Tra le righe

“Between the lines” (Tra le righe) è finito:

nel back ci sono un po’ di attrezzi per mantenere in buono stato il giardino di fiori colorati che lo compongono. Il top é quasi interamente composto da tessuti Tilda, una “collezione” personale nata quando mi sono affacciata al patchwork e cresciuta nel corso del tempo

Il quasi è perchè ho inserito come elemento di rottura un tessuto stampato con parole in corsivo

Non riesco a resistere ad un pezzo di stoffa dove è scritto qualcosa, che sia corsivo o stampatello non importa. Un quilt è sempre un racconto, una storia di una passione scritta con disegni, colori, forme e cuciture e tra le righe…anche con parole.

Lo schema del quilt viene dal libro di Sarah Fielke “Hand quilted with love”. La prima volta l’ho visto su Pinterest ed è stato subito amore, un progetto semplice che permette di utilizzare tante, tantissime fantasie di tessuti.

Come è nato The bass line di Sarah Fielke? È un quilt molto speciale destinato ad una cara amica di Sarah a cui era scomparso prematuramente il marito. Ideato da Sarah è stato invece eseguito da quilter e blogger di tutto il mondo su invito di Sarah che voleva circondare d’affetto l’amica Amy, anche lei una nota quilt blogger.

Il risultato è coloratisssimo, mai uguale. La Fielke disegna il blocco di The bass line pensando alla linea dei bassi in un impianto stereo. Dan, il marito di Amy, scriveva musica ed era conosciuto soprattutto per il suo lavoro nella tecno music. La risposta delle quilter e blogger è stata tale che, oltre a The bass line, Sarah riesce a realizzare un quilt anche per Anabel, la figlia di Amy, un bellissimo esempio di sostegno collettivo e una conferma dell’amore e della passione che c’è in ogni quilter:

Io ho deciso di dividere i tessuti per colore e di comporre il top con strisce in gradazione; ne è uscito un quilt romantico, delicato ma anche molto vivo, pieno di fantasie e colori

Per avere meno scarto possibile ho tagliato singolarmente e cucito ogni fantasia di tessuto. Il libro propone anche un altro metodo più veloce che non ho potuto utilizzare perché i miei tessuti hanno tutti, o quasi, un verso e perché avrebbe comportato uno spreco di qualche cm delle mie preziose stoffe (è in realtà un lavoro perfetto per utilizzare ritagli). Sono nate così tante righe in cui scorre prevalentemente un colore declinato anche in più di una decina di diverse fantasie.

Per la quiltatura ho deciso una cosa semplice e non rettilinea per diversi motivi:

– semplice perché ci ho messo tanto tempo a tagliare. Il top per i miei standard era riuscito più che bene e se c’era una cosa che poteva andare storta era la quiltatura. Ho cercato di ridurre i danni e ho pensato che, data la gran varietà di tessuti, un po’ di sobrietà nella quiltatura non avrebbe guastato

– semplice perché non posso tenere per troppi giorni un quilt di 220×240 cm sull’unico tavolo di casa mia. Riuscite ad immaginare come può essere rilassante qualcuno che arriva affamato con tovaglia e piatti e vuole apparecchiare mentre voi siete concentratissime a quiltare la riga blu? Finite di quiltare la riga, sollevate con amore la vostra creatura per appoggiarla sul divano per poi spostarla di nuovo dopo mangiato perché c’è chi ci si vorrebbe sedere sopra

