Quilting is my therapy #1

E’ talmente bello che me lo sono letto tutto andando a cercare sul dizionario le parole che non conoscevo. Non mi trovo propriamente a mio agio nella lettura in inglese, ma è tale la voglia di sapere e imparare che da un po’ non è più un ostacolo, la stragrande maggioranza dei contenuti riguardanti patchwork e quilting è tutta in inglese. Ultimamente  tendo a non oppormi al disagio, appena posso gli vado incontro e questo ha molti vantaggi: scopro cose nuove, acquisto sicurezza, ridimensiono paure, non spreco energie nella ‘lotta contro’, ma le serbo per il cammino verso il futuro.

‘Quilting is my therapy’ è la storia di Angela Walters, mitica quilter d’oltreoceano, di come è entrata in questo mondo e di come è diventata quello che è. In modo del tutto inconsapevole direi.

Il libro ha la precisa volontà di ispirare, non intimidire. Come ho già visto in tanti, se non in tutti i libri di modern patchwork, le foto rivelano bene e volutamente anche le imperfezioni. La perfezione è una qualità non ricercata perché è direttamente proporzionale all’insuccesso di un progetto, ricordate il motto ‘better done than perfect’? Angela lo dice chiaramente, non ci sta raccontando la sua storia per celebrare la sua grandezza ma per mostrarci quello che possiamo fare, se l’ho potuto fare io chiunque può farlo. Incredibile?

Angela Walters era fast-food manager senza nessuna competenza di cucito, fallí per ben due volte un test sulla macchina da cucire in economia domestica alle scuole medie, lo passò al terzo tentativo solo perché l’insegnante ebbe pietà di lei e le suggerì le risposte. Non sapeva nemmeno cosa fosse un quilt finché non incontrò Jeremy il ragazzo che sarebbe diventato suo marito.

I nonni di Jeremy iniziarono a fare quilt una volta in pensione, ne fecero uno per ogni membro della famiglia. Per averlo, anzi per vincerlo bisognava partecipare alla riunione annuale della famiglia, si poteva vincere un solo quilt una sola volta. Non era ancora sposata a Jeremy quando partecipò alla prima riunione. Non si capacitò delle proteste e della competizione per ottenere l’agognato premio che per lei era nient’altro che una coperta (sacrilegio! Come ammette lei stessa). Jeremy non vinse quella volta, così quasi per ghiribizzo chiese al nonno di mostragli come poteva confezionargliene lei uno. Non aveva nessuna esperienza di cucito ma il nonno le assicurò che avrebbe potuto benissimo farlo, le lasciò scegliere la stoffa e il motivo e così nacque il suo primo nine-patch quilt che è ancora sul suo letto.

Impiegò un’ora a fare il suo primo blocco, il nonno le aveva dato una sagoma quadrata di circa 10 cm insegnandole a segnare la stoffa e a tagliarla con la forbice. “Magnifico lavoro! Adesso lascia che ti insegni il metodo più facile” e tirò fuori piano di taglio, rotary cutter e riga, senza quegli strumenti moderni Angela ammette che non sarebbe diventata una quilter.

Si alternano immagini di splendidi quilt al racconto spesso divertente di come è diventata una delle più influenti modern machine quilter, il passaggio da hand quilter a machine quilter è memorabile, ma ve lo racconto la prossima volta che devo portare fuori il cane e fare la pizza. Un bacio!

5 pensieri riguardo “Quilting is my therapy #1”

  1. Eh ma che bello questo articolo!!!!! Proprio gustato fino in fondo. Non vedo l’ora di leggere il seguito. …Non fare aspettare troppo i tuoi affezionati followers!

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