Quilting is my therapy #2

Angela non ha mai amato la quiltatura a mano, Jeremy e il nonno erano decisamente più bravi di lei. Quando il nonno un giorno le disse che avrebbero dovuto prendere una macchina da cucire longarm (macchina per quiltatura professionale), Angela rispose subito ‘Si penso proprio che dovrei…ma cos’è?’. Chiesero informazioni e cercarono di capire come potesse funzionare, Angela si convinse che la grande macchina per quiltare longarm dovesse essere computerizzata, come si sarebbero d’altronde potute fare quelle complesse cuciture?

Nell’attesa che quella straordinaria macchina arrivasse, continuò a trapuntare a mano insieme al marito e al nonno di lui, seduti fianco a fianco raccontandosi storie. ‘Avrei voluto aver scattato foto di quei momenti, ma ero troppo impegnata a godermeli’ confessa.

Quando arrivò la tanto attesa longarm insieme ad un signore che le illustrò come utilizzarla, erano presenti Angela, Jeremy, il nonno e pochi altri familiari, un vero e proprio evento. Angela dovette fingere di non essere spaventata a morte, realizzò ben presto che non era affatto computerizzata ma che avrebbe dovuto gestirla completamente a mano. Come mai Angela non utilizzò la sua macchina da cucire per quiltare? Semplicemente perché nè lei nè il nonno sapevano che avrebbero potuto farlo.

Qualsiasi cosa lei facesse per il nonno era bellissima e perfetta, questo è stato l’elemento chiave per il suo successo. Non c’era YouTube, non c’erano tutorials, il nonno era l’unico quilter che lei avesse mai conosciuto, se lui diceva che era la migliore, lei lo credeva. Non c’erano confronti con foto su Instagram ma semplicemente il piacere di imparare a quiltare a macchina.

Trapuntò una trentina di quilt top che il nonno aveva tenuto in serbo per lei. Non fu affatto facile, anzi fece tantissimi errori. In un quilt si accorse solo alla fine della trapuntatura che il quilt back era troppo piccolo per il top, l’unica soluzione le sembrò quella di tagliare parte del top. Quando lo consegnò al nonno insieme alle scuse, il nonno le disse semplicemente ‘È perfetto!’. Finì di trapuntare e di… rovinare i 30 quilt top ma intanto aveva iniziato la fase seguente della sua carriera di quilter.

Il bivio era : fare altri quilt top per poterli quiltare o cercare qualcosa di già pronto da trapuntare con la sua longarm, che di tutto il processo di realizzazione di un quilt è la cosa che preferisce. Si avvicinò ad una associazione locale (dove altro poteva trovare qualcosa da quiltare?), per scoprire di essere di gran lunga la più  giovane tra le partecipanti, aveva 24 anni, e che l’associazione organizzava mostre di quilt.

Fece quello che nessun’altra volle fare, si offrì volontaria come venditrice al quilt show locale. Fu un quasi disastro, a cui partecipò con un solo quilt. Inesperta, si sentì quasi patetica seduta a quella bancarella praticamente vuota, ma ormai era troppo tardi e l’unica alternativa possibile era sorridere e sperare per il meglio.

Che fu esattamente quello che accadde.

3 pensieri riguardo “Quilting is my therapy #2”

  1. Caspita, non ho fatto in tempo a desiderarlo che….ecco la seconda parte! Se possibile ancora più bella. Grazie Simo! ❤

  2. Sono qua che leggo sorseggiando una tisana ghiacciata…avvincente come un vero romanzo… metto un segnalibro per continuare da qui….😀👍😀

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