Poteva andare peggio

Ho finalmente capito cosa non quadra con la  frase consolatoria “poteva andare peggio”. Poteva andare peggio presuppone che uno si debba accontentare di quello che ha o che non si lamenti per quello che gli è capitato proprio perché poteva andare peggio. Ma anche se poteva andarmi peggio, perché mi deve andare bene quello che mi è toccato in sorte se non mi va? È una forzatura, posso ripetere come un mantra poteva andare peggio, ma restare arrabbiato e insoddisfatto ad oltranza. E poi siamo davvero sicuri che sia così consolatorio pensare che ci sono persone, tante, che vivono situazioni più impegnative della nostra?

Quest’estate in vacanza mi sono ubriacata di sole, mare, libri e…Sherlock Holmes. In continua ricerca di un modo piacevole per migliorare il mio inglese (mi serve per carpire tutti i segreti svelati nei tutorial di patchwork!), mi sono guardata su Netflix tutti gli episodi della serie televisiva prodotta dalla BBC con Benedict Cumberbatch e Martin Freeman. È uno Sherlock Holmes moderno, molto bello (in tutti i sensi 😍) e vale la pena seguirlo in lingua originale, il protagonista ha anche una bellissima voce (sottotitoli in italiano perché a volte è così veloce nell’eloquio che si acchiappa una parola su dieci). In uno di questi episodi c’è una scena in cui Scherlock consola un amico colpito da un tragico evento (non entro in particolari per non rovinarvi nulla). L’atmosfera è carica di pathos e l’unica frase che viene detta in un abbraccio è “it is what it is” come dire “questo è quello che abbiamo, si parte da qui”. Non ci sono recriminazioni o confronti, ma la semplice constatazione di una realtà che, per quanto avversa, è affrontata in presenza di un amico.

Ecco la chiave consolatoria, non tanto posizionarsi un gradino al di sotto della massima sfiga, ma essere consapevoli, almeno in due, del fardello che al singolo pare insostenibile. Questo è quello che ho, questo è quello che al momento fa di me quello che sono, c’è un posto anche per me? Non essere capiti, non essere visti, riconosciuti o accettati, fa di noi persone senza terra su cui poggiare i piedi, senza un futuro e con un presente ingombro di passato, senza il minimo ossigeno per un respiro.

Perchè questa riflessione proprio al rientro da vacanze così speciali? Perché sono capitate tante cose che mi hanno fatto dire it is what it is più di una volta. Si parte da quello che c’è e si fa del proprio meglio, e se un amico non può far altro che dirci in un abbraccio “it is what it is”, avremo già tutto quello di cui abbiamo bisogno: un abbraccio che contenga il nostro passato, un presente per viverlo coscientemente e un futuro che ci troverà più ricchi di un’esperienza.

 

3 pensieri riguardo “Poteva andare peggio”

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