– se non avessi fatto un acquisto quest’estate, direi semplice perché lo spray adesivo temporaneo che uso per tenere insieme il sandwich in attesa della trapuntatura non mi da la certezza di “tenere” al meglio per tanti giorni. Quilt così grandi che devono essere continuamente spostati (tre pasti al giorno più sessioni di studio e/o lavoro di marito e figli aggiungono movimento al tessuto oltre quello già richiesto dal quilting), necessitano di avere i tre strati ben fissati. Non è contemplata l’imbastitura che richiede tempo e spazio che non ho. Per essere più precisi non è che non abbia il tempo necessario, potrei ad esempio decidere di impiegare piu giorni per fare un quilt, ma sarebbero giorni di disagio che graverebbero sul risultato: ci ho messo tanto tempo, ho fatto tanta fatica che… non ho il coraggio di usarlo, ma come faccio a regalarlo, si rovinerà a lavarlo? e così via. Se ci ho messo comunque tempo e impegno ma, cosa fondamentale, mi sono anche divertita, voglio che il mio tempo e impegno abbiano un senso, voglio continuare a goderne, voglio che le persone che amo ne godano, voglio sorridere quando mio figlio, appena appoggiato il top al letto dopo l’ultima laboriosa cucitura, mi chiede “Posso tuffarmici sopra?”. Un quilt dove non ci si può tuffare sopra, che anima ha? Ma soprattutto, un quilt che ha girato così tanto per casa, con figlio predisposto a tuffi e cane che non vede l’ora che abbassi la guardia per potercisi accoccolare sopra, è un quilt che deve aver paura della lavatrice? Stampo su ogni etichetta “Lavaggio e centrifuga delicati” in onore, rispetto e ricordo di tanto lavoro e senza la certezza che potrebbe durare per sempre. I miei quilt nascono quindi per essere usati, goduti e non solo guardati, se impiegassi mesi per farli forse non sarebbe così. Inoltre, il fatto di non pensarli eterni, mi da la possibilità di acquistare tessuti per farne altri 😜.

L’acquisto di quest’estate? In spiaggia in una manciata di secondi. Incredibile davvero quello che oggi si può fare con uno smartphone. In un attimo sei nei saldi estivi degli Stati Uniti e acquisti a prezzo ridotto spilli della Glover con fantastici tappi in speciale materiale plastico. Li avevo già visti in tanti tutorial di free motion, molto più veloci da mettere e togliere delle spille da balia, punta decisamente più sottile e quindi delicatissimi sul tessuto, fissaggio perfetto, duraturo, senza colla spray o imbastiture. Unica e ormai scontata pecca, il costo che ha tutto ciò che riguarda il Patchwork. Così, quando ho visto la mail che avvertiva degli sconti a tempo limitato, ho fatto il conto del quantitativo di spilli che sarebbe occorso per un quilt King size (matrimoniale) e di quello che la dogana italiana avrebbe aggiunto alla mia spesa ( l’Iva del 22% non la nega a nessuno 😢). È stato necessario anche qualche secondo per riflettere su come avrebbe reagito mio marito all’ennesima spesa patchwork, ma ero in vacanza e in vacanza non bisogna portare pensieri e problemi, così la riflessione è stata posticipata in un momento più consono e il mio indice si è posato sulla casellina “acquista ora”, perché lo sanno tutti che se c’è scritto “acquista ora” è sottinteso “o mai più”.

Questi Pinmoore hanno funzionato alla grande, Between the lines si è spostato come una perturbazione atlantica nei 100 metri quadri di casa mia (non è passato dai bagni, ma letti, tavolo e divano li ha fatti tutti) ed è rimasto perfettamente composto nell’assemblamento originale:

Veramente soddisfatta, spero lo sia anche mio marito che non ha ancora notato la spesa.

Altra scoperta positiva è stato lo scaffale del supermercato allestito per l’inzio dell’anno scolastico. Ho acquistato una nuova penna cancellabile della Pic che, a differenza della Frixion Pen della Pilot, una volta cancellata col ferro da stiro, non lascia nessun segno lucido sulle stoffe più scure

Spesa minima, grande risultato.

Non ho voluto righe per la quiltatura perché ce ne erano già troppe nel top e perché qualsiasi deviazione da una linea retta delle tante striscioline di tessuto disponibilissime ahimè a “muoversi”, avrebbe rovinato il colpo d’occhio. Ogni taglio, ogni cucitura avrebbe potuto deviare anche nel corso di uno stitch in the ditch (impuntura fatta sopra la cucitura) e annullare la soddisfazione per un top eseguito in maniera più che soddisfacente.

