Sweetness of life

I 28 blocchi sono stati cuciti dopo diversi accostamenti, una foto in bianco e nero è l’ottimale per vedere se i chiaroscuri sono bilanciati:

 

 

 

Cuciture stirate aperte:

e qui ahimè devo svelare gli errori…

Ricordate quando ho detto che l’imbottitura è “prensile” e non ha bisogno di colla? E soprattutto sapete com’è lavorare in uno spazio piccolo piccolo (tipo in uno stesso tavolo di misura media: macchina da cucire, piano di taglio, figlia che studia con appunti, libri e pc, marito con altro pc e cane al tuo fianco)?

Ecco il retro dell’altra metà del quilt:

Spostando i blocchi dal piano di taglio alla macchina da cucire ho traslocato anche ritagli clandestini che sono stati trapuntati al rovescio (avrei potuto sperare in fortuna migliore?). Sceglierò una stoffa per il retro meno trasparente possibile. Solo un piccolo pezzo, coloratissimo é attaccato sfacciatamente a faccia in su (vedi in basso a destra), mi metto sotto una lampada e inizio un lavoro certosino con le forbicine.

Per preparare il sandwich la regola richiederebbe di stendere la stoffa del retro con il rovescio verso di me e appoggiarci sopra il top trapuntato mettendo rovescio contro rovescio. Farò il contrario:

non perché sono uno spirito ribelle, ma perché nel momento in cui farò aderire la stoffa del retro all’imbottitura, dopo aver spruzzato una colla spray temporanea (qui ci vuole proprio), riuscirò a sentire con le mani se le cuciture saranno aperte e se avrò bisogno di appiattirle potrò farlo.

Segue un semplice, ma non indolore (mi svelerà un altro madornale errore 😩), stitch in the ditch  per fissare il tutto, cucirò cioè lungo i margini dei blocchi proprio nel solco creatosi dalla cucitura dei bocchi. Un aspetto molto positivo del quilt as you go, soprattutto se si utilizzano cuciture di diverso tipo per quiltare, è che a lavoro finito è molto difficile distinguere gli svarioni dalle cuciture intenzionali. Ad esempio:

la seconda cucitura bianca (partendo dal basso) sulla striscia orizzontale della stoffa a pois verde oliva accostata a quella bianca coi cuoricini, potrebbe essere la trapuntatura originale del blocco ma anche uno stitch in the ditch che ha smarrito la retta via… questa è la trapuntatura originale!

Grande cosa poter cucire il bordo solo con la macchina da cucire, niente punti a mano sul retro:

perché sul davanti la cucitura sembrerà quella della trapuntatura

Ci sta qualche digressione:

E questo non è un elogio a lavorare alla carlona, ma a lavorare con più leggerezza, senza ansia da prestazione e mito della perfezione. Better done than perfect, meglio fatto che perfetto, rende possibile la realizzazione di un’idea che può essere concretamente goduta, lavata e centrifugata senza paura, perché è stata fatta senza paura, certo con tante ore di lavoro, ma ore liete, anche spensierate, sempre con la voglia di scoprire qualcosa di nuovo. Better done than perfect riporta alla realtà, toglie da un’incubazione infinita un’idea che sarà sempre più perfettibile e quindi intangibile finché resterà un’idea. Se sbaglio, se incontro un inconveniente, se non sarà proprio come lo volevo, pazienza, sarà l’occasione per tentare una strada nuova.

La non piena soddisfazione di alcune delle mie etichette per i quilt ad esempio, mi ha portato a cercare e tentare nuovi modi. Un quilt è una creatura e come tale deve avere un nome e una data di nascita.

Etichetta scritta con pennarello per stoffa:

 

Scritto con macchina da cucire e piedino per free motion (ma ho utilizzato un filo sfumato e non è perfettamente leggibile, il quilt si chiama My way):

 

Ed ecco l’evoluzione dell’insoddisfazione che, anziché farmi fermare per lamentare l’imperfezione, mi ha portato a:

Alla prossima, svelerò l’errore/opportunità (perché è questo in fondo quello che  gli errori sono) e come ho prodotto la mia ultima etichetta!

2 pensieri riguardo “Sweetness of life”

  1. Ma finalmente!!! L’attesa è stata pienamente ripagata ….splendida lezione, bellissime stoffe e strategie…anche di vita. Grazie Simo…❤

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