, oneste, famose ed esperte quilter (una è Angela Walters): non fermarsi alla singola imperfezione, nell’insieme si perderà. In fondo è come se vi dicessi “non pensate a quanto sono contraddittoria, nell’insieme ho anch’io una mia armonia!”. E vado avanti.

È scontato dire che ci ho preso la mano proprio nelle ultime cuciture, ma lo dico lo stesso, perché per tutto il quilt mi sono chiesta quanto tempo ci sarebbe voluto  per imparare senza fare pasticci. Li ho fatti fino alla fine e ne farò tanti anche nei prossimi lavori, quando leggete o seguite un tutorial che vi dice che per il free motion ci vuole tanto esercizio, è sempre e sicuramente più di quello che avevate preventivato.

Ho finito la quiltatura che ero felice come una bambina, soddisfatta più che dal risultato, dall’aver osato. Il risultato mi riservo di valutarlo tra qualche giorno, quando gli occhi non si ricorderanno più tanto bene dove cercare gli errori e potrò vederlo nel suo insieme, come è forse quello che dovrei fare con tutte le cose.

5 pensieri riguardo “La paura di non farcela. Come vincerla con i guanti (nonostante il caldo)”

  1. Complimenti per tutto,ma soprattutto due cose importanti…la prima è che continui a stupirmi per la tua intelligenza,per la tua bravura e per la tua costanza.La seconda è che hai ragione la paura ti paralizza,ti mette dei paletti che non sempre è facile superare,bisognerebbe avere il coraggio di provare sempre,ma non sempre se ne ha la forza
    Ultima cosa ,ma altrettanto importante,è una fortuna trovare un’amica che ti toglie dalle sabbie mobili dove stai sprofondando,ci auguriamo di averla nei momenti peggiori perché ci dia coraggio e in quelli migliori per sorridere insieme!!!!💕💕💕💕

  2. Ecco, il momento peggiore è proprio questo: quando devo raggiungere l’ufficio pedalando a velocità improponibile dopo aver letto il tuo post…
    E invece vorrei stare qui a meditare e risponderti che sí, a volte basta poco per liberarci di quel peso tormentoso che chissà cos’è…
    Eliminare un libro dal comodino per ritrovare il gusto di leggere, non rimettere le tende lavate e dare finalmente corpo alle nuove da troppo tempo relegate a progetto, acquistare casa ed essere catapultate in una nuova realtà…
    Con la consapevolezza che perfetto o imperfetto tutto sarà…..
    🙃🙂

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