Tante righe mi hanno riportato alla memoria pagine e pagine di l scritte in corsivo quando non andavo ancora a scuola. Era la cosa che più assomigliava alla scrittura e, a suo tempo, mi avevano dato grande soddisfazione. L’ho quiltato così, come in un gioco e in ogni riga ho nascosto una parola vera, da cercare, da scoprire. Va da sè che è più facile scrivere le l su un quaderno che cucirle a free motion su un quilt così grande

Per quanto esercizio possiate fare su un campione di stoffa, rifarlo su un vero grande quilt è tutta un’altra cosa. Io vado avanti fiduciosa, se tutti dicono che ci vuole esercizio, tanto esercizio e poi si riesce, credo, voglio credere che sarà così.

Dodici righe, dodici verbi che potessero avere un significato particolare. Anche questo sembra facile, ma sono state fatte più consultazioni in famiglia: bocciati verbi composti, aggettivi e sostantivi, analizzate sfumature di significato e consultato dizionario dei sinonimi, incredibile come ci si possa complicare la vita. Finalmente compare scritta, pardon cucita, la prima parola (love). Non si vede. Vabbè che deve essere nascosta, ma invisibile non sarà troppo…nascosta? Così ripasso la cucitura:

Sono felice, inizia a comparire sotto i miei occhi quello che vedevo nella mia mente. È un momento che ha una sua magia che va goduta fino in fondo, anche se suona il campanello, vi chiamano dalla cucina e il vostro cane si struscia sul bordo del quilt che penzola dal tavolo.

Tra le righe si può dire molto, a volte c’è tutto. Sono sfumature che non tutti sono in grado di cogliere, è un mezzo di comunicazione molto personale in cui si è tentati di racchiudere tutto quello che non si riesce a dire, che si ha paura di dire. Difficile resistere quando si può infilare elegantemente qualcosa tra le righe, ma se il messaggio è importante, è opportuno esprimerlo in altro modo, il fatto che possa non essere colto può essere fonte di grande frustrazione (ho ripassato le cuciture proprio per questo…).

Cuciti i miei 12 verbi, ho faticato io stessa per trovarli, bisogna cercarli con molta attenzione. Lo stile non è stato volutamente perfetto, c’è un grande rigore nelle strisce del top, ci voleva qualcosa che sdrammatizzasse il tutto. Così le l sono irregolari in altezza e inclinazione e il ripasso sulle scritte non segue alla perfezione la prima traccia.

Onestamente, e questo onestamente mi costa un po’, dare più regolarità alle l, avrebbe richiesto un’esperienza che ancora non ho. Metà quilt viene trapuntato da destra a sinistra e l’altra metà nel verso opposto. Anche se il braccio della mia macchina da cucire è più largo di una macchina normale, se c’è troppo ingombro a destra le mani non riescono a muoversi e a trascinare i metri di stoffa. Cambiare verso di quiltatura significa cambiare anche un po’ l’inclinazione, se non si è ancora esperti. Tra le tante cose che succedono ogni giorno bisogna farsi una ragione anche di questo 😜.

I dodici verbi? Dream (sogna), Love (ama), Play (gioca), Enjoy (godi), Try (prova), Believe (credi), Explore (esplora), Smile (sorridi), Shine (risplendi), Listen (ascolta), Share (condividi), Feel (senti). Mi piacciono tutti, avrei scritto molto di più, anche se è più giusto che lo faccia qui, un quilt si scrive col cuore e col cuore si deve leggere.

11 pensieri riguardo “Tra le righe”

  1. Come sempre leggerti è un piacere,bello il tuo lavoro,bella la solidarietà della famiglia ,cane compreso,ma soprattutto stupenda la scelta dei verbi, che si leggano o no tutti rappresentano te .Tra le righe ,naturalmente,ogni verbo esprime un amore ,una forza d’animo e una volontà che pochi hanno.Che dire di più ,se non brava Simo ,sei speciale 😘😘😘

    1. Carissima Simo…che meraviglia! Mi piace un sacco! Il racconto sulla “rinascita” di questo quilt è veramente quello che ti aspetti dalla creazione di un quilt! Scrivo rinascita perchè me lo immagino rinato nelle mani di tutte queste donne (o uomini chissà!) per amore di qualcuno. Sebbene riproduca un lavoro ideato da un’altra persona, non rimane una riproduzione asettica, ma ogni cucitura ogni dettaglio è stata fatta per amore della persona che lo riceverà. Hai dato la tua grande impronta a questo immenso lavoro! Un abbraccio!

      1. Manu! Che bello trovarti qui! Sai che non mi ero mai fermata a pensare al mio processo di “riproduzione” di un quilt? M’innamoro di un’immagine, ma quando devo riprodurla non riesco mai a farla uguale. Non riesco perché le mie modalità espressive sono diverse e perché non è mai come eseguire un compito, è un momento tutto mio, in cui mi concedo tante libertà, prima tra tutte quella di giocare. A lavoro finito molte volte mi chiedo come abbia potuto discostarmi tanto dall’originale, tanto che a volte non c’è alcuna somiglianza!

    2. Hai ragione cara Lucy, la solidarietà della mia famiglia è fondamentale per i miei quilt. Per quanto mi prendano spudoratamente in giro, simulando crisi di gelosia verso la mia amata Blue (la mia macchina da cucire), sono più che disponibili ad utilizzare un pezzetto di tavolo, mangiare quello che il frigo offre e portare fuori il cane nei momenti più delicati della creazione di una trapunta. Però non sono così convinta che le crisi di gelosia siano solo per scherzare, che non desiderino una bella pasta al ragù al posto di un panino e non sognino una stanza in più dove mettere la mamma, la macchina da cucire, i suoi libri e i tessuti…

  2. La serenità che infondi in chi ti legge è infinita e preziosa… inizio la settimana nel migliore dei modi, il fisico dolorante ma l’anima sorridente.❤

    1. Vorrei avere mani taumaturgiche, per allontanare con un tocco i tuoi dolori. Continuerò ad allenarle sulla stoffa, chissà se un giorno… Un grande bacio Mery 😘

  3. Complimenti per questo bellissimo quilt, ne sono rimasta affascinata. Sono molto tentata di … buttarmi e provare a realizzare un lavoro simile. Cucio da sempre, ma da soli tre anni ho iniziato a fare il pathwork e mi piace molto. Penserei di utilizzare tutta la grande quantità di “avanzi” di tessuto american che ho, integrando con uno che leghi un po’ il tutto. Cosa ne dici? Grazie se mi dai qualche cnsiglio e ancora complimenti

    1. Ciao Angela! Buttati e segui il tuo istinto, non puoi sbagliare. A volte accosto tessuti completamente diversi ma che mi pare abbiano qualcosa in comune (a volte solo la felicità dei colori). Penso che il vero Patchwork sia proprio questo: mettere insieme in tutta libertà quello che ci piace o semplicemente quello che c’è. Il risultato non è mai scontato e inevitabilmente parla di te, è un po’ come mettersi a nudo….
      Mi piace molto l’idea di inserire un tessuto che leghi i ritagli di diverso tipo, io in questo quilt ne ho inserito uno invece per “rompere” la collezione di Tilda, un elemento di “disturbo” come uno di unione servono a sorprendere l’occhio e a metterlo a suo agio.
      Ho tagliato strisce della stessa ampiezza dei tessuti fantasia e del tinta unita, unito una fantasia ad un tinta unita e tagliato la stiscia dell’altezza voluta. I ritagli li ho di nuovo uniti in modo da ottenere per una stessa fantasia diverse altezze, in modo da non avere ripetizioni nella composizione.
      Grazie per i complimenti, fanno davvero piacere. In realtà questo blog è nato per ricevere consigli! Fammi sapere se ti occorre una spiegazione più dettagliata, buon lavoro e buona giornata 😘

      1. Grazie Simonetta della tua risposta. Seguo il tuo consiglio e … mi butto, certa di atterrare su un morbido mucchio di stoffa. Sto pensando ad un regalo per una cara amica.
        Appena conclusi un paio di lavori che ho corso (una copertina baby e uno “scaldotto” per cui ho in parte riciclato una gonna provenzale regalatami anni fa da mio marito e non più usata per soppraggiunti limiti di età, miei non tanto della gonna) inizio questo nuovo lavoro. Intanto faccio un progetto e inizio a mettere da parte le stoffe. Penserei di fare delle strisc larghe cm 4,5 (comperso il margine di cucitura). Grazie dei tuoi consigli. Ti farò senz’altro sapere. Tante belle cose e a presto